Molto spesso capita di trovare persone che sono invincibilmente attratte da dolciumi di ogni sorta. C'è chi non riesce a rinunciare a qualcosa di dolce dopo ogni pasto, chi cede continuamente alla tentazione di fare una pausa al bar per procacciarsi un caffè (zuccherato) o anche un cornetto o un pasticcino. E naturalmente esiste il disturbo della bulimia o del binge-eating-disorder. È recentemente stato evidenziato, in uno studio americano sui ratti, come questo comportamento possa essere considerato come una vera e propria dipendenza. Apparentemente, insomma, lo zucchero può causare una forma di dipendenza fisica, con conseguente sindrome di astinenza. Infatti, dei tre elementi che caratterizzano clinicamente la tossico-dipendenza, tutti sono stati osservati a proposito dell'abuso di zucchero. Quando lo zucchero viene negato (come in una dieta restrittiva) agli animali che erano stati abituati a riceverne in grandi dosi, questi, terminato il periodo di restrizione (la dieta), ne consumano molto più di quanto avessero mai fatto in precedenza. Inoltre, durante l’astinenza, i ratti tendono ad abusare anche di alcol, sostanza che prima li lasciava indifferenti. Quando viene assunto lo zucchero, si ha a livello cerebrale un picco di rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che dà un messaggio di “soddisfazione” e appagamento al cervello. I ricercatori concludono che quanto osservato sui ratti possa riguardare anche l'uomo e spiegare i comportamenti di chi è affetto da bulimia o binge-eating disorder. Chi è affetto da dipendenza da zucchero è a rischio di sviluppare insulino-resistenza e difficilmente riuscirà a dimagrire senza avere affrontato, per quello che essa è, la sua dipendenza. Come è stato dimostrato sui ratti in questo studio, privare di zuccheri un organismo comporta facilmente un effetto di disinibizione con assunzione di maggiori quantità nel seguito e inevitabile ritorno indietro del peso. Lo stesso fenomeno si può riscontrare quando ci sottoponiamo a diete restrittive, quelle in cui mancano le più elementari soddisfazioni del palato (si fa una scarsissima colazione, si mangia poco o niente pane, pasta, patate: restrizione calorica soprattutto a carico dei carboidrati): la privazione ci scatena in seguito una fame ancora maggiore. Inevitabilmente la conseguenza è un ritorno indietro del peso corporeo. Insomma, gli zuccheri danno dipendenza, fanno ingrassare e privarsene per un lungo periodo di dieta porta a riprendere il peso perso. La soluzione, in un percorso di dimagrimento, sarebbe quella di risolvere la dipendenza imparando a dominare il bisogno di zuccheri ma senza privarsene del tutto. Solo così si può imparare a mangiare e dimagrire con gradualità senza riprendere il peso.
In particolare, quando trovate sulle informazioni nutrizionali, tra gli ingredienti di un prodotto, la presenza di “sciroppo di glucosio-fruttosio”, non comprate quel prodotto.
Questo componente è una trovata dell'industria alimentare per abbattere i costi, aumentare il potere dolcificante e creare dipendenza. Uno degli effetti collaterali dell'uso regolare di questo ingrediente, è la crescita della percentuale di obesità (a livello sociale) e l'aumento di peso (a livello individuale).
Infatti, negli USA, da quando questo tipo di dolcificante è stato messo sul mercato, i casi di obesità si sono moltiplicati e la percentuale è cresciuta a dismisura.
Come avviene ciò?
Uno studio recente, indagando le cause di questo effetto, ha concluso che questa sostanza induce resistenza alla leptina a livello cerebrale. Infatti, aumentando esageratamente i livelli di trigliceridi nel sangue, viene impedito alla leptina di arrivare al cervello, ponendo le basi ai primi passi verso l'obesità.
La leptina infatti è un ormone che gioca un ruolo nell'aiutare il corpo a bilanciare la presa di cibo con la spesa energetica. Quando il meccanismo della leptina non funziona, cioè quando il corpo non risponde più alla leptina che produce, si parla di resistenza alla leptina. Questo fenomeno è associato con aumento di peso e obesità, tanto più se in associazione ad una dieta ricca di grassi e calorie. Altri studi hanno dimostrato come i trigliceridi ostacolino il trasporto della leptina attraverso la barriera emato-encefalica. I ricercatori ipotizzano che l'aumento di trigliceridi prodotto dal fruttosio impedisca alla leptina di raggiungere il cervello. Se la leptina non raggiunge il cervello, questo non manderà il segnale di smettere di mangiare.
Il problema è che un numero crescente di alimenti confezionati presenti sul commercio contiene questo dolcificante. Questi alimenti normalmente sono più graditi al consumatore perchè più dolci; spesso sono in grado di indurre una forma di dipendenza da quel particolare cibo: in questo modo si induce un sovra-consumo di questi particolari alimenti e quindi obesità.
Per non cadere in queste trappole, occorre guardare sempre le etichette, dove sono riportati gli ingredienti degli alimenti in commercio.
L'aspartame è un dolcificante artificiale costituito da due aminoacidi e da una molecola di metanolo legati insieme. Gli effetti di queste sostanze sull'organismo umano non sono tutti positivi. Le considerazioni sul destino metabolico dei costituenti dell'aspartame sono state spazzate via con l'approvazione della sua commercializzazione.
Tuttavia, stanno emergendo problemi sempre più gravi, con numerosi studi che dimostrano un aumento di incidenza di cancri e altre malattie in seguito all'uso di aspartame. A tal punto che diverse aziende produttrici di bibite si stanno attivando all'utilizzo di altri ingredienti, in sostituzione dell'aspartame.
Ma c'è di più: sembra che l'aspartame sia causa di ipertensione in molti utilizzatori.
Infatti, alcuni studi evidenziano come livelli elevatissimi di pressione arteriosa siano associati ad utilizzo di aspartame; a riprova della relazione causa-effetto tra aspartame e ipertensione:
- le stesse persone, smesso l'utilizzo di questa sostanza, ritrovavano valori pressori normali o comunque inferiori.
- dopo ripresa dell'utilizzo, la pressione tornava elevata
Un possibile meccanismo alla base del fenomeno osservato è la conversione della fenilalanina, costituente l'aspartame, in dopamina, adrenalina e noradrenalina, tutti mediatori con effetto ipertensivo.
Di conseguenza, mentre sempre più studi dimostrano gli effetti negativi dell'utilizzo di questa sostanza, l'industra immette sul mercato un numero crescente di prodotti che la contengono, dai prodotti dietetici, alle caramelle e chewingum, agli yogurt da bere.
L'obesità, condizione già di per sé predisponente all'ipertensione e al diabete (e il diabete stesso predisponente all'ipertensione e alle malattie e incidenti cardiovascolari), spesso viene trattata con l'uso di alimenti “dietetici”: esclusione degli zuccheri e loro sostituzione con questi surrogati chimici, come l'aspartame.
Anche la persona diabetica, infatti, temendo l'utilizzo dello zucchero, spesso ricorre all'aspartame; la condizione del diabete, già predisponente di per sé all'ipertensione, troverà un valido aiuto dall'utilizzo di questa sostanza e l'ipertensione comparirà ancora più facilmente.
Insomma, in conclusione, sembra che, se una persona non è già ipertesa, tentando di dimagrire avrà forti probabilità di diventarlo.
In generale, un alimento può essere considerato funzionale se “dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia” (liberamente citato da www.eufic.org).
Ad esempio, siamo bombardati da pubblicità su latte o yogurt che dovrebbero far crescere forti e sani i bambini, su merendine addizionate di fermenti lattici per potenziare il sistema immunitario, e di esempi ce ne sarebbero a iosa. Ebbene, recentemente l'Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) ha sancito che in circa il 90% dei casi analizzati gli slogan pubblicitari con cui i prodotti in questione vengono promossi non corrispondono a reali proprietà benefiche dei prodotti stessi (non esistono seri studi scientifici che possano provare gli effetti decantati).
Come al solito, delle molte richieste di esame pervenute all'Autorità, la maggior parte riguarda alimenti destinati ai più piccoli, ovvero i più indifesi e creduloni dei consumatori, nonché quelli sulla cui salute eventuali eccessi o difetti nutrizionali, spesso coperti da etichette così allettanti, hanno più effetto.
Insomma, non basta leggere, sulla confezione di un prodotto, la dicitura "diet" o "0,1% di grassi" o "magro" o "adatto allo sportivo" o "senza colesterolo" per essere sicuri della qualità e degli effetti di un prodotto. Anzi, personalmente, starei alla larga soprattutto dai prodotti molto pubblicizzati e che decantano proprietà benefiche.
Al giorno d'oggi, un numero sempre maggiore di famiglie trova seria difficoltà ad arrivare a fine mese. C'è stato un aumento del costo della vita per cui i prodotti “salutistici” o comunque sani sono sempre più visti e considerati come prodotti di lusso, mentre purtroppo tutto ciò che costa poco è particolarmente attraente e spesso fa ingrassare.
Vediamo come...
Si tende a spendere per l'alimentazione una percentuale sempre minore dello stipendio, che viene invece impiegato in massima parte per il rimborso del mutuo, per l'affitto della casa, per la retta dell'asilo, per i beni tecnologici, il carburante, le bollette, ecc...
Il problema è che, quanto meno si spende per l'alimentazione, tanto più cala la qualità dei prodotti acquistati. Se si va a fare la spesa con i soldi contati, si tende a cadere nei tranelli della grande distribuzione, che affida alle tecniche di marketing, e non alla serena valutazione, da parte del consumatore, della qualità dei prodotti stessi, il successo della propria politica di produzione e di vendita.
Per questo, se si deve spendere poco per la spesa, si tenderà a privilegiare gli alimenti più largamente pubblicizzati, prodotti, trasformati e confezionati industrialmente, per i quali il produttore ha reperito le materie prime al costo più basso sul mercato.
Le “materie prime al costo più basso”, combinate o trasformate nelle “materie prime dalle caratteristiche più allettanti” sono una miscela esplosiva: fanno letteralmente esplodere (ingrassare oltre ogni limite: all'americana) il povero consumatore !!!
Molti prodotti, ricchi di grassi vegetali idrogenati e di zuccheri modificati, sono venduti in confezioni eccessivamente grandi e a prezzi così bassi o con offerte così allettanti che danno l'idea al consumatore di fare un affare. Purtroppo non è così.
Quando si spende poco comprando molto si nutre la massa grassa e si denutre quella magra.
Insomma, spendere poco per la spesa non fa dimagrire, anzi: fa ingrassare!!!
Accade infatti che, quando riempiamo la dispensa di brioches, biscotti, piadine, pizze surgelate, sofficini ripieni e panati, gelati, creme da spalmare, bibite gassate, hamburger, sottilette, attratti spesso da offerte irrinunciabili, di fatto stiamo facendo alcuni errori grossolani:
acquistiamo molto di più di quanto ci serva: in questo modo ci sentiremo poi in dovere di consumare e comunque ce ne creiamo, per le settimane a venire, l'occasione;
acquistiamo sempre prodotti trasformati in modo da renderli tossici per il nostro organismo (l'esempio dei grassi vegetali idrogenati è lampante: prodotti che andrebbero banditi dal mercato per le loro infauste conseguenze sulla salute);
acquistiamo prodotti aggiunti di sostanze capaci di farci aumentare l'appetito (l'esempio del glutammato monosodico valga per tutti);
acquistiamo prodotti aggiunti di sostanze che creano dipendenza (sciroppo di glucosio-fruttosio e altri).
Occorre inoltre tenere conto che, spesso, riempiendo il carrello di alimenti del genere, evitiamo per questo di comprarne altri che invece, meno trasformati, meno appariscenti e più sani, ci renderebbero ben altro servizio: sto parlando di frutta, verdura, legumi, olio extravergine d'oliva, pesce fresco locale, specialmente quello azzurro.
Se a ciò si aggiunge che, talvolta, chi deve dimagrire, per carenza di risorse, destinate all'acquisto di un mega-schermo ultra piatto, è costretto a rinunciare all'iscrizione in palestra o alla visita di controllo dal nutrizionista, cominciamo a comprendere come, in tempi di crisi non succeda più, come una volta, di dimagrire, ma invece avvenga più facilmente di ingrassare.
Il nostro intestino ospita migliaia di miliardi di batteri, di cui una certa varietà è essenziale al normale metabolismo, partecipando alla digestione degli alimenti, all'assimilazione dei nutrienti, alla fermentazione della fibra alimentare, ma anche alla protezione del nostro organismo dagli attacchi della flora batterica patogena proveniente dall'esterno.
Quest'ultimo aspetto infatti è particolarmente importante, visto e considerato che il nostro intestino costituisce la più grande superficie di contatto tra noi e l'ambiente esterno.
I fermenti “buoni” presenti nel nostro intestino ci proteggono quindi dagli attacchi del mondo esterno, sia per quanto riguarda i batteri che gli allergeni alimentari, con la loro azione positiva sulla digestione e sull'integrità delle cellule e giunzioni tra le cellule intestinali.
A causa dell'alimentazione moderna, della carenza di fermenti introdotti con l'alimentazione, della carenza di fibra, dell'eccesso di zuccheri semplici e di carboidrati raffinati in generale o, d'altra parte, di alimenti proteici di origine animale, di tossine chimiche, di cure antibiotiche, dell'acidità metabolica e di molti altri fattori, spesso le persone si trovano in una situazione di “disbiosi intestinale”.
Quando sono presenti sintomi come cattiva digestione, gonfiore addominale, meteorismo e flatulenza, sintomi spesso attribuiti a "intolleranze alimentari", è ipotizzabile una disbiosi fermentativa.
Quando è presente stitichezza, probabilmente ci si trova in disbiosi putrefattiva, spesso conseguente all'eccesso di proteine nella dieta.
In entrambi i casi occorre rimettere in sesto e in equilibrio la flora batterica intestinale.
Se la situazione invece permane tale, i sintomi peggiorano e si radicano; la presenza di fermentazioni e putrefazioni non fisiologiche favorisce la presenza in circolo di sostanze potenzialmente nocive per il metabolismo; inoltre, mancando i principali responsabili della corretta digestione, molti nutrienti essenziali non sono assorbiti dal cibo, inducendo per questa via un rallentamento del metabolismo, mentre altri (in particolare gli zuccheri) possono essere assorbiti in eccesso, causando aumento di peso.
Tra l'altro, il rallentamento stesso dei processi digestivi, induce un rallentamento di tutto il metabolsimo, con riduzione del consumo calorico e conseguente potenziale aumento di peso.
Per tutte queste ragioni, spesso, in un percorso di dieta finalizzato al dimagrimento e al recupero di uno stato nutrizionale corretto, è essenziale rimettere in salute l'intestino mediante una cura con fermenti lattici.
Chi vuole dimagrire si trova di fronte a moltissime possibilità: provarci da solo, secondo una ricetta trovata su di una rivista, seguire la dieta di un'amica, andare in studio da un dietologo o nutrizionista o rinunciarci in partenza e continuare a ingrassare.
Tra chi decide di frequentare uno studio, si può trovare un ampia scelta di metodi e di filosofie applicate, dai quali spesso dipende il risultato del percorso, a livello di salute e di risultati (peso).
Così accade spesso che, disarmati di fronte ad una molteplicità di offerte diverse, tendenzialmente privi di quella che può definirsi una vera e propria educazione alimentare, ci si trova a seguire indicazioni spesso sbilanciate, fornite per compiacere il suo bisogno di dimagrire velocemente.
Ecco, è proprio questo il punto: quello che abitualmente viene fornito come metodo per dimagrire velocemente, ovvero una dieta iper-proteica, è recentemente stato definitivamente smascherato come un metodo nocivo di dimagrire. La dieta iperproteica normalmente viene denominata “dieta chetogena” o “dieta Atkins”, a seconda che ci si riferisca ad uno dei suoi effetti sul metabolismo (la produzione dei corpi chetonici, o ad uno dei suoi propugnatori principali).
A questo proposito va detto infatti che una simile dieta riproduce la condizione metabolica del digiuno: elimina o quasi i carboidrati (cioè zuccheri semplici e complessi come quelli dei cereali e spesso anche della frutta) dalla dieta e in compenso prevede una quota alta (eccessiva) di proteine animali e grassi. In questo modo si induce il metabolismo a ottenere dagli acidi grassi l’energia necessaria. Ora, l'accumulo di corpi chetonici potenzialmente acidifica l'organismo come potrebbe farlo, per esempio, un'intossicazione da alcol metilico. In casi estremi si possono avere effetti molto dannosi a carico di diversi organi.
Infatti (ed è riportato su una delle più prestigiose riviste a livello internazionale di scienza (The Lancet)) un'équipe di ricercatori ha dimostrato l'effetto potenzialmente pericoloso della dieta chetogena. Quali sono alcuni dei sintomi più evidenti di quest'effetto?
All'ordine del giorno troviamo stipsi, diarrea, alitosi, cefalea e senso di spossatezza. Inoltre aumenta il carico di lavoro dei reni e, con l'alterazione dell’equilibrio acido basico, si può giungere alla demineralizzazione delle ossa (da qualche parte, il calcio per tamponare l’acidità va pur preso).
Con tutto ciò, chi adotta una simile dieta spesso ottiene un effetto di dimagrimento veloce e quindi, dal suo punto di vista, è soddisfatto. Il problema è che tutti gli studi dimostrano come in capo a un anno il peso perso ritorna e che quindi sul medio termine si ottiene lo stesso effetto che si otterrebbe con una dieta molto più bilanciata. Sul lungo termine, invece, non è chiaro quali possano essere le conseguenze sulla salute, sul peso e sulla composizione corporea del ricorso a questo regime.
Alcune recenti scoperte hanno confermato come il numero delle cellule adipose nel corpo umano si stabilizza tra l'infanzia e l'adolescenza, per poi rimanere costante durante l'età adulta.
Le cellule adipose, o adipociti, sono i componenti cellulari (vitali) della massa grassa di una persona.
Nel bambino pertanto il numero di adipociti tende a crescere durante lo sviluppo, soprattutto in presenza delle condizioni a ciò favorevoli (cattiva alimentazione, vita sedentaria). Ma, una volta raggiunta una certa età, i giochi sono fatti e le cellule adipose possono solo crescere o diminuire in dimensioni, non in numero.
Da adulti, invece, nell'intento di perdere peso, si può solo puntare a diminuire il volume delle cellule adipose, mentre il loro numero rimarrà, purtroppo, lo stesso.
Ciò è stato visto facendo dei controlli sulle persone colpite da obesità e sottoposte ad intervento di chirurgia bariatrica, che perdono comunemente molto peso e in maniera piuttosto rapida.
Quali conclusioni trarre da questa scoperta?
Una prima considerazione è che conviene assolutamente controllare e prevenire l'insorgenza di obesità infantile, perchè essa porta conseguenze per tutta la vita. L'obesità infantile è una condizione che predispone all'obesità in età adulta, un'obesità da cui sarà sempre difficile guarire. Questo vuole essere un appello affinchè si consideri questa condizione una patologia che si deve curare con un'alimentazione corretta e con l'abitudine all'attività fisica.
Un secondo aspetto significativo riguarda chi, da adulto, intende dimagrire: soprattutto se ha un passato di sovrappeso o di obesità infantile, avrà serie difficoltà ad ottenere un dimagrimento, ma a maggior ragione a mantenerlo, in quanto le sue cellule grasse rimarranno sempre al loro posto e tenderanno sempre a riprendere la forma rigonfia che avevano. Perciò, chi fa una dieta dimagrante con un'infanzia sovrappeso alle spalle, deve mettersi nell'ordine d'idee di rimanere “a dieta” per tutta la vita.
Quando si parla di dieta, a tutti vengono in mente le calorie. Le calorie sono un modo di misurare l'energia e, in particolare, parlando di alimenti, indicano il contenuto energetico del cibo. Infatti, ogni alimento ci è utile in quanto ci fornisce energia, proprio come la benzina fa muovere una macchina.
Insomma, nel cibo c'è energia e noi ne abbiamo bisogno. Tenete in mente questo elemento: abbiamo bisogno di calorie, ma di più: abbiamo bisogno dei nutrienti che a quelle calorie si associano. Di calorie abbiamo bisogno per tutto quello che dobbiamo fare, anche solo per dormire. Il nostro metabolismo ne ha bisogno. Ne abbiamo bisogno anche per dimagrire.
Infatti, gli alimenti, spesso vengono considerati solo in quanto portatori di calorie: molte o poche. La dietologia ha sempre sopravvalutato le calorie, mentre gli alimenti sono importanti anche per il loro contenuto di nutrienti: le proteine, i carboidrati, i lipidi o grassi.
Infatti, le stesse 100 kcal (le calorie) di pesce, di pasta o di olio hanno effetti ben diversi sul metabolismo e sulla psiche. Ma anche questa è una semplificazione, perché nei cibi sono contenuti anche degli elementi che non contengono calorie: l'acqua, i minerali, le vitamine, la fibra: questi “ingredienti”, che non apportano calorie, dipendono dalla qualità del cibo, del metodo di produzione, della conservazione, della cottura e di altri parametri ancora.
Quindi, non solo calorie!
Le vitamine, i minerali, la fibra e l'acqua non apportano calorie, per cui non fanno ingrassare, ma addirittura la loro presenza e quantità nei cibi che mangiamo ogni giorno fa funzionare il metabolismo (e quindi ci fa consumare le calorie) e possono anche aumentarlo, con effetto dimagrante e comunque positivo sul benessere. La carenza anche solo di uno di questi nutrienti per noi essenziali può comportare il rallentamento del metabolismo e quindi ci può causare disturbi, aumento di peso o altro.
Quando noi riduciamo molto l'apporto di calorie, automaticamente riduciamo anche l'apporto di questi nutrienti, non diamo carburante al metabolismo, e quindi non lo facciamo funzionare: in sostanza tendiamo, a lungo termine, ad ingrassare.
È opinione comune e universalmente accettato il fatto che, per mantenere il peso, dobbiamo assumere le stesse calorie che consumiamo; se ne assumiamo di più (o, che è lo stesso, se ne consumiamo di meno) tenderemo inevitabilmente ad accumulare riserve (prendere peso); se ne assumiamo di meno (o, che è lo stesso, se ne consumiamo di più) tenderemo a dimagrire o a deperire, a seconda dei casi. Questo non sempre è vero, o, comunque, è solo un aspetto del problema.
Allora, tiriamo le somme di quanto detto:
- sembra che il cibo ci serva a vivere: se assumiamo abbastanza calorie possiamo lavorare, camminare, pensare ecc., mentre se non mangiamo secondo il nostro fabbisogno, non ci è possibile vivere e svolgere bene le nostre attività;
- è diverso mangiare 1000 calorie di pane o di pesce, di merendine o di risotti;
- se mangiamo calorie senza o con pochi nutrienti essenziali al metabolismo (le calorie vuote), questo si blocca e noi abbiamo una tendenza a prendere peso.
Ma se quanto sopra è vero, allora dobbiamo rivedere tutte le certezze relative al modo di fare dieta maturate, si fa per dire, in questi ultimi 50 anni.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti che, con l'enorme offerta di cibi dietetici, di alimenti che pubblicizzano straordinari effetti sulla salute e sulla forma fisica, nonostante quasi tutti siano andati almeno 1 volta dal dietologo, nonostante la quantità di palestre presenti sul territorio, almeno il 60% delle persone nel nostro paese ha un problema col peso. La maggior parte di chi comincia una dieta oggi, è destinata a ri-prendere il peso e a farne un'altra domani.
La maggior parte dei dietologi e nutrizionisti ha considerato e considera tutt'ora come proprio strumento fondamentale di lavoro, il computo e la riduzione delle calorie. Si pensa che solo una riduzione delle calorie serva a far perdere il peso. Sarà proprio vero?
Di conseguenza si fanno le diete pensando di conoscere con precisione il consumo di calorie dovuto al metabolismo basale e all'attività fisica e l'esatto contenuto calorico del cibo che si introduce.
In base a queste premesse, per ottenere il dimagrimento desiderabile si cerca di rendere il bilancio negativo (costringere le persone a mangiare sempre meno o a “consumare” sempre di più).
Ma purtroppo:
- la premessa che siamo in grado di valutare con precisione i reali fabbisogni di una persona, in base alla stima del suo metabolismo di base e a quella del suo consumo calorico da attività fisica è sbagliata: ogni stima che possiamo fare è sempre soggetta ad un errore, talvolta grande;
- non siamo in grado di valutare il contenuto calorico del cibo, che varia a seconda di moltissimi parametri;
- se anche potessimo valutare l'apporto calorico di un cibo (ma questo dipende molto dalla qualità, l'origine, la stagione, i trattamenti, ecc...), dovremmo essere poi certi che il cibo venga pesato con grande precisione. Tutto quello che si mangia, in ogni pasto, in ogni luogo ci troviamo...
E anche se fosse possibile avere certezze su questi aspetti, ancora non avremmo considerato che il metabolismo di ognuno di noi, comunque l'abbiamo stimato, non dipende solo dalla quantità di massa magra che possiede, ma dipende anche dalle condizioni in cui si trova il fisico, dalla sua storia, da fattori emotivi.
Pertanto non è raro osservare persone della stessa struttura fisica che mangiano quantità molto diverse di cibo.
Il metabolismo dipende non solo dalla quantità di massa magra che possediamo, ma anche dalla sua efficienza. C'è chi, a parità di cibo assunto e di attività fisica svolta, ingrassa, e chi invece dimagrisce.
E anche se fosse possibile avere certezze su questi aspetti, ancora non avremmo considerato che il metabolismo di ciascuno di noi non è costante, ma dipende della giornata, dall'umore, dall'assetto ormonale, dallo stress, dal riposo, dalla presenza e tipo di attività fisica, da quello che si è mangiato prima o per i mesi passati.
Insomma, il metabolismo dipende da come lo trattiamo.
E qui volevo arrivare: il nostro metabolismo si adatta anche a quello che noi gli diamo: molto spesso capita di vedere persone molto sovrappeso che non mangiano molto, anzi mangiano troppo poco, e comunque molto meno di persone magre e in forma..
Accade spesso di cominciare una di quelle diete ipocaloriche da fame che, tra molti sacrifici, inizialmente fa dimagrire molto, poi porta ad una situazione di stallo e alla fine fa risalire il peso come e più di prima. Insomma, inizialmente il calo di calorie paga, ma poi qualcosa succede che compromette il risultato.
Cosa succede in quei casi? Si ha un adattamento, una forma di protezione: se assumiamo 1000 kcal, ne consumeremo 1000, se ne assumiamo 1500, ne consumeremo 1500, e via così, entro certi limiti.
Il comsumo calorico della nostra “macchina” cambia in base a come la nutriamo: se le diamo poca energia, il metabolismo diventa più “risparmioso”, o efficiente e, se continuiamo a sotto-alimentarlo, il nostro corpo si “riduce”, la massa magra diminuisce e anche per questo consumiamo meno.
Insomma, la dieta è un'arma a doppio taglio: uno strumento che può avere effetti positivi o negativi a seconda di come è strutturata e di come evolve nel tempo.
Una dieta può risollevare e svegliare il metabolismo: in questo caso bisogna assecondare questo cambiamento; oppure può deprimerlo ed è questo il caso di quelle diete in cui si perde il peso rapidamente e poi ci si ferma là.
In ogni caso la dieta dev'essere un fatto dinamico, che, per funzionare, va modificata spesso. Solo così costituirà uno stimolo per il corpo e la mente.
Solo una dieta che tiene conto dei fabbisogni del corpo e di questo fenomeno di “adattamento” del metabolismo ha qualche chance di risolvere il problema del peso a lungo termine.
Insomma, il gioco è quello di adattare, al rialzo, il metabolismo alla dieta (che in questo caso agisce da stimolo) più che quello di adattare, al ribasso, la dieta al metabolismo (spesso assai depresso da cattive abitudini alimentari e dalla sedentarietà).
Se ne parla molto... ma cosa sono? Se ne possono distinguere diversi tipi:
Infatti, se andiamo a vedere le definizioni,
le SOFISTICAZIONI riguardano l'aggiunta di coloranti o reagenti ai prodotti per aumentarne l'indice di gradimento (es: si aggiungono coloranti gialli alla pasta per farla sembrare all'uovo; si aggiunge clorofilla all'olio di semi per farlo sembrare d'oliva...);
le ADULTERAZIONI riguardano il peggioramento della qualità organolettica di una merce, causato intenzionalmente dall'uomo, per abbassare i costi di produzione (es: mettere orzo nel caffè, acqua al vino o al latte...);
le FALSIFICAZIONI si hanno quando si sostituisce un prodotto o un ingrediente normalmente presente in una merce con un altro che invece non dovrebbe esserci (es: si usa la margarina dichiarando la presenza di burro);
le CONTRAFFAZIONI si fanno quando si usa indebitamente il nome o il marchio di un prodotto tipico (per esempio si chiama parmigiano reggiano un formaggio che non lo è...);
a queste personalmente aggiungerei altri tipi di CONTRAFFAZIONI, che sono quelle che ormai tutti accettano: ovvero quando ora viene venduto allo stesso nome un prodotto che una volta (dico fino a poche decine di anni fa) era molto diverso, ovvero non conteneva sostanze ora presenti, aveva sapore, consistenza, colore e effetti metabolici molto diversi; questa è una contraffazione più culturale, del gusto (esempi di questo tipo di frodi seguiranno in apposita newsletter). Sono casi anche più subdoli dei precedenti, perché di questi il consumatore è complice, oltre che vittima.
Che cos'hanno tutte queste frodi in comune?
Che permettono di abbattere i costi di produzione, peggiorando la qualità del prodotto venduto, talvolta senza alcun riguardo nemmeno per le conseguenze per la salute del consumatore. Si vogliono aumentare i profitti a scapito della nostra salute. E lo strumento di questo mercato, per noi tossico, non è uno spacciatore straniero all'angolo della strada, ma un qualsiasi supermercato e un prodotto ivi venduto!
Il risultato?
Molte volte, le sostanze presenti nei cibi, che ne alterano la qualita', possono dare origine a intossicazione in acuto o dare tanti altri effetti diversi.
Spesso gli effetti non sono acuti, ma cronici, derivanti da accumulo delle eventuali tossine.
Anche senza considerare le sostanze con effetti chiaramente gravi (cancerogeni o neurotossici) ci sono molte sostanze che agiscono sul metabolismo, rallentandolo.
Queste sostanze, se rallentano il metabolismo, intasando diversi organi (fegato, reni, apparato riproduttivo, tiroide), fanno anche, alla fine, ingrassare.
Riassumiamo:
ci sono sostanze i cui effetti negativi sono comprovati, anche se poco conosciuti, e che vengono ugualmente inserite nella composizione (e anche nell'etichetta) di alimenti in vendita negli scaffali dei supermercati: rispetto a queste, per difendersi, l'unica via è leggere bene le etichette e informarsi sui singoli ingredienti citati; per essere un po' sicuri rispetto a queste sostanze occorerebbe evitare l'acquisto di prodotti con lunghe liste di ingredienti dai nomi difficili o sigle presenti in etichetta;
poi ci sono le sostanze inserite volontariamente, ma illecitamente, e che quindi comunque non risultano in etichetta: rispetto a queste c'è ben poco da fare, se non evitare, io penso, i prodotti sotto-costo;
poi ci sono le sostanze chimiche usate per l'agricoltura e l'allevamento, i cui residui permangono nel prodotto finito e venduto: rispetto a queste l'unica sarebbe ricorrere a produzioni biologiche, ma veramente tali;
poi ci sono le sostanze inquinanti che entrano nei prodotti in quanto presenti nell'ambiente di produzione; queste sono tra le più pericolose e i loro effetti si esplicano a piccolissime concentrazioni. Il nostro ambiente è praticamente invaso da queste sostanze a causa delle nostre attività (le produzioni industriali, la circolazione dei mezzi, le discariche, gli inceneritori, ecc...). La produzione di alimenti nelle vicinanze di attività umane inquinanti ne determina l'inquinamento e la tossicità conseguente. Perciò, è molto importante DOVE un viene fatto un certo prodotto. Pertanto, è doveroso controllare da dove viene ciò che mangiamo.
Per riassumere, tra le modalità con cui tutelare la nostra salute annoveriamo:
leggere le etichette;
stare alla larga dai prodotti sotto-costo (questo, invece di far spendere di più, stranamente, fa risparmiare);
controllare i produttori: scegliere quando possibile gli alimenti in base al sito in cui vengono prodotti,
rivolgersi prevalentemente alle produzioni locali (se viviamo in un luogo sano; eventualmente rivolgendosi ad un GAS – gruppo di acquisto solidale) o alle produzioni autenticamente biologiche.
Questi aspetti verranno trattati in una successiva newsletter.
I fermenti lattici sono preziosi alleati nel prevenire obesità e diabete. A dirlo è una ricerca finlandese su un campione di bambini nutriti fin dai primi anni di vita con lo yogurt. I ricercatori hanno concluso affermando la capacità dei fermenti lattici di ostacolare l'aumento del peso e l'insorgenza di complicazioni dovute a una cattiva alimentazione, come il diabete.
I medici finlandesi hanno notato come chi, tra i bambini, aveva assunto regolarmente yogurt, a distanza di alcuni anni, pesava in media 4 chili in meno e presentava un intestino pressoché libero da batteri cattivi o patogeni, quali lo stafilococco.
Invece, nei soggetti obesi, la flora intestinale è più ricca di batteri produttori di tossine. Avviene anche che, perdendo peso, la stessa flora batterica migliora.
Quali sono gli effetti dei fermenti lattici sul nostro metabolismo?
- I fermenti lattici producono, a partire dal lattosio del latte, acido acetico, propionico e butirrico: i primi due vanno nel sangue e da qui nel fegato, dove regolano la produzione epatica di glucosio e grassi come colesterolo e trigliceridi; il butirrico invece resta nell'intestino a 'nutrire' le cellule dell'epitelio”.
- Inoltre, effetto già noto da tempo, proteggono il colon da tumori e malattie infiammatorie croniche.
- Sembra poi che abbiano la capacità di ridurre l'assorbimento di calorie degli alimenti, quindi che aiutino a dimagrire.
I fermenti lattici possono essere assunti direttamente grazie a yogurt e prodotti simili. Ma questi fermenti devono essere ben nutriti per poter radicarsi nel nostro intestino (si nutrono anche di fibre): infatti, se ne aumenta l'efficacia favorendone lo sviluppo attraverso un'alimentazione complessivamente più sana e ricca di fibre. Per questo è necessaria un'alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e prodotti integrali. Le fibre che si assumono in questo modo favoriscono la crescita dei fermenti lattici rispetto ad altri batteri, anche patogeni, che invece proliferano se si mangia molta carne o altri prodotti di origine animale.
Insomma, avere un intestino ricco di flora batterica lattica serve a prevenire l'obesità e quindi il diabete, ma anche, come era già noto, tumori, malattie cardiovascolari e molte malattie croniche intestinali.
Naturalmente, lo yogurt deve essere ricco dei fermenti giusti, questi devono essere in abbondanza, vitali e non devono essere presenti altre sostanze, purtroppo sempre più numerose e rappresentate nei prodotti industriali.
Per questo, un ottimo sistema di nutrirsi di fermenti lattici è quello di prenderli liofilizzati in pillole gastro-resistenti, per cure brevi e intense, o come yogurt auto-prodotto, con notevole risparmio di denaro, di contenitori in plastica e di sostanze chimiche (vedi vasetti di yogurt di marca).
Nel mio lavoro in studio ribadisco spesso l'importanza della lettura delle etichette dei prodotti alimentari;
andare oltre le dichiarazioni pompose e colorate del fronte delle confezioni, per concentrarsi invece su quanto viene doverosamente scritto sul retro, a caratteri piccoli.
Per semplificare, dico di evitare cibi che hanno liste troppo lunghe di ingredienti o che ne hanno con nomi impronunciabili o misteriosi.
Infatti, secondo me, prima ancora di ridurre le quantità, è necessario sapere ciò che si mangia.
Tra gli ingredienti presenti, ci sono spesso delle sostanze che hanno degli effetti negativi sulla salute, o i cui effetti non sono conosciuti o si conoscono ma non vengono, per motivi commerciali, fatti conoscere al pubblico. Poi vi sono sostanze di cui si pubblicizza un effetto (per esempio: dimagrante) mediante l'uso di aggettivi, apposti sulle confezioni, come "diet", "magro", "low-cal", ecc...
Voglio parlare, brevemente, del caso dell'aspartame, sostanza che risponde insieme ai requisiti di "avere degli effetti negativi sulla salute", di "avere effetti che si conoscono ma che non vengono, per motivi commerciali, resi pubblici" e di pubblicizzare un effetto dimagrante che, non è mai stato dimostrato, e che di fatto non c'è o addirittura è opposto.
L'aspartame è una sostanza di sintesi che venne prodotta e diffusa sul mercato americano tra gli anni '960 e '970. Inizialmente venne approvata dalla FDA (il Ministero della Salute statunitense) sulla base di ricerche svolte dagli stessi produttori. Successivamente, diversi studi indipendenti dimostrarono che questa sostanza produce tumori al cervello nei ratti di laboratorio. Fu per questo che per alcuni anni la sostanza venne ritirata dal mercato. Fu anche dimostrato il comportamento criminale dell'industria produttrice nel produrre studi falsi sulla sostanza.
Purtroppo, a questo punto, giochi politici che coinvolsero la FDA, la CIA e rappresentanti dell'industria con importanti legami a livello governativo, diedero infine il via libera all'immissione sul mercato della sostanza. Pertanto, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, l'aspartame venne inserito nella composizione di un numero crescente di prodotti alimentari, come dolcificante.
Si noti che la presenza sul mercato di questo prodotto è tuttora basata sulla copertura dei risultati delle ricerche scientifiche che parlano di tumori cerebrali, riduzione dell'intelligenza, perdita di memoria, depressione, attacchi di panico, nausea, vomito, gravi mal di testa, vertigini, nausea, insonnia, iperattività, cambiamenti d'umore, dolori muscolari e articolari, ecc... E attenzione, soprattutto per chi è in stato di gravidanza: questa sostanza può produrre effetti molto nocivi sullo sviluppo cerebrale del feto!
Inoltre, cosa importantissima, l'aspartame, esposto al calore, origina metanolo, che, già tossico di per sè, si trasforma in formaldeide, acido formico e DKP, agente tumorale cerebrale.
Insomma, altro che dimagrire! C'è da rischiare un bel tumore!
E venendo agli effetti dell'aspartame sulla dieta: anche la American Cancer Society ha confermato che gli utilizzatori di dolcificanti artificiali ingrassano di più di quelli che non li usano. Infatti, è stato dimostrato che chi li usa, consuma quantità maggiori di cibo.
Infatti, consumando dei cibi normali, si ottiene una soddisfazione e un appagamento che con l'aspartame non si ha. Spesso, consumando bibite "dolcificate" insieme ad un pasto normale, si impedisce quel senso di appagamento, per cui si ha facilmente maggior bisogno di cibo!
Insomma: leggete le etichette! Dove si trovano molti altri prodotti che non vanno per niente bene e che faranno l'oggetto di altri articoli.
Riceverò d'ora in avanti presso il
Centro Medico Orchidea, piazza del Sole e della Pace 16, Abano Terme
Con l'intento di migliorare il servizio erogato, nella zona di Padova lo studio Biologonutrizionista.it si è infatti trasferito al Centro Medico Orchidea, in Piazza del Sole e della Pace 16, ad Abano Terme.
Il Centro si trova nella piazza del Duomo di Abano, a pochi km dal centro di Padova, in una zona ben servita da autobus e parcheggi. Lo studio è al Centro Orchidea, un Centro Medico di recente apertura, dotato di grande confort e di tutti i servizi più moderni, capace, con oltre 40 specialisti in tutte le discipline, di fornire un servizio completo al servizio della salute dell'utente.
E' da molto tempo che si è osservato come chi mangia molto velocemente tenda ad ingrassare di più di chi consuma i pasti con tranquillità.
Il momento del pasto dovrebbe essere davvero dedicato a se stessi, apprezzando il cibo che si mangia, traendone piacere non solo per lo stomaco (per il senso di pienezza e di di soddisfazione che ne deriva) ma anche per la vista e per il palato.
Mangiare con tranquillità vuol dire tutto questo e implica anche, come condizioni "sine qua non", il fatto di mangiare da seduti, possibilmente in compagnia, evitando di fare altre cose nel frattempo, in primo luogo guardare la televisione.
Negli Stati Uniti una percentuale elevatissima dei pasti viene consumata in auto, durante il lavoro, camminando, guardando la televisione; questi pasti sono spesso composti da cibi confezionati che vengono riscaldati al momento. In quel paese la percentuale di obesità è cresciuta oltre ogni limite, a causa sicuramente di tutti e ciascuno di questi fattori.
Mangiare molto velocemente ha almeno queste conseguenze:
- si mangia molto, prima di avvertire un senso di sazietà,
- si digerisce male,
- non si assorbono i nutrienti, ma solo le calorie, che spesso sono in eccesso...
Mangiare mentre si fanno altre cose (mentre si lavora, sottoposti a stress, davanti alla televisione, ecc...) vuol dire:
- non si fa attenzione a quello che si mangia,
- si mangia trasportati dalle emozioni suscitate da ciò che ci accade intorno,
- si tende ad avere fame dopo un tempo inferiore, successivamente, in quanto, in un certo senso, non ci si è accorti del pasto precedente...
Infatti, è stato testato uno strumento che serve a misurare la velocità del consumo dei pasti, che dà informazioni sulle quantità consumate e avverte quando si esagera con la velocità.
In un esperimento recentemente condotto facendo consumare più lentamente i pasti ad un gruppo di ragazzi obesi, si è osservato che i ragazzi mangiavano porzioni più piccole e avevano ridotto la velocità di assunzione del pasto dell'11%, con una ottima riduzione del grasso corporeo.
Nel gruppo di controllo, composto da ragazzi che non avevano "rallentato i pasti", pur adottando misure tradizionali per tenere sotto controllo il peso, i miglioramenti sono stati molto inferiori.
Per i ricercatori si tratta della prova evidente che mangiare lentamente può essere utile per migliorare i risultati di calo ponderale in chi vuole dimagrire senza ricorrere ai farmaci.
Vi voglio parlare di quello che è uno strumento importantissimo e molto utile nelle mani del nutrizionista e anche di chi voglia controllare le proprie abitudini alimentari per ottenere un obiettivo sulla salute.
Si tratta del diario alimentare.
Per diario alimentare si intende un resoconto, giorno per giorno, di tutti i pasti che vengono consumati, dove si annota cosa, quanto, dove, con chi e perché si è mangiato.
Il fatto di riportare, dopo il pasto, queste informazioni, implica svolgere una riflessione sull'argomento.
Se si è in dieta senza controllo esterno, compilare regolarmente il diario aiuta a verificare con i propri occhi se e quanto si riesca a seguire la dieta nel corso del tempo.
Se non si è in dieta, compilarlo implica rendersi conto di quello che si fa e quindi del motivo per cui il peso o la salute sono come sono.
Durante una dieta, assistita da un nutrizionista, si può mostrare al professionista il diario compilato: oltre a facilitare l'aderenza al programma, ciò aiuterà, volta per volta, a fare luce sui reali motivi dei successi o dei fallimenti.
Insomma, compilare e rivedere un diario alimentare aiuta a spiegarsi i risultati ottenuti (nel bene e nel male).
Se non si è in dieta, aiuta a non averne bisogno, in quanto si diventa un pò i nutrizionisti di se stessi.
Durante la prima visita, è mia abitudine richiedere un resoconto il più accurato possibile delle abitudini alimentari.
Questo, mi serve a chiarire quali sono le esigenze alimentari, a livello fisico e psicologico, la propensione per sapori e gusti, la composizione abituale dei pasti di chi mi trovo di fronte.
Inoltre, indica le potenzialità metaboliche e aiuta a capire quali sono gli errori più importanti nello stile alimentare della persona, nell'ottica di proporre un cambiamento che possa essere utile davvero.
Quanto più questo resoconto è preciso, dettagliato e quanto più rispecchia davvero le abitudini, tanto migliori risultati si potranno ottenere nel primo periodo di "dieta".
Perciò, chi prenota una prima visita è invitato a compilare un diario alimentare di almeno 3 giorni, anche non consecutivi.
Ecco uno degli esempi di come il miglioramento delle abitudini alimentari non sia solo un fatto di "forma fisica" ma anche di salute.
E' stato recentemente pubblicato sul "New England Journal of Medicine" il risultato di uno studio secondo cui se la popolazione occidentale di colpo dimezzasse la quantità di sale usato ogni giorno, verrebbero prevenuti ogni anno circa 92.000 decessi, 99.000 infarti e 66.000 ictus.
Un beneficio comparabile a quello ottenuto abbattendo il vizio del fumo, i livelli di colesterolo e il peso corporeo. Tutto ciò, diminuendo le dosi di sale di un totale di 3 grammi al giorno, ovvero quasi un cucchiaino in meno.
Ridurre il consumo di sale non riguarda solo il condimento utilizzato: per la popolazione generale, il sale utilizzato in tavola è pari ad una percentuale minima di quello consumato durante il giorno; anche quello usato per cucinare contribuisce relativamente poco alla dose giornaliera.
Molte persone consumano infatti molto sale mangiando alimenti spesso insospettabili: si va dal pane alle pizze, dalle carni in scatola agli affettati e insaccati, dai formaggi alle salse, alle conserve. In particolare è spesso molto salato tutto ciò che è confezionato e che deve durare a lungo. Tutto ciò che costituisce il "fast food", dai panini del "take-away" ai pasti pronti, surgelati o meno che siano (i vari sofficini e simili, fino agli "n salti in padella".
La cosa più sorprendente è il grande contenuto di sale dei cereali che inzuppiamo nel latte.
Infatti, tutto ciò che è dolce (merendine, biscotti...) spesso contiene molto sale e nessuno se ne accorge.
Normalmente la presenza di sale dovrebbe essere riportata in etichetta, con tanto di quantità percentuale sul peso totale del prodotto confezionato. Ed è ancora una volta leggendo le etichette che il consumatore può migliorare la sua eta.
Abbattere la quantità di sale nei cibi è solo questione di abitudine (il palato si adatta nel giro qualche settimana). I benefici si fan sentire fin da subito sull'intero organismo, specialmente sul cuore e sul sistema circolatorio.
Buongiorno, oggi, in tempo di quaresima, vale la pena parlare delle uova.
L'uovo è un alimento formidabile. E' dall'uovo che tutti gli animali si sviluppano proprio perché nell'uovo sono presenti tutti i nutrienti essenziali alle fondamentali tappe dello sviluppo iniziale degli esseri viventi.
Proprio per la presenza di tutti gli aminoacidi (i costituenti delle proteine) in ottime proporzioni, si dice che la proteina dell'uovo ha il massimo valore biologico e costituisce un riferimento per tutte le altre fonti proteiche.
L'uovo comunemente consumato è quello di gallina e solo raramente si trovano in commercio uova di altre provenienze. Bisogna tuttavia sapere che sono commestibili (e anche molto buone) le uova di molti altri animali: gli altri volatili da cortile (anatra, oca, quaglia, tacchina…), i pesci (tutti: pensiamo alla bottarga, prodotto della tradizione che si fa stagionando con sale le uova di cefalo, ma anche di tonno e altri), i molluschi (uova di seppia, calamaro…), i crostacei (si pensi al "corallo" delle canocchie).
Ecco, bisogna sapere che, ovunque ci sia un uovo, c'è vita e molti nutrienti utilissimi per il nostro metabolismo. Le uova di pesce, poi, sono in particolare ricchissime di acidi grassi essenziali, i famosi omega 3. Sull'uovo, in generale, vorrei comunicare alcune semplici nozioni, riguardanti da un lato alcuni aspetti qualitativi e commerciali, dall'altro alcuni aspetti salutistici. Sulla qualità. Nell'attuale sistema industriale di produzione del cibo, l'uovo non è un'eccezione: la produzione è enorme e, come al solito, i produttori devono abbassare i costi e aumentare i profitti. Perciò le galline vengono tenute spesso in condizioni di vita molto stressanti: spazi minimi, affollamento, medicine, ormoni, mangimi dalla composizione per lo meno discutibile. Ora, è naturale che la qualità dell'uovo ne risenta. Va da sé che, se l'uovo è prodotto da una gallina che vive in un ambiente sano, dove ha spazio, non prende farmaci, mangia cibo simile a quello per cui è concepita e vive a contatto col suolo, la qualità dell'uovo prodotto sarà buona e l'uovo farà bene alla salute; diversamente, la composizione bromatologica e le qualità nutrizionali ne pagheranno le conseguenze. E' infatti da quello che mangia che la gallina preleva i nutrienti che fanno del suo uovo un alimento più o meno interessante dal punto di vista nutrizionale. Ma come possiamo sapere se le uova che compriamo sono "di qualità" o meno? Se ci apportano omega 3 o se ci fanno alzare il livello del colesterolo? Su ogni uovo è presente un codice: occhio al primo numero di quel codice: se è "0" avremo la garanzia di acquistare un uovo prodotto da galline che vivono, almeno in parte, a contatto col suolo, in uno spazio vitale sufficiente, mangiando alimenti di origine biologica; se è "1" o "2" o "3", la qualità del prodotto è via via minore. Che cosa dire degli effetti del consumo di uova sulla salute? Ebbene, ritengo che si tratti di un alimento estremamente interessante: è adatto a tutti, vegetariani compresi, è ricco di proteine di alto valore biologico, è estremamente versatile in cucina ed è molto digeribile. Quanto al colesterolo, è pur vero che il suo contenuto è elevato, ma, dato che la maggior parte del colesterolo nel nostro circolo lo produce il nostro metabolismo, il contributo dovuto ad un consumo fino a 1 uovo al giorno di media è ininfluente o, se l'uovo è di qualità, in quanto buona fonte di acidi grassi polinsaturi e di lecitine, può anche contribuire a ridurne il valore. Ciò è stato anche l'oggetto di un recente studio che ha definitivamente sfatato il mito dell'uovo come causa della colesterolemia elevata: essa ha generalmente tutt'altra origine. E' molto più rilevante a questo proposito l'effetto dei grassi saturi e idrogenati presenti in molti prodotti industriali, ma questo sarà l'oggetto di un'altra newsletter.
Vorrei ora riassumere le linee fondamentali della Dieta Mediterranea, in quanto la considero un prezioso alleato della nostra salute e forma fisica. Questa famosa Dieta Mediterranea è un modo di mangiare con una lunga tradizione alle spalle, un "sistema" attualmente tradito dalle nostre abitudini.
Prossimamente, andrò ad approfondire alcuni aspetti particolari relativi alla Dieta Mediterranea, ovvero le caratteristiche nutrizionali e le ragioni per cui conviene assumere quel determinato stile di vita o alcuni degli alimenti che esso prevede.
Infatti, nella Dieta Mediterranea tradizionale, ogni aspetto ha la sua importanza per determinare tutti gli effetti positivi che le vengono attribuiti.
Infatti, molti studi scientifici dimostrano che chi si alimenta rispettando i suoi elementari (ma neanche troppo) consigli, abbia un ridotto rischio di ingrassare e anche di contrarre diverse malattie infiammatorie e degenerative, compresi molti tipi di tumore, molte malattie cardiovascolari e il diabete.
Purtroppo la perdita delle tradizioni e l'invadenza dei messaggi pubblicitari comporta che ormai non si sappia più come e cosa mangiare" e che, anche nel tentativo di rispettare alcune linee guida, si tenda comunque a sbagliare…
La dieta mediterranea è quel modo di mangiare - e vivere - composto da:
- una base di verdure fresche e di stagione, in ogni pasto
- la presenza di cereali integrali (cotti in zuppe - vedi anche il risotto), oppure sotto forma di pane, pasta, polenta, ecc…
- l'utilizzo di frutta secca (un modo antico di conservare la frutta in tutte le stagioni) e semi a guscio
- l'utilizzo di frutta fresca
- l'utilizzo frequente di legumi, quale ottima fonte proteica, rinfrescante (diversamente da quanto mi sento dire spesso) in tutte le stagioni (si possono trovare freschi e secchi e in scatola, naturalmente)
- l'utilizzo regolare del pesce, soprattutto di tipo "povero", come il pesce azzurro
- l'utilizzo di moderate quantità di carne (non tutti i giorni)
- l'utilizzo, anche se moderato, di latticini sotto forma di latte, yogurt, formaggi
- l'utilizzo dell'olio extravergine d'oliva come condimento
- l'utilizzo del vino, in quantità pur moderate
- l'abitudine a spostarsi utilizzando le gambe e a lavorare fisicamente per procurarsi da mangiare faceva sì che l'energia introdotta corrispondesse all'energia consumata, anche senza pensarci troppo.
Tutto quanto non citato, semplicemente non c'era, almeno nelle abitudini quotidiane.
E mi riferisco in particolare a:
- bibite
- dolciumi
- affettati di tutti i tipi e con frequenza elevata
- prodotti precotti
- farine bianche raffinate
- l'abitudine a stare seduti tutto il giorno
Probabilmente sono delle ovvietà, ma di quelle che è sempre meglio ripetere due volte...
Dicevamo: la frutta e la verdura devono essere la base di una vera dieta mediterranea.
Il primato è in realtà conteso tra questo gruppo di alimenti e il gruppo dei cereali.
Io ritengo che, dato il modesto fabbisogno di calorie del cittadino medio, il primato andrebbe a verdure e frutta.
Questo gruppo di alimenti apporta:
vitamine, quelle idrosolubili (gruppo B e C), i carotenoidi, la vitamina k, ecc.
minerali (calcio, ferro, potassio, magnesio, selenio, ecc…)
fibra, sia quella detta solubile che quella insolubile
zuccheri (soprattutto fruttosio, a lento rilascio, ovvero a basso indice glicemico)
antiossidanti (diverse vitamine, la C, la A, la E, gli Antociani, i polifenoli, il Resveratrolo, la Super Ossido Dismutasi, il Glutatione, ecc…)
Questo tipo di alimenti naturalmente risente, per le proprie qualità organolettiche e le proprie caratteristiche nutrizionali, della freschezza, che dipende a sua volta:
dal tempo trascorso dal raccolto,
dal territorio e dal terreno in cui è prodotto,
dalla stagionalità,
dalla tecnica di coltivazione e quindi
dalla quantità di sostanze chimiche impiegate,
dalla distanza percorsa dopo il raccolto,
dalla quantità di passaggi dalla raccolta al consumo,
Più consumiamo prodotti freschi, più abbiamo una dieta ricca di sostanze con effetto vantaggioso per la salute.
Questo è stato dimostrato in diversi studi che valutano il contenuto di vitamine in frutta e verdura a tempi diversi dopo la raccolta (es: le mele entro 2-3 mesi dalla raccolta ancora sono ricche di vitamina C, mentre dopo 6-9 mesi hanno un contenuto ridotto di questa vitamina).
Per avere prodotti migliori, dobbiamo cercarli più vicini alla fonte: preferibilmente attraverso i Farmer's market (mercatini dei produttori), i Gruppi di Acquisto Solidali, l'autoproduzione. Questo genere di attenzioni può avere molta importanza per la nostra salute.
La stagionalità prevede che consumiamo i prodotti freschi del nostro territorio nella stagione giusta, ovvero che mangiamo prodotti coltivati con minore impiego di sostanze inquinanti, che hanno percorso minori distanze, inquinando perciò di meno.
La produzione biologica di cibo implica un minore utilizzo di sostanze chimiche per le colture, ovvero l'utilizzo di sostanze con impatto minore sulla nostra salute e per il terreno, le falde acquifere e l'atmosfera. Per tutte queste ragioni direi che è importante consumare biologico. E' inoltre stato osservato come i prodotti biologici siano più ricchi di vitamine dei prodotti da agricoltura convenzionale.
Frutta e verdura andrebbero consumate di tutti i colori, per garantirci un apporto di tutti gli antiossidanti e le vitamine (infatti ogni colore segnala la presenza di un particolare fito-composto).
Il nutrizionista consiglia di consumare la frutta soprattutto fuori pasto e la verdura, almeno una volta al giorno, prima del pasto.
Le verdure verdi sono specialmente importanti in quanto tamponano, con il loro contenuto di bicarbonati e altri minerali alcalinizzanti, l'acidità che il nostro metabolismo produce.
Valerio Rizzo,
biologo nutrizionista a Padova, Pesaro, Rimini, Senigallia
www.biologonutrizionista.it
info@biologonutrizionista.it
Dato il carattere estremamente personalizzabile degli argomenti trattati, chi desidera approfondire l'argomento, può contattare il dott. Rizzo via e-mail o prenotare un consulto nutrizionale.
Fino a qualche anno fa, nella piramide degli alimenti, i cereali occupavano la base, ovvero veniva consigliato di basare l'alimentazione su questi alimenti. Ora il loro posto è occupato da frutta e verdura, giustamente.
Purtroppo l'abuso di cereali ha portato, soprattutto perché mal interpretato, all'aumento di sovrappeso, obesità e di molte malattie metaboliche, diabete compreso.
Il problema è che, con il termine "cereale", comunemente si sono intesi i sotto prodotti di questi alimenti e non i cereali integrali, che sono invece una miniera di sostanze nutritive, fitonutrienti e fibra.
Si parlava di cereali, ma i primi esempi citati, anche adattandosi agli usi e costumi della nostra società, erano: pane bianco, pasta, riso raffinato, biscotti. Questi sono prodotti costituiti da farine raffinate di cereali, ovvero impoverite di crusca e germe.
E' proprio qui il problema: è in questi due componenti del chicco che si trovano la fibra, proteine, antiossidanti, acidi grassi essenziali e vitamine.
Ma quali sono i cereali? Molti li confondono con i legumi.
I cereali sono: il grano, il mais, il riso, l'orzo, il farro, la segale, il miglio, per citare solo i più comuni. Amaranto, quinoa e grano saraceno sono invece pseudo-cereali, anche se hanno proprietà simili.
Solo consumando i cereali integrali, meglio se sotto forma di chicchi e cotti in zuppa, si potranno consumare dosi adeguate di antiossidanti, acidi grassi polinsaturi, vitamine e altri fitonutrienti. Si tratta di sostanze che arricchiscono il metabolismo e di conseguenza fanno dimagrire.
Un aspetto interessante è che per le zuppe di cereali, si possono usare verdure, aromi, legumi e olio d'oliva.
Se invece si consumano i cereali sotto forma di farine raffinate, che sono prive di quelle preziose sostanze, non si assume che amido, ovvero calorie vuote.
L'effetto probabile a lungo termine sarà solo quello di ingrassare.
Questo avviene principalmente perché:
- i cereali raffinati hanno un alto indice glicemico, ovvero fanno alzare molto e velocemente la glicemia; in questo modo il metabolismo, bombardato di glucosio, si troverà nelle condizioni di doverne accumulare una parte, quella non necessaria, sotto forma di grasso.
- le farine bianche sono spesso associate a grassi di dubbia origine e qualità (vedi tutti i prodotti da forno confezionati o artigianali comunemente consumati) e ad altre fonti di zucchero, come il fruttosio, il saccarosio e gli sciroppi di glucosio-fruttosio, che ne alzano ulteriormente il carico glicemico, con la conseguenza di aumentarne molto l'apporto calorico e l'impatto negativo sul metabolismo.
Insomma, riassumiamo quanto emerge finora:
- alla base della dieta mediterranea mettiamo verdura e frutta, ricche di fibre e di fitonutrienti;
- al secondo gradino mettiamo i cereali, purché integrali, mentre tutti i sottoprodotti a base di farine bianche, grassi e zucchero vanno considerati elementi accessori e il più possibile occasionali della dieta, non solo perché fanno ingrassare ma anche perché, se in eccesso, fanno proprio male alla salute.
L'utilizzo regolare del pesce è un aspetto importante per la Dieta Mediterranea.
Per la gente normale, non si trattava certo di manicaretti (branzino al finocchietto selvatico, rombo al forno, sanpietro a vapore con maionese, carpaccio di pesce spada o amenità simili…), ma si trattava spesso di prodotti molto semplici: il pesce povero che passava il convento in quella stagione.
Nelle famiglie povere accadeva di avere una sola aringa affumicata al centro della tavola, che tutti usavano per insaporire la polenta o il pane.
Poteva anche trattarsi di pesce di fiume, o di lago (oggi specie quasi sconosciute ai più).
Il pesce era considerato cibo "magro", ovvero si poteva mangiare anche quando si richiedeva una forma di "purificazione", fatta per motivi più o meno religiosi.
Oggi come oggi, la purificazione della Quaresima corrisponde alla dieta che ci si impone per cercare di ovviare ai danni combinati con anni di eccessi.
Come sempre nelle tradizioni, c'era in questa convinzione un fondamento: il pesce più grasso è comunque più magro della carne più magra.
Ma c'è di più: il vantaggio del pesce è che i suoi grassi hanno un elevato livello di insaturazione: i grassi insaturi (soprattutto gli omega 3) sono vantaggiosi, in quanto utili al nostro metabolismo e strutture cellulari.
Mangiare i grassi del pesce, diversamente da quelli della carne, contribuisce a mantenere il nostro sistema nervoso in buona salute, a prevenire o a ridurre l'infiammazione, a prevenire le malattie.
E' soprattutto il pesce azzurro e il salmone ad essere ricco di questi grassi, che sono anche potenti antinfiammatori naturali.
Anche le proteine del pesce sono di ottimo valore biologico: equivalgono a quelle della carne.
Anche il contenuto di ferro del pesce è elevato, diversamente da quello che si potrebbe pensare.
Inoltre, il pesce contiene un sacco di vitamina D e calcio (utili per bambini e donne), iodio (per i problemi del metabolismo lento, per le tiroiditi), magnesio e altri minerali, proprio perché vive in un ambiente, quello acquoso, dove queste sostanze sono presenti e abbondanti.
I pesci sono creature molto dinamiche e un po' del loro dinamismo farebbe molto bene a chi deve dimagrire!
Anche il pesce d'allevamento, oramai così diffuso, è comunque sempre in movimento, diversamente dagli animali di terra (pensiamo alle vacche e ai maiali sempre fermi nei loro recinti).
Dobbiamo sapere che il pesce, poiché vive in un ambiente che spesso è contaminato, rischia di accumulare determinate sostanze che possono esserci tossiche: metalli pesanti, organo-metalli, diossina, PCB, ecc…
Questo è un problema che riguarda soprattutto il pesce di taglia grossa, che faremmo meglio a mangiare solo raramente: il pesce spada e il tonno in primis, ma anche lo squalo (il cagnoletto, il così detto vitello di mare…). Infatti, questi pesci hanno, nella loro lunga esistenza, avuto l'occasione di ingozzarsi per bene.
Anche la presunta difficile gestione (pulizia, cottura, consumo) del pesce è in realtà una leggenda: è solo questione di abitudine. Chi non vuole o può farlo personalmente, può farselo pulire in pescheria!
Per quanto riguarda le cotture e le preparazioni, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Anzi, si farebbe bene a variare un po', per scoprire così un nuovo piacere nel consumarlo.
Osteoporosi: vogliamo stare fermi al consiglio di bere più latte?
Secondo una nuova ricerca, il succo di pomodoro può aumentare significativamente la presenza di antiossidanti che proteggono le cellule e che aiutano a combattere l'osteoporosi.
I ricercatori dell'Università di Toronto (UT) sostengono che 30 mg di licopene presente nei pomodori - l'equivalente di due bicchieri di succo di pomodoro - sono sufficienti per aiutare a prevenire la osteoporosi.
Che cos'è l'Osteoporosi?
L'osteoporosi è caratterizzata da una riduzione della massa ossea, che porta ad un aumento del rischio di fratture, soprattutto ai fianchi, alla colonna vertebrale e ai polsi. Si stima che circa 75 milioni di persone ne soffrono in Europa, Stati Uniti e Giappone.
Le donne hanno quattro volte più probabilità di sviluppare l'osteoporosi rispetto agli uomini e precedenti ricerche indicano che la presenza di diabete riduce il turn-over osseo, con maggiore compromissione della funzione degli osteoblasti.
Che cos'è il Licopene?
Il licopene è il pigmento rosso del pomodoro e di altri frutti. Il licopene, che è un potente carotenoide - un gruppo di pigmenti naturali essenziali per la crescita delle piante – con elevata capacità di inattivare i radicali liberi dell'ossigeno, grazie a questa sua capacità di diminuire lo stress ossidativo comporta un ridotto rischio di malattie croniche.
Finora non esistevano studi che dimostrassero l'effetto dell'antiossidante licopene sulle ossa; lo scopo dello studio era quindi di determinare se il licopene agisca come un antiossidante per diminuire i parametri di stress ossidativo con effetto sulla riduzione dei markers del turnover osseo.
Metodi e risultati
E' stato seguito un gruppo di donne in post-menopausa di età compresa tra 50 e 60 anni che sono state tenute in una dieta per un mese senza tutto ciò che potesse contenere il licopene.
Altre partecipanti sono state divise in quattro gruppi. Questi gruppi hanno consumato: un supplemento di 15 mg di licopene, oppure un bicchiere di succo di pomodoro naturale contenente 15 mg di licopene, oppure un prodotto giapponese fatto con succo di pomodoro con 35 mg di licopene oppure un placebo.
Al termine del periodo è stato raccolto il siero di queste signore ed analizzato per contenuto di carotenoidi, capacità antiossidante totale (TAC), livello di ossidazione dei lipidi e delle proteine.
Nel gruppo che non ha assunto licopene, è stato osservato un aumento di riassorbimento di tessuto osseo. In altre parole, entro un mese, le partecipanti che non assumevano licopene erano più esposte al rischio di osteoporosi.
Dopo quattro mesi, i risultati hanno mostrato che la supplementazione di licopene aveva notevolmente aumentato il contenuto di licopene nel siero rispetto al gruppo placebo.
I gruppi che avevano assunto il licopene hanno aumentato significativamente la capacità antiossidante, con riduzione dei parametri dello stress ossidativo e una diminuzione dei marcatori di riassorbimento osseo.
Conclusioni
I risultati dello studio hanno mostrato un aumento significativo del contenuto di licopene nel siero dopo la supplementazione con succo o capsule a base di licopene, il che ha provocato una diminuzione dei marker di riassorbimento osseo nelle donne in postmenopausa.
Questa riduzione può essere dovuta alla capacità del licopene di ridurre i parametri di stress ossidativo. Questi risultati sono i primi a dimostrare l'effetto del licopene, in forma di capsule o succo di frutta, nel ridurre il rischio di osteoporosi nelle donne in post-menopausa, per mezzo della riduzione di stress ossidativo e quindi del riassorbimento osseo.
Insomma: la questione è molto più complessa di come ce la dipingevano finora: si perde calcio e allora bisogna assumere più calcio. È vero invece che, in condizioni di patologie croniche come l'osteoporosi, dovute spesso a infiammazione o stress ossidativo, occorre avere un'alimentazione fortemente antiossidante e alcalinizzante.
Secondo molte recenti ricerche, mangiare frutta viola, come i mirtilli, e bere tè verde può contribuire a prevenire malattie tra cui l'Alzheimer, la Sclerosi multipla e il morbo di Parkinson.
Lo studio, pubblicato su Archives of Toxicology, suggerisce che la maggior parte delle malattie debilitanti sono, in parte, causate dalla presenza di una particolare forma ionica del ferro (il Fe 2+), che può infatti portare alla produzione di tossine pericolose, i radicali idrossile, che ossidano molte strutture cellulari del corpo portando direttamente alle malattie degenerative e accelerando i processi di invecchiamento.
Il legame con le patologie
Anche se si ritiene, a ragione, che la vitamina C sia di grande beneficio per la capacità del corpo di difendersi contro le tossine e le malattie, essa può funzionare efficacemente solo quando il ferro è legato adeguatamente e in modo sicuro a molecole organiche.
Saper leggere l'etichetta e poter ragionare sul tipo di ingredienti e sulle proporzioni relative dei nutrienti (ad es: sto mangiando carboidrati o più che altro grassi? Sto bevendo una cioccolata calda o una bevanda al gusto di cacao ma a netta prevalenza di zucchero?) può voler dire la differenza tra ingrassare e dimagrire oppure quella tra la salute e i sintomi di gonfiore e altri da intolleranze alimentari.
Insomma, quando si mangia qualcosa di confezionato è importante leggerne l'etichetta.
Questo per diverse ragioni:
- Accorgerci così della presenza di taluni ingredienti che non ci conviene mangiare perché causa di intolleranza, allergia o disturbi digestivi (un esempio fra tutti, per chi è celiaco: è vitale osservare la presenza o meno di cereali con glutine),
- Evitare certi ingredienti dai nomi strani, che possono causare da soli il sovrappeso (certi tipi di zuccheri e sciroppi artificiali dolcificanti), l'aumento di colesterolo o problemi cardiovascolari (i grassi idrogenati, i grassi vegetali raffinati in genere),
- Evitare gli alimenti che contengono troppi additivi (conservanti, coloranti),
- Sapere quante calorie stiamo mangiando e in che misura derivino dai grassi, dalle proteine e dai carboidrati, è molto importante. Questo anche se pensiamo, come io penso, che le calorie non siano tutto nell'alimentazione (dobbiamo infatti tenere presente da dove vengono le calorie e quanti nutrienti "vantaggiosi" ovvero utili al nostro metabolismo siano presenti),
- Confrontare il rapporto qualità/prezzo di alimenti della stessa categoria merceologica: per esempio, potrebbe essere più conveniente l'acquisto di una cioccolata rispetto ad un'altra se, a parità di peso, contiene meno zucchero o meno grassi aggiunti. Infatti, la cioccolata ci dovrebbe interessare più per il suo contenuto in cacao che per il suo contenuto in grassi vegetali, in zucchero o in latte. Se vogliamo dello zucchero, dell'olio o del latte, ci conviene acquistare direttamente quei prodotti: li troveremo di migliore qualità.
Un esempio natalizio: 100 g di PANDORO contengono 410 cal di farina, zucchero, latte in polvere, burro e uova, emulsionanti (grassi non ben specificati).
Già vedere qual è il primo ingrediente deve far riflettere: il primo nell'ordine è quello di cui c'è la maggior quantità.
Vi accorgerete che molti, troppi alimenti riportano lo zucchero come primo ingrediente!
Nel caso del pandoro, lo zucchero non è effettivamente il primo ingrediente, ma il secondo, mentre che sia il primo accade spesso ai biscotti.
Consideriamo che su 100 g di pandoro i grassi sono 20 g (pari a 180 cal) ovvero quasi la metà delle 410 cal presenti in quei 100 g.
Se si pensa che la nostra alimentazione deve contenere mediamente 1/4 delle calorie da grassi, vedete bene che in questo caso assumiamo un pasto molto sbilanciato.
Un altro esempio che mi sta a cuore, è quello delle famose barrette energetiche, o degli snack "salutistici", ovvero quelli che vengono venduti con una denominazione che fa pensare allo sport, alla linea, alla dieta, ai cereali o ai cibi integrali.
Quei prodotti ingannano il consumatore in quanto "contengono poche calorie" (circa 80-90 cal), ovvero: 20-25 g di barretta contengono poche calorie ma composte da: cereali ad altissimo indice glicemico, amalgamati con zucchero (almeno il 30% del peso), latte, sciroppi di glucosio, fruttosio, "miele", grassi vegetali.
Insomma, le calorie per porzione sono abbastanza poche, ma:
- se consideriamo 100 g, abbiamo le calorie di un piatto di pasta, con molto minore sazietà e più alto indice glicemico;
- non saziano per niente: aumentano anzi la voglia di mangiarne ancora;
- abbiamo poche proteine, molti zuccheri e grassi di cattiva qualità.
Insomma, mangiare poco e mal combinato ci fa triplo danno: abbiamo ancora fame, non ci apporta sostanze vantaggiose, ci altera l'equilibrio nutrizionale.
Ricordiamoci sempre che la nostra composizione corporea dipende in larga misura da come è composto quello che mangiamo, oltre che da quanto ne mangiamo.
"Cambia come mangi": 4 incontri per rivoluzionare il tuo rapporto con il cibo e vivere meglio
ESPLORARE E APPROFONDIRE LA PROPRIA MOTIVAZIONE
CAMBIARE LE ABITUDINI ALIMENTARI E DELLO STILE DI VITA
MIGLIORARE LA DIETA
CICLO DI 4 INCONTRI
con lo PSICOLOGO dott. GIORGIO GUALAZZI e
il BIOLOGO NUTRIZIONISTA dott. VALERIO RIZZO
“È tutta questione di testa”, anche per dimagrire!
Per ottenere un buon risultato nella dieta (dimagrire) bisogna acquisire uno stile di vita sano ed equilibrato, e questo è possibile solo modificando alcune abitudini.
La motivazione per cambiare le abitudini alimentari deve venire dal profondo. Con gli opportuni strumenti, possiamo esprimerla, coltivarla, accrescerla.
Infatti i comportamenti su cui vogliamo intervenire hanno implicazioni psicologiche e una funzione autoregolativa sulle nostre emozioni; solo intervenire a quel livello ci porterà a riuscire veramente nella dieta.
Dobbiamo abbandonare alcune nostre convinzioni, e in questo l'aiuto dello specialista può essere utile; ma se vogliamo cambiare qualcosa di significativo nel nostro corpo, nell'immagine che presentiamo di noi stessi agli altri, dobbiamo cambiare in profondità, perché la nostra forma fisica (essere più o meno sovrappeso) è il riflesso della nostra composizione corporea, e questa dipende da come ci alimentiamo (e dal nostro stile di vita in generale).
Il punto è che riusciremo a cambiare il nostro stile di vita durante un periodo medio-lungo solo se saremo riusciti ad entrare in contatto con alcuni aspetti profondi del nostro mondo.
Prendiamo consapevolezza che stiamo per intraprendere un viaggio che può portarci lontano. Partiamo leggeri, senza preconcetti, abbandoniamo le false credenze prima di partire, allegeriamo il bagaglio! Solo così facciamo posto a quello che speriamo di trovare.
Questi incontri esperienziali di motivazione e sostegno al cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita offrono tre cose:
1) uno strumento per prepararsi a partire;
2) uno spazio di sostegno durante il cammino;
3) un luogo di celebrazione e consolidamento degli obiettivi raggiunti.
Come si svolgeranno
Gli incontri si svolgeranno con le modalità del gruppo di sostegno e crescita personale secondo l'approccio biosistemico, attraverso un lavoro di esplorazione emotivo-corporea a partire dagli stimoli, dalle domande e dal vissuto dei partecipanti, integrato da interventi formativi specifici in ambito biologico-nutrizionale.
Calendario degli incontri
Il ciclo di incontri si svolgerà a partire da mercoledì 30 marzo.
Ne seguiranno altri 3:
il 13 aprile, il 27 aprile e l'11 maggio.
Gli incontri si terranno nel centro di Pesaro, presso lo studio del dott. Giorgio Gualazzi.
Ogni incontro avrà durata di 2h, dalle 20.30 alle 22.30.
Il ciclo verrà attivato previo il raggiungimento di un numero minimo di partecipanti.
Per informazioni e iscrizioni telefonare o scrivere entro il 24 marzo a:
Dott. Giorgio Gualazzi, Psicologo, Counselor, Psicoterapeuta in formazione
(cell. 347 4536268, www.giorgiogualazzi.it - info@giorgiogualazzi.it)
Dott. Valerio Rizzo, Biologo Nutrizionista
(cell: 333 6467005 – www.biologonutrizionista.it - valerio.rizzo@gmail.com)
Per cibo spazzatura si intendono quegli alimenti composti da ingredienti di cattiva qualità, tra cui spiccano grandi quantità di grassi e zuccheri semplici, quelli in cui invece sono carenti le fibre e sostanze utili come le vitamine, gli antiossidanti, gli acidi grassi essenziali e i minerali, di cui è invece ricco il cibo fresco e preparato con cura secondo ricette tradizionali.
Il fatto è che le ricette e le tecniche culinarie tramandate dalla tradizione sono utili e si sono tramandate fino a noi proprio perché hanno sempre permesso alle persone di mantenersi in buona salute, quando non proprio di curarsi.
La carenza di molti nutrienti essenziali e l'abbondanza di ingredienti di origine industriale e impoveriti dai trattamenti, condizioni che fanno di un alimento un "cibo spazzatura", si traduce in un impoverimento della nostra composizione corporea, in un peggioramento delle nostre condizioni di salute, nella formazione di cellule, tessuti, organi e apparati del nostro corpo meno efficienti, meno robusti.
Nel caso del nostro cervello, ciò significa, ed è stato evidenziato da una recente ricerca, quoziente d'intelligenza minore.
Questo è importante in particolare per i bambini: pensiamo che entro i 3 anni il loro sistema nervoso cresce e si sviluppa: per il suo corretto sviluppo è importante introdurre opportune quantità di omega 3 e altri acidi grassi essenziali, mentre è estremamente sconveniente l'assunzione di grassi idrogenati e/o raffinati, quali quelli che si trovano immancabilmente nel cibo spazzatura.
Per ulteriore approfondimento, visitare il link:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/02/08/visualizza_new.html_1590554518.html
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Articolo apparso oggi su Vivereinarmonia.it - intervista al dott. Valerio Rizzo, biologo nutrizionista
Si può leggere l'articolo sul link:
http://www.vivereinarmonia.it/benessere/articolo/potassio-alleato-contro-lictus_140411132157.aspx
Tre banane al giorno proteggono il cuore. Uno studio congiunto dell’università di Napoli e dell’ateneo di Warwick, in Gran Bretagna, ha dimostrato che il potassio contenuto in questi frutti non solo abbassa la pressione arteriosa, ma è anche in grado di controllare l’equilibrio dei liquidi nel nostro organismo. Il numero di banane non è scelto a caso: ognuna contiene circa 500 mg di potassio e, consigliando di introdurne almeno 1600 mg al giorno, il calcolo è presto fatto. Non basta. Si è visto che consumarle in tre momenti differenti della giornata (colazione, pranzo e cena) riduce del 21% la possibilità di avere un ictus. Detto ciò, quando si parla di alimentazione, è sempre bene evitare le generalizzazioni: più che alle banane (che potrebbero non essere adatte in alcuni regimi dietetici), plauso e meriti vanno al potassio, un elemento essenziale per il nostro benessere.
Inversamente proporzionale al sale. Sodio e potassio sono agli antipodi della nostra dieta: quanto il primo (se consumato in eccesso) è pericoloso, tanto il secondo è vantaggioso per il suo effetto protettivo nei confronti delle lesioni vascolari. Il loro rapporto ottimale dovrebbe essere di cinque parti di potassio e una di sodio: insieme regolano il volume dei liquidi dell’organismo, mantengono normale il ritmo cardiaco e sono responsabili delle contrazioni muscolari. Il livello di sodio nel sangue è controllato dai reni, che ne eliminano un eventuale eccesso con le urine. Il potassio facilita questa fase di smaltimento, comportando di conseguenza la riduzione di pressione arteriosa nei soggetti con ipertensione. “Il nostro organismo è costituito di cellule e liquidi extracellulari – spiega Valerio Rizzo, biologo nutrizionista (www.biologonutrizionista.it) – La quasi totalità del potassio si annida all’interno delle cellule, mentre il sodio si concentra nei liquidi circosta
nti: questa ripartizione permette una differenza di potenziale nelle membrane cellulari, ovvero la compresenza di due ambienti così diversi da permettere la conduzione elettrica”.
Le membrane cellulari sono piccole “batterie” che presentano una differenza di potenziale (cioè una tensione “elettrica”) tra il nucleo interno e la parte esterna, che serve a evitare la formazione di processi infiammatori, dolori alle ossa, ma anche la corretta propagazione dell’impulso nervoso. Il potassio stimola anche i reni a produrre urina, svolge un’azione diuretica e favorisce l’eliminazione dei liquidi accumulati, soprattutto quando c’è un eccesso di sale nella dieta, responsabile di gonfiori e ritenzione idrica. Al contrario, una sua carenza – tenendo conto che, essendo un minerale, viene facilmente eliminato attraverso il sudore, l’urina o episodi di diarrea – può determinare crampi muscolari, senso di spossatezza, difficoltà di recupero dopo uno sforzo fisico, irritabilità e confusione mentale, sonnolenza, fragilità ossea, ipertrofia renale e battito cardiaco rallentato.
Dove si trova. “Il potassio viene assunto soprattutto a tavola – ricorda Rizzo – Purtroppo, l’alimentazione moderna è sempre più povera di minerali: se una parte va persa con la cottura, d’altra parte la stessa coltivazione dei vegetali è sempre più ‘spinta’ chimicamente e dunque meno ricca di minerali, vitamine e antiossidanti”. Se questo impoverimento rende sempre più difficile sopperire al nostro fabbisogno quotidiano di nutrienti, il potassio è comunque presente nella frutta e nelle verdure, nei legumi secchi e nei semi oleosi a guscio, nel cacao amaro, negli aromi (prezzemolo, basilico, aneto), nello stoccafisso e nei pesci di fiume. In particolare, si trova nelle banane, nell’avocado, nelle patate, nei cereali integrali, negli agrumi, nelle carote e negli asparagi. “Anche 20 o 30 grammi di prezzemolo consumati nelle insalate apportano una buona quantità di potassio – suggerisce Rizzo – In generale, bisogna aumentare la quantità di vegetali crudi, perché le foglie verdi,
dalla rucola alla lattuga, dal prezzemolo al basilico, possono essere preziose”.
Quando ricorrere agli integratori. E se l’alimentazione non basta? In commercio esistono numerosi integratori a base di potassio, che possono avere diverse forme (cloruro di potassio, aspartato di potassio, ascorbato di potassio, bicarbonato di potassio). E’ importante leggere attentamente l’etichetta della composizione, perché alcuni possono contenere una miscela composta per il 50% da cloruro di potassio e per l’altro 50% da cloruro di sodio: meglio starci alla larga in caso di ipertensione. “Ottimo può essere l’ascorbato di potassio – conclude Rizzo – perché questo minerale è associato con un potente agente antiossidante, come la vitamina C, facilmente assimilabile e importante per regolare il metabolismo cellulare”.
Una dieta varia ed equilibrata è come sempre la regola numero “uno”: “Mangiare in maniera poco sana ed eccedere con gli zuccheri, i grassi o le calorie provoca un’acidificazione dell’organismo che, oltre a indebolirlo e renderlo più sensibile a infezioni e affaticamento, conduce a una perdita di sali minerali”. Per ristabilire il normale equilibrio acido/basico, calcio, potassio, sodio e magnesio vengono prelevati dalle riserve dell’organismo e sottratti alle ossa, ai denti e alle cellule. “Questo spiega perché, pur assumendo tanti sali minerali, un’alimentazione scorretta può annullarne l’effetto. Bisogna sempre partire dalla giusta nutrizione, perché l’integrazione al di là del piatto spesso può non bastare”.
L’americano Robert Lustig sostiene che sia un composto dannoso, che crea dipendenza e responsabile di alcune tra le patologie più diffuse nel mondo. Ha ragione? Lo abbiamo chiesto a un esperto
C’è chi lo usa per insaporire qualunque bevanda calda, chi ne seppellisce due cucchiaini e mezzo nella tazzina del caffè, c’è chi lo versa in abbondanti manciate nell’impasto della torta e chi lo mangia di nascosto, a cucchiaiate, quando nessuno lo guarda. C’è chi invece non lo usa quasi mai, ma senza saperlo ne assume in quantità ogni giorno con merendine, bevande gassate, yogurt e così via. Ma c’è anche chi evita lo zucchero raffinato come la peste, e arriva a considerarlo un componente “tossico” che andrebbe eliminato per quanto possibile dalla nostra dieta.
È il caso di Robert Lustig, medico specializzato in disturbi ormonali nei bambini e in obesità infantile alla University of California di San Francisco, che due anni fa ha scosso il mondo accademico tenendo un discorso intitolato “ Sugar: the bitter truth” (in italiano, “zucchero: l’amara verità”).
Lustig ritiene lo zucchero una sostanza dannosa e capace di dare dipendenza, al pari di sigarette e alcol. Come ogni sostanza assuefacente, anche gli zuccheri raffinati (o “zuccheri aggiunti”) se assunta in dosi eccessive per tempo prolungato può dare luogo a disturbi cronici e in alcuni casi portare all’insorgenza del cancro. Inoltre, sarebbero il principale colpevole dell’esplosione di casi di diabete nel mondo occidentalizzato (Stati Uniti in primis).
Ma è possibile che una sostanza talmente diffusa come lo zucchero raffinato sia dannoso e capace di provocare dipendenza? Ne abbiamo parlato con qualcuno che si occupa ogni giorno di patologie della dieta, il biologo nutrizionista Valerio Rizzo.
Per completare la lettura dell'articolo, si veda il link:
http://daily.wired.it/news/scienza/2011/04/19/lo-zucchero-come-la-droga-da-dipendenza-e-fa-pure-male.html
Insomma, non è un vizio dei nutrizionisti, o un trucco per fare mangiare di meno. Per questo, mi sembra utile citare quanto scrive Mario Pappagallo, il 03 maggio 2011, sul Corriere della Sera online.
"L'importanza di bere è ribadita da una nuova ricerca GfK Eurisko. Un dato di per sé molto preoccupante, se si considera il ruolo vitale dell'acqua. Il corpo umano, infatti, ne è composto in media per il 60%. In media, perché il quantitativo di acqua nelle cellule, e tra una cellula e l'altra, varia a seconda dell'età: 70-75% nel neonato, 40-50% nell'anziano o fino al 40% o addirittura meno nella persona obesa. E varia da organo a organo, di più laddove è alta l'attività metabolica: cervello (85%), sangue (80), muscoli (75), pelle (70), tessuto connettivo (60) e ossa (30). Il tessuto con il minor quantitativo di acqua è quello adiposo, il grasso, con il 20%. I soggetti obesi hanno una percentuale di acqua inferiore a quella delle persone con un peso normale.
Elemento prezioso, chiave di prevenzione, di benessere, di lunga vita. È quanto rammenta, e ribadisce, il Consensus Paper scientifico «Idratazione per il benessere dell'organismo» firmato da Umberto Solimene, idrologo medico dell'università di Milano, e da Alessandro Zanasi, idrologo e docente in malattie dell'apparato respiratorio dell'università di Bologna. Insieme hanno tirato la somma di recenti studi nazionali e internazionali sulle proprietà salutari del cosiddetto oro blu. Da cui un dogma: una corretta idratazione è fondamentale per il naturale svolgimento delle reazioni biochimiche e dei processi che assicurano la vita. Dal trasporto dei nutrienti alla regolazione del bilancio energetico, dalla funzione detossicante alla regolazione della temperatura corporea, all'equilibrio idrico. E aggiunge Solimene: «Favorisce i processi digestivi, è fonte di sali minerali e svolge un ruolo importante come diluente delle sostanze ingerite, inclusi i medicinali».
In generale è importante mantenere un buon bilancio idrico, che significa compensare adeguatamente la perdita di acqua, tenendo conto che la quantità introdotta con gli alimenti non è sufficiente e che quindi è fondamentale berla. Quando il bilancio idrico si fa negativo si parla di disidratazione, letteralmente cattiva idratazione. E si rischia. Una diminuzione dell'acqua corporea del 2% rispetto al totale, per esempio, è già in grado di alterare la termoregolazione e di influire negativamente sul sangue, rendendolo più viscoso: il cuore si affatica e si può arrivare, in casi estremi, al collasso. Con una diminuzione del 5% si hanno crampi muscolari, con una del 7 si possono avere allucinazioni e perdita di coscienza. Una disidratazione vicina al 20% del peso corporeo risulta addirittura incompatibile con la vita.
Ma che cosa fa «perdere» acqua al nostro corpo? L'assunzione insufficiente di liquidi, l'esposizione ad un clima secco e ventilato, non necessariamente caldo, l'attività fisica intensa e prolungata, gli episodi ripetuti di vomito e diarrea, le ustioni.
E, allora, quanto bisogna bere al giorno per stare bene? Dice Zanasi: «Per gli sportivi, per esempio, la quantità di acqua necessaria va definita in base al tipo di attività svolta, alla durata e alle condizioni climatiche: si va da 1 litro e mezzo a oltre 3 litri al giorno. Per un sedentario sono sufficienti 1,2-2,5 litri. Chi svolge attività fisica e vive in un ambiente caldo, invece, può aver bisogno di bere anche 6 litri di liquidi al giorno. E più intensa è l'attività, più cresce il bisogno». Per alcuni soggetti, come le donne in gravidanza, l'acqua è poi particolarmente importante: va assicurata l'omeostasi di due organismi. O come i bambini: il loro sviluppo dipende anche da quanto bevono ogni giorno.
Fondamentale, infine, sapere che cosa contiene l'acqua. Quali minerali e quali oligoelementi. Sarebbe importante avere un'etichetta con quantità e residui anche per quella del rubinetto. Non basta sapere che è potabile".
Prendo spunto dall'articolo reperibile all'indirizzo:
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/11_maggio_23/dossier-diete-pregi-difetti-favaro_bc26c3ac-830b-11e0-baac-f3bedd074966.shtml
per fare alcune considerazioni personali... anticipando le future discussioni.
Le diete estive
Alcune diete famose, fatte di pasti stravaganti, dove prevalgono sempre le proteine o dove le porzioni sono ridotte “all'osso”, sono particolarmente “appetibili”, soprattutto in stagione estiva: è passato infatti il concetto che “si dimagrisce velocemente”.
Inoltre purtroppo vale il principio che “quanto più la dieta per dimagrire è strana, tanto più attrae”.
In generale in quelle diete si riducono molto o si eliminano i “carboidrati”; questi sono nutrienti all'interno dei quali incece bisognerebbe fare una distinzione: ci sono quelli che effettivamente vanno ridimensionati o idealmente eliminati, per motivi di salute pubblica, mentre altri non sono assolutamente pericolosi né per la linea né tantomeno per la salute.
Quali effetti sulla salute?
Con quelle diete si rischiano carenze nutrizionali (calcio, ferro, vitamine, antiossidanti, zinco, ecc...), eccessi (grassi e proteine in eccesso hanno effetti negativi sulla salute), disidratazione (soprattutto in stagione calda): tutto questo può comportare sintomi e malattie che possono essere a carico dell'apparato digerente (stitichezza, colite, intolleranze), osseo (osteopenia, osteoporosi) del sistema immunitario, circolatorio (dislipidemie, arteriosclerosi, ecc...) sistemico (infiammazioni) e nervoso (depressione, ansia, ecc...); se applicate nell'età dello sviluppo possono alterare la normale crescita (soprattutto a livello di struttura ossea in adolescenza).
Dimagrire per essere sempre più grassi: strano, no?
Se ci si abitua a dimagrire e re-ingrassare ciclicamente, ogni volta si è più “grassi”: il peso di anno in anno aumenta, la percentuale di grasso aumenta sempre, ogni volta è più difficile dimagrire e più facile re-ingrassare. Si entra in un circolo vizioso, in una spirale simpaticamente chiamata “effetto yo-yo”.
Con quelle diete ci si prende più che altro delle sonore cantonate: è vero che si perde peso, ma non che si dimagrisce! L'effetto è rapido ma altrettanto rapido e sconvolgente è il ritorno alle condizioni iniziali o a condizioni peggiori.
Ma cosa avviene veramente?
Vediamo cosa avviene: si perdono velocemente (in pochi giorni) le scorte di zuccheri di riserva del corpo, con l'acqua associata (gli zuccheri fanno effetto “spugna”) e poi, con l'andare del tempo (poco, in quanto non si dura, per fortuna, molto, in simili restrizioni) si continua a perdere il peso (grasso ma soprattutto massa magra e ossea) fino a che il metabolismo, che via via si riduce, non si adatta e impedisce di proseguire.
E poi?
A quel punto, visto che ormai non se ne può più di certe regole abbastanza assurde, si torna a mangiare come prima, con effetto “paradosso”: come si perdevano velocemente i primi kg, altrettanto velocemente si riprendono – i primi di liquidi, i successivi di grasso (il muscolo e la massa ossea invece difficilmente si ricostituiranno).
Meglio pensarci prima e decidere con la testa
Ecco perché, invece di una dieta “ipocalorica” o, ancora peggio strampalata (Scarsdale, Atkins, Chetogenica, Tisanoreica, Dukan, Iperproteica, Zona, ecc...) è sempre meglio una correzione delle proprie abitudini alimentari basata sul buon senso e sull'educazione alimentare.
Ecco perché seguire un percorso insieme ad una persona di fiducia che consiglia l'alimentazione sulla base del metabolismo, dei gusti e dello stile di vita e che monitora i risultati a livello di composizione corporea di qualità della vita.
Il primo problema è che certe diete vengono spesso applicate e seguite senza il controllo di un professionista, ma per sentito dire o per averne letto sulle riviste.
Il secondo problema è che le stesse diete vengono in altri casi prescritte da professionisti disonesti o per lo meno troppo “furbi”, alla ricerca di immediati “passaparola” e facili guadagni.
Alcune volte, per facilitare l'aderenza ai consigli, questi professionisti, in società con certe aziende, propinano mix di farmaci (stimolatori del metabolismo, anoressizzanti, drenanti, ecc...).
Questo mercato, purtroppo a basso contenuto etico, riguarda un po' tutte le professionalità coinvolte: possono esserci centri dimagranti, farmacisti, dietisti, biologi e, naturalmente, medici dietologi disonesti; infatti non è che la laurea in Medicina impedisca ai medici di prescrivere certe diete dannose e li obbighi di per sé a monitorare gli effetti della dieta dal punto di vista dello stato nutrizionale (anche come rapporto massa magra / massa grassa e idratazione) o delle conseguenze a medio-lungo termine.
Per questo mi risulta un po' ridicolo (lo dico come provocazione) che sia necessario “il controllo medico”: e allora chi controlla i medici, che possono essere furbi o ignoranti quanto gli altri comuni mortali?
E poi esiste un mercato, in pericolosa ascesa, di negozi che offrono consulenze “gratuite” in cambio della vendita (quella di gratuito ha ben poco) di quantità industriali di integratori: diversi clienti mi riferiscono che, una volta caduti in quella trappola, si spendono almeno 50, ma più facilmente 100 euro a settimana, per non dire 500 euro tutti d'un fiato, in prodotti che non vengono mai consumati, per risultati che non vengono quasi mai raggiunti e comunque mai mantenuti, con diete che non sono né equilibrate né personalizzate e che vengono consigliate da persone di dubbia competenza e senza principi etici, ma spinte solo da motivi commerciali (la vendita di integratori o di pasti sostitutivi).
Insomma, a mio avviso, è proprio a proposito di simili dubbie attività commerciali e sui prodotti che spesso vengono propinati da negozianti senza scrupoli e da taluni professionisti, e non da scrupolosi professionisti della salute, che andrebbe iniziato un pubblico e serio dibattito.
Questo dibattito, come pure l'interesse del pubblico, dovrebbe essere basato sul tipo di servizio svolto, sulle sue modalità di erogazione, sulla naturalità delle soluzioni proposte e sui reali effetti sulla salute e sul benessere delle persone.
Invece purtroppo si parla solo di peso perso, senza nemmeno tenere conto che spesso è proprio con sistemi semplici, tradizionali e basati sul buon senso che si ottengono i risultati migliori.
Care Mamme o cari babbi che vi occupate della preparazione dei pasti per la famiglia,
L’Associazione Culturale Piccolo Artista nell’ambito del Progetto “Piccolo Cuoco” – Educazione Alimentare per Genitori e Bambini (3-9 anni) ed io – siamo lieti di comunicare la pubblicazione nel formato dell'E-book dell’attesissimo “Ricettario per Bambini del Piccolo Cuoco”, alla cui introduzione e alla redazione delle ricette e dei menu ho collaborato.
Il Ricettario per Bambini del Piccolo Cuoco (ed. giugno 2011) contiene 317 pagine colorate con 217 ricette tutte fatte con prodotti biologici e di stagione, schede sull'alimentazione per bambini (prodotti di stagione, informazioni sugli alimenti) e tante pagine con giochi per il Piccolo Cuoco.
E' il frutto del lavoro di squadra di oltre venti mamme con i loro Piccoli Cuochi (da 3-9 anni), del team dell'Associazione Piccolo Artista, dei Sostenitori-sponsor e della mia supervisione.
Il Ricettario per Bambini del Piccolo Cuoco è disponibile in formato E-book e si può scaricare direttamente con un click!
Il costo è di 15 €, invece che 17 € (condizione vantaggiosa per i miei contatti) senza ulteriori spese (si paga con Paypal o carta di credito o prepagata) cliccando il link che segue: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=ZSS5HDJHGJBY8.
Per completare l'ordine, potete pagare con la Vostra carta di Credito direttamente tramite PayPal che è sistema di pagamento protetto e sicuro e vi che garantisce la massima sicurezza nella transazione.
Attraverso questo acquisto l'Associazione Culturale Piccolo Artista non entrerà mai in posesso dei vostri dati riservati.
Vi auguro buona lettura e buon divertimento nella preparazione dei vostri pasti!
Infatti, la prima condizione per un buon equilibrio nutrizionale è provare piacere nella preparazione e la prima condizione per insegnare un buon equilibrio è insegnare ai figli a preparare il proprio cibo con le proprie mani.
http://www.babai.it/TimbroPiccoloCuoco_300x300.jpg
dott. Valerio Rizzo
www.biologonutrizionista.it
Buongiorno,
oggi vorrei parlare di legumi. È un argomento che può essere impopolare, e per questo forse vado contro corrente, ma tant'è!
La maggior parte delle persone in cui mi imbatto infatti non ne fa uso o lo fa solo occasionale, o comunque solo in stagione invernale. Invece, molti di quelli che li usano sono in ottima salute e hanno meno problemi degli altri.
Si dice che fanno gonfiare, che sono “calorici”, che “scaldano”.
Niente di più falso: naturalmente se ci si abitua ad utilizzarli e nel modo giusto! È chiaro che se, di punto in bianco, in pieno luglio, ci si mangia un piatto fumante di zuppa di fagioli con le cotiche, non rispondo del risultato... ci vuole la testa, come sempre!
Molti, d'estate, per rinfrescarsi, mangiano prosciutto, affettati vari, formaggi, accompagnando con birra, bibite gassate ghiacciate, gelati di ogni tipo... cibi “freschi”, “rinfrescanti”: ERRORE!
Ed ecco il risultato: si ha sempre più caldo e si ingrassa.
Paradossalmente invece, i legumi, consumati con regolarità, nelle giuste proporzioni, fanno l'effetto opposto.
Volete sentire i principali vantaggi che offre un pasto con i legumi?
- si aumenta il senso di sazietà
- si limita e ritarda il ritorno della fame
- ci si nutre in modo completo di proteine, grassi buoni (pochi), carboidrati a lento rilascio
- si assumono proteine vegetali che non acidificano, ma, al contrario, alcalinizzano
- si riduce l'indice glicemico del pasto
In inverno si mangiano molto bene nelle zuppe, con crostini di pane o della pasta o riso, oltre ad altre verdure.
In estate le stesse zuppe, a pezzi, frullate o passate, possono essere consumate fredde.
Oppure, si possono mettere i legumi freddi nelle insalate o usarli come contorno, riducendo le porzioni di proteine animali, ma nutrendosi molto bene lo stesso.
In alternativa, alcune cucchiaiate di passati di legumi o di legumi interi possono servire a condire dei primi piatti freddi o caldi.
Insomma, ce n'è per tutti i gusti!
Un articolo scientifico lo dimostra!
Ad affermare che i legumi aiutino a ridurre il giro vita è uno studio apparso sulla rivista Journal of the American College of Nutrition opera dei ricercatori della University of Otago (Nuova Zelanda). L'analisi ha coinvolto più di cento persone con problemi di sovrappeso. Ad un gruppo è stata assegnata una dieta che prevedeva l'assunzione di due porzioni di legumi, associate ad una dieta ricca di cereali. La dieta del secondo gruppo era invece composta da una base di cereali ma senza legumi.
Tre centimetri in meno grazie ai legumi
Nonostante entrambe le diete fossero state capaci di far perdere peso, l'integrazione dei legumi ha avuto come effetto finale una significativa riduzione del girovita pari a circa 3 centimetri più dell'altra.
Un aiuto inaspettato anche per la pressione sanguigna
I benefici del consumo di legumi non si esaurisce però al solo girovita. Sempre secondo lo studio dei ricercatori neozelandesi, fagioli e piselli aiuterebbero a tenere controllata pressione sanguigna e livello di trigliceridi circolanti nel sangue. Unico possibile problema dell'utilizzo dei legumi è, se non si è abituati, il gonfiore addominale dovuto alla fermentazione. Inconveniente che però può essere facilmente superato adottando alcune piccole accortezze come farne un frullato o un passato.