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Stress ossidativo
Paradossalmente, lo stesso ossigeno che ci permette di sopravvivere, alla lunga è anche responsabile della nostra caducità.
Questo è il paradosso: la sopravvivenza degli organismi in ambiente ossigenato è caratterizzata dall'equilibrio complesso tra la formazione di Specie Reattive dell'Ossigeno (ROS, ovvero i cosidetti “radicali liberi”, che sono molecole che si formano a seguito dell'uso dell'ossigeno ma che sono tossiche per le strutture cellulari) e la capacità degli organismi di proteggersi dal pericolo che gli stessi ROS costituiscono per le strutture vitali.
Entro un certo limite di produzione di ROS l'organismo si protegge con propri meccanismi anti-ossidanti; oltre un certo limite, si esce dall'equilibrio e si ha “stress ossidativo”, che causa danni a varie strutture cellulari.
Anche i problemi della pelle, gli inestetismi vari, le rughe, la cellulite, rientrano tra gli effetti di un eccessivo carico di stress ossidativo.
Tutte le condizioni patologiche croniche e degenerative come ipertensione, diabete, morbo di Alzheimer, ipercolesterolemia e i tumori derivano e si accompagnano ad aumento dello stress ossidativo e dell'acidità metabolica.
Allo stress ossidativo in particolare viene attribuito un ruolo giustamente significativo nella patogenesi della malattia che accomuna più di tutte gli esseri viventi: nel processo di invecchiamento.
Tra le cause e i sintomi dello stress ossidativo: l'eccesso di acidi grassi circolanti, l'accumulo ectopico di lipidi (obesità concentrata a livello addominale, fegato steatosico, accumulo di grasso a livello di altri organi), il danno d'organo, l'ossidazione e l'ostruzione delle pareti del sistema circolatorio.
Dunque essere sovrappeso e quindi avere un eccesso di grasso corporeo può avere un effetto ossidante e quindi può produrre dei danni all'organismo che ne rallentano e peggiorano la funzione (può esserci un calo del metabolismo di base), da cui deriva un ulteriore aumento del peso, in un circolo vizioso senza fine.
Si tratta di condizioni che vengono spesso “curate” con i farmaci, mentre troppo poca attenzione è rivolta alla prevenzione e alla risoluzione mediante una regolazione delle abitudini alimentari (educazione alimentare o dieta) e dello stile di vita.
Curare o guarire ?
Ho detto “curate” e non “guarite” intenzionalmente, in quanto esiste una differenza fondamentale tra i due termini.
La cura riguarda il placarsi del sintomo, laddove la guarigione significa uscire da uno stato patologico, che è quello che determina il sintomo e altri ancora. Per la guarigione bisogna andare alle basi.
Per esempio, se c'è ipertensione, con il diuretico si riduce la pressione, ma con la riduzione dell'eventuale sovrappeso (seguendo la dieta dimagrante appropriata), del consumo di sale e con l'aumento dell'attività motoria si farebbe lo stesso senza effetti collaterali e migliorando anche la salute più in generale.
Quindi alimentazione preventiva!
L'alimentazione infatti può avere, recuperandolo, quello che già era il suo ruolo centrale nel fornire le sostanze anti-ossidanti che possono in qualche misura contenere gli effetti del tempo (alimentazione anti-aging) e quindi ridurre la probabilità di malattia.
Frutta e verdura per la salute delle ossa
Negli ultimi decenni è stata messa in grande rilievo l'importanza del consumo di frutta e verdura in relazione a una varietà crescente di malattie. In particolare, ormai è assodato che questo gruppo di alimenti ha un ruolo prominente nella protezione dal rischio di osteoporosi e comunque di perdita di massa ossea.
Questo avviene in quanto l'osso è al centro dell'equilibrio acido-base corporeo, ovvero è responsabile dei meccanismi di tamponamento dell'acidità che fisiologicamente l'organismo determina con le normali reazioni del metabolismo (cataboliche in particolare). Condizioni naturali, patologiche e sperimentali, di sovraccarico acido e di acidosi metabolica, sono state associate con ipercalciuria (eccesso di calcio escreto nelle urine) e bilancio negativo di calcio (più calcio perso dall'organismo di quello introdotto con la dieta), mentre sono stati dimostrati, ancora più recentemente, gli effetti negativi di un elevato apporto di alimenti “acidi”, ovvero di una “dieta acidificante” sulla mineralizzazione ossea.
In realtà, sebbene da molto tempo si stiano svolgendo ricerche sull'importanza della struttura ossea come fonte di “soluzioni tampone” in grado di assicurare il mantenimento del pH corporeo e per la difesa del sistema contro gli squilibri acido-base, solo molto recentemente sono stati esplorati e valutati a fondo gli effetti di un possibile legame positivo tra alti livelli di consumo di frutta e verdura e gli indici di salute ossea.
Così, molti studi recentemente pubblicati hanno dimostrato l'effetto benefico dell'apporto di frutta, verdura e potassio sulla massa ossea assiale (colonna vertebrale) e periferica e sul metabolismo osseo in uomini e donne di tutte le età. Tutto ciò però fatica ad emergere.
In conseguenza di questo ritardo nella divulgazione di queste recenti acquisizioni, a tuttora il consiglio dietetico prevalente per le donne in menopausa, che, per motivi ormonali, cominciano a perdere massa ossea, è quello di mangiare molti latticini. Questo non solo può essere inutile, ma anche dannoso, sia dal punto di vista dell'aumento ponderale, che facilmente si accompagna, ma anche da quello del rischio-osteoporosi, per l'acidità metabolica che determina.
Dipendenza da zucchero o fame di dolci
Molto spesso capita di trovare persone che sono invincibilmente attratte da dolciumi di ogni sorta. C'è chi non riesce a rinunciare a qualcosa di dolce dopo ogni pasto, chi cede continuamente alla tentazione di fare una pausa al bar per procacciarsi un caffè (zuccherato) o anche un cornetto o un pasticcino. E naturalmente esiste il disturbo della bulimia o del binge-eating-disorder. È recentemente stato evidenziato, in uno studio americano sui ratti, come questo comportamento possa essere considerato come una vera e propria dipendenza. Apparentemente, insomma, lo zucchero può causare una forma di dipendenza fisica, con conseguente sindrome di astinenza. Infatti, dei tre elementi che caratterizzano clinicamente la tossico-dipendenza, tutti sono stati osservati a proposito dell'abuso di zucchero. Quando lo zucchero viene negato (come in una dieta restrittiva) agli animali che erano stati abituati a riceverne in grandi dosi, questi, terminato il periodo di restrizione (la dieta), ne consumano molto più di quanto avessero mai fatto in precedenza. Inoltre, durante l’astinenza, i ratti tendono ad abusare anche di alcol, sostanza che prima li lasciava indifferenti. Quando viene assunto lo zucchero, si ha a livello cerebrale un picco di rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che dà un messaggio di “soddisfazione” e appagamento al cervello. I ricercatori concludono che quanto osservato sui ratti possa riguardare anche l'uomo e spiegare i comportamenti di chi è affetto da bulimia o binge-eating disorder. Chi è affetto da dipendenza da zucchero è a rischio di sviluppare insulino-resistenza e difficilmente riuscirà a dimagrire senza avere affrontato, per quello che essa è, la sua dipendenza. Come è stato dimostrato sui ratti in questo studio, privare di zuccheri un organismo comporta facilmente un effetto di disinibizione con assunzione di maggiori quantità nel seguito e inevitabile ritorno indietro del peso. Lo stesso fenomeno si può riscontrare quando ci sottoponiamo a diete restrittive, quelle in cui mancano le più elementari soddisfazioni del palato (si fa una scarsissima colazione, si mangia poco o niente pane, pasta, patate: restrizione calorica soprattutto a carico dei carboidrati): la privazione ci scatena in seguito una fame ancora maggiore. Inevitabilmente la conseguenza è un ritorno indietro del peso corporeo. Insomma, gli zuccheri danno dipendenza, fanno ingrassare e privarsene per un lungo periodo di dieta porta a riprendere il peso perso. La soluzione, in un percorso di dimagrimento, sarebbe quella di risolvere la dipendenza imparando a dominare il bisogno di zuccheri ma senza privarsene del tutto. Solo così si può imparare a mangiare e dimagrire con gradualità senza riprendere il peso.
Effetti metabolici della dieta
Come si sente spesso dire, uno degli effetti delle diete è quello di “abbassare il metabolismo”; una delle sue conseguenze è quella di ri-guadagnare il peso perduto, “con gli interessi”. Naturalmente, l'obiettivo non è certo quello: chi vuole dimagrire, per esigenze estetiche e ancor più per motivi di salute, non si aspetta certo di fare tanta fatica per niente!
Recentemente è stato chiarito in che modo avvenga il famoso abbassamento di metabolismo basale concomitante a una dieta e con quali tipi di diete ciò avvenga maggiormente.
Il metabolismo a riposo cala meno con una dieta a basso carico glicemico che con una dieta a scarso contenuto di grassi.
Chi fa la dieta a basso carico glicemico accusa meno fame di quelli che seguono quella con i grassi misurati. Alcuni parametri, come l'insulino-resistenza, i trigliceridi, la proteina C-reattiva e la pressione arteriosa migliorano di più con la dieta a ridotto carico glicemico.
I cambiamenti di composizione corporea sono molto simili in entrambi i gruppi.
In conclusione, entrambi i tipi di dieta possono comportare adattamenti fisiologici che proteggono il peso corporeo e tendono a mantenerlo stabile. Detto ciò, una dieta che comporta riduzione del carico glicemico può aiutare nella prevenzione o nel trattamento dell'obesità, delle complicanze cardiovascolari e del diabete.
Sciroppi di glucosio-fruttosio e sovrappeso
Gli zuccheri presenti in bibite gassate, succhi di frutta, merendine, integratori, dolci, sciroppi, panini da fast-food e in un'altra infinità di prodotti alimentari industriali, non sono tutti uguali. Essi differiscono per origine, costo, sapore, effetti metabolici ed effetti sulla psiche del consumatore.
In particolare, quando trovate sulle informazioni nutrizionali, tra gli ingredienti di un prodotto, la presenza di “sciroppo di glucosio-fruttosio”, non comprate quel prodotto.
Questo componente è una trovata dell'industria alimentare per abbattere i costi, aumentare il potere dolcificante e creare dipendenza. Uno degli effetti collaterali dell'uso regolare di questo ingrediente, è la crescita della percentuale di obesità (a livello sociale) e l'aumento di peso (a livello individuale).
Infatti, negli USA, da quando questo tipo di dolcificante è stato messo sul mercato, i casi di obesità si sono moltiplicati e la percentuale è cresciuta a dismisura.
Come avviene ciò?
Uno studio recente, indagando le cause di questo effetto, ha concluso che questa sostanza induce resistenza alla leptina a livello cerebrale. Infatti, aumentando esageratamente i livelli di trigliceridi nel sangue, viene impedito alla leptina di arrivare al cervello, ponendo le basi ai primi passi verso l'obesità.
La leptina infatti è un ormone che gioca un ruolo nell'aiutare il corpo a bilanciare la presa di cibo con la spesa energetica. Quando il meccanismo della leptina non funziona, cioè quando il corpo non risponde più alla leptina che produce, si parla di resistenza alla leptina. Questo fenomeno è associato con aumento di peso e obesità, tanto più se in associazione ad una dieta ricca di grassi e calorie. Altri studi hanno dimostrato come i trigliceridi ostacolino il trasporto della leptina attraverso la barriera emato-encefalica. I ricercatori ipotizzano che l'aumento di trigliceridi prodotto dal fruttosio impedisca alla leptina di raggiungere il cervello. Se la leptina non raggiunge il cervello, questo non manderà il segnale di smettere di mangiare.
Il problema è che un numero crescente di alimenti confezionati presenti sul commercio contiene questo dolcificante. Questi alimenti normalmente sono più graditi al consumatore perchè più dolci; spesso sono in grado di indurre una forma di dipendenza da quel particolare cibo: in questo modo si induce un sovra-consumo di questi particolari alimenti e quindi obesità.
Per non cadere in queste trappole, occorre guardare sempre le etichette, dove sono riportati gli ingredienti degli alimenti in commercio.
Aspartame e ipertensione
L'aspartame è un dolcificante artificiale costituito da due aminoacidi e da una molecola di metanolo legati insieme. Gli effetti di queste sostanze sull'organismo umano non sono tutti positivi. Le considerazioni sul destino metabolico dei costituenti dell'aspartame sono state spazzate via con l'approvazione della sua commercializzazione.
Tuttavia, stanno emergendo problemi sempre più gravi, con numerosi studi che dimostrano un aumento di incidenza di cancri e altre malattie in seguito all'uso di aspartame. A tal punto che diverse aziende produttrici di bibite si stanno attivando all'utilizzo di altri ingredienti, in sostituzione dell'aspartame.
Ma c'è di più: sembra che l'aspartame sia causa di ipertensione in molti utilizzatori.
Infatti, alcuni studi evidenziano come livelli elevatissimi di pressione arteriosa siano associati ad utilizzo di aspartame; a riprova della relazione causa-effetto tra aspartame e ipertensione:
- le stesse persone, smesso l'utilizzo di questa sostanza, ritrovavano valori pressori normali o comunque inferiori.
- dopo ripresa dell'utilizzo, la pressione tornava elevata
Un possibile meccanismo alla base del fenomeno osservato è la conversione della fenilalanina, costituente l'aspartame, in dopamina, adrenalina e noradrenalina, tutti mediatori con effetto ipertensivo.
Di conseguenza, mentre sempre più studi dimostrano gli effetti negativi dell'utilizzo di questa sostanza, l'industra immette sul mercato un numero crescente di prodotti che la contengono, dai prodotti dietetici, alle caramelle e chewingum, agli yogurt da bere.
L'obesità, condizione già di per sé predisponente all'ipertensione e al diabete (e il diabete stesso predisponente all'ipertensione e alle malattie e incidenti cardiovascolari), spesso viene trattata con l'uso di alimenti “dietetici”: esclusione degli zuccheri e loro sostituzione con questi surrogati chimici, come l'aspartame.
Anche la persona diabetica, infatti, temendo l'utilizzo dello zucchero, spesso ricorre all'aspartame; la condizione del diabete, già predisponente di per sé all'ipertensione, troverà un valido aiuto dall'utilizzo di questa sostanza e l'ipertensione comparirà ancora più facilmente.
Insomma, in conclusione, sembra che, se una persona non è già ipertesa, tentando di dimagrire avrà forti probabilità di diventarlo.
I messaggi pubblicitari spesso ingannevoli dei cibi dietetici e funzionali
In generale, un alimento può essere considerato funzionale se “dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia” (liberamente citato da www.eufic.org).
Ad esempio, siamo bombardati da pubblicità su latte o yogurt che dovrebbero far crescere forti e sani i bambini, su merendine addizionate di fermenti lattici per potenziare il sistema immunitario, e di esempi ce ne sarebbero a iosa. Ebbene, recentemente l'Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) ha sancito che in circa il 90% dei casi analizzati gli slogan pubblicitari con cui i prodotti in questione vengono promossi non corrispondono a reali proprietà benefiche dei prodotti stessi (non esistono seri studi scientifici che possano provare gli effetti decantati).
Come al solito, delle molte richieste di esame pervenute all'Autorità, la maggior parte riguarda alimenti destinati ai più piccoli, ovvero i più indifesi e creduloni dei consumatori, nonché quelli sulla cui salute eventuali eccessi o difetti nutrizionali, spesso coperti da etichette così allettanti, hanno più effetto.
Insomma, non basta leggere, sulla confezione di un prodotto, la dicitura "diet" o "0,1% di grassi" o "magro" o "adatto allo sportivo" o "senza colesterolo" per essere sicuri della qualità e degli effetti di un prodotto. Anzi, personalmente, starei alla larga soprattutto dai prodotti molto pubblicizzati e che decantano proprietà benefiche.
Dimagrire ai tempi della crisi
Al giorno d'oggi, un numero sempre maggiore di famiglie trova seria difficoltà ad arrivare a fine mese. C'è stato un aumento del costo della vita per cui i prodotti “salutistici” o comunque sani sono sempre più visti e considerati come prodotti di lusso, mentre purtroppo tutto ciò che costa poco è particolarmente attraente e spesso fa ingrassare.
Vediamo come...
Si tende a spendere per l'alimentazione una percentuale sempre minore dello stipendio, che viene invece impiegato in massima parte per il rimborso del mutuo, per l'affitto della casa, per la retta dell'asilo, per i beni tecnologici, il carburante, le bollette, ecc...
Il problema è che, quanto meno si spende per l'alimentazione, tanto più cala la qualità dei prodotti acquistati. Se si va a fare la spesa con i soldi contati, si tende a cadere nei tranelli della grande distribuzione, che affida alle tecniche di marketing, e non alla serena valutazione, da parte del consumatore, della qualità dei prodotti stessi, il successo della propria politica di produzione e di vendita.
Per questo, se si deve spendere poco per la spesa, si tenderà a privilegiare gli alimenti più largamente pubblicizzati, prodotti, trasformati e confezionati industrialmente, per i quali il produttore ha reperito le materie prime al costo più basso sul mercato.
Le “materie prime al costo più basso”, combinate o trasformate nelle “materie prime dalle caratteristiche più allettanti” sono una miscela esplosiva: fanno letteralmente esplodere (ingrassare oltre ogni limite: all'americana) il povero consumatore !!!
Molti prodotti, ricchi di grassi vegetali idrogenati e di zuccheri modificati, sono venduti in confezioni eccessivamente grandi e a prezzi così bassi o con offerte così allettanti che danno l'idea al consumatore di fare un affare. Purtroppo non è così.
Quando si spende poco comprando molto si nutre la massa grassa e si denutre quella magra.
Insomma, spendere poco per la spesa non fa dimagrire, anzi: fa ingrassare!!!
Accade infatti che, quando riempiamo la dispensa di brioches, biscotti, piadine, pizze surgelate, sofficini ripieni e panati, gelati, creme da spalmare, bibite gassate, hamburger, sottilette, attratti spesso da offerte irrinunciabili, di fatto stiamo facendo alcuni errori grossolani:
acquistiamo molto di più di quanto ci serva: in questo modo ci sentiremo poi in dovere di consumare e comunque ce ne creiamo, per le settimane a venire, l'occasione;
acquistiamo sempre prodotti trasformati in modo da renderli tossici per il nostro organismo (l'esempio dei grassi vegetali idrogenati è lampante: prodotti che andrebbero banditi dal mercato per le loro infauste conseguenze sulla salute);
acquistiamo prodotti aggiunti di sostanze capaci di farci aumentare l'appetito (l'esempio del glutammato monosodico valga per tutti);
acquistiamo prodotti aggiunti di sostanze che creano dipendenza (sciroppo di glucosio-fruttosio e altri).
Occorre inoltre tenere conto che, spesso, riempiendo il carrello di alimenti del genere, evitiamo per questo di comprarne altri che invece, meno trasformati, meno appariscenti e più sani, ci renderebbero ben altro servizio: sto parlando di frutta, verdura, legumi, olio extravergine d'oliva, pesce fresco locale, specialmente quello azzurro.
Se a ciò si aggiunge che, talvolta, chi deve dimagrire, per carenza di risorse, destinate all'acquisto di un mega-schermo ultra piatto, è costretto a rinunciare all'iscrizione in palestra o alla visita di controllo dal nutrizionista, cominciamo a comprendere come, in tempi di crisi non succeda più, come una volta, di dimagrire, ma invece avvenga più facilmente di ingrassare.
Disbiosi intestinale e dieta
Il nostro intestino ospita migliaia di miliardi di batteri, di cui una certa varietà è essenziale al normale metabolismo, partecipando alla digestione degli alimenti, all'assimilazione dei nutrienti, alla fermentazione della fibra alimentare, ma anche alla protezione del nostro organismo dagli attacchi della flora batterica patogena proveniente dall'esterno.
Quest'ultimo aspetto infatti è particolarmente importante, visto e considerato che il nostro intestino costituisce la più grande superficie di contatto tra noi e l'ambiente esterno.
I fermenti “buoni” presenti nel nostro intestino ci proteggono quindi dagli attacchi del mondo esterno, sia per quanto riguarda i batteri che gli allergeni alimentari, con la loro azione positiva sulla digestione e sull'integrità delle cellule e giunzioni tra le cellule intestinali.
A causa dell'alimentazione moderna, della carenza di fermenti introdotti con l'alimentazione, della carenza di fibra, dell'eccesso di zuccheri semplici e di carboidrati raffinati in generale o, d'altra parte, di alimenti proteici di origine animale, di tossine chimiche, di cure antibiotiche, dell'acidità metabolica e di molti altri fattori, spesso le persone si trovano in una situazione di “disbiosi intestinale”.
Quando sono presenti sintomi come cattiva digestione, gonfiore addominale, meteorismo e flatulenza, sintomi spesso attribuiti a "intolleranze alimentari", è ipotizzabile una disbiosi fermentativa.
Quando è presente stitichezza, probabilmente ci si trova in disbiosi putrefattiva, spesso conseguente all'eccesso di proteine nella dieta.
In entrambi i casi occorre rimettere in sesto e in equilibrio la flora batterica intestinale.
Se la situazione invece permane tale, i sintomi peggiorano e si radicano; la presenza di fermentazioni e putrefazioni non fisiologiche favorisce la presenza in circolo di sostanze potenzialmente nocive per il metabolismo; inoltre, mancando i principali responsabili della corretta digestione, molti nutrienti essenziali non sono assorbiti dal cibo, inducendo per questa via un rallentamento del metabolismo, mentre altri (in particolare gli zuccheri) possono essere assorbiti in eccesso, causando aumento di peso.
Tra l'altro, il rallentamento stesso dei processi digestivi, induce un rallentamento di tutto il metabolsimo, con riduzione del consumo calorico e conseguente potenziale aumento di peso.
Per tutte queste ragioni, spesso, in un percorso di dieta finalizzato al dimagrimento e al recupero di uno stato nutrizionale corretto, è essenziale rimettere in salute l'intestino mediante una cura con fermenti lattici.
Diete iperproteiche e rischi per la salute
Chi vuole dimagrire si trova di fronte a moltissime possibilità: provarci da solo, secondo una ricetta trovata su di una rivista, seguire la dieta di un'amica, andare in studio da un dietologo o nutrizionista o rinunciarci in partenza e continuare a ingrassare.
Tra chi decide di frequentare uno studio, si può trovare un ampia scelta di metodi e di filosofie applicate, dai quali spesso dipende il risultato del percorso, a livello di salute e di risultati (peso).
Così accade spesso che, disarmati di fronte ad una molteplicità di offerte diverse, tendenzialmente privi di quella che può definirsi una vera e propria educazione alimentare, ci si trova a seguire indicazioni spesso sbilanciate, fornite per compiacere il suo bisogno di dimagrire velocemente.
Ecco, è proprio questo il punto: quello che abitualmente viene fornito come metodo per dimagrire velocemente, ovvero una dieta iper-proteica, è recentemente stato definitivamente smascherato come un metodo nocivo di dimagrire. La dieta iperproteica normalmente viene denominata “dieta chetogena” o “dieta Atkins”, a seconda che ci si riferisca ad uno dei suoi effetti sul metabolismo (la produzione dei corpi chetonici, o ad uno dei suoi propugnatori principali).
A questo proposito va detto infatti che una simile dieta riproduce la condizione metabolica del digiuno: elimina o quasi i carboidrati (cioè zuccheri semplici e complessi come quelli dei cereali e spesso anche della frutta) dalla dieta e in compenso prevede una quota alta (eccessiva) di proteine animali e grassi. In questo modo si induce il metabolismo a ottenere dagli acidi grassi l’energia necessaria. Ora, l'accumulo di corpi chetonici potenzialmente acidifica l'organismo come potrebbe farlo, per esempio, un'intossicazione da alcol metilico. In casi estremi si possono avere effetti molto dannosi a carico di diversi organi.
Infatti (ed è riportato su una delle più prestigiose riviste a livello internazionale di scienza (The Lancet)) un'équipe di ricercatori ha dimostrato l'effetto potenzialmente pericoloso della dieta chetogena. Quali sono alcuni dei sintomi più evidenti di quest'effetto?
All'ordine del giorno troviamo stipsi, diarrea, alitosi, cefalea e senso di spossatezza. Inoltre aumenta il carico di lavoro dei reni e, con l'alterazione dell’equilibrio acido basico, si può giungere alla demineralizzazione delle ossa (da qualche parte, il calcio per tamponare l’acidità va pur preso).
Con tutto ciò, chi adotta una simile dieta spesso ottiene un effetto di dimagrimento veloce e quindi, dal suo punto di vista, è soddisfatto. Il problema è che tutti gli studi dimostrano come in capo a un anno il peso perso ritorna e che quindi sul medio termine si ottiene lo stesso effetto che si otterrebbe con una dieta molto più bilanciata. Sul lungo termine, invece, non è chiaro quali possano essere le conseguenze sulla salute, sul peso e sulla composizione corporea del ricorso a questo regime.
Il numero di cellule adipose rimane costante
Alcune recenti scoperte hanno confermato come il numero delle cellule adipose nel corpo umano si stabilizza tra l'infanzia e l'adolescenza, per poi rimanere costante durante l'età adulta.
Le cellule adipose, o adipociti, sono i componenti cellulari (vitali) della massa grassa di una persona.
Nel bambino pertanto il numero di adipociti tende a crescere durante lo sviluppo, soprattutto in presenza delle condizioni a ciò favorevoli (cattiva alimentazione, vita sedentaria). Ma, una volta raggiunta una certa età, i giochi sono fatti e le cellule adipose possono solo crescere o diminuire in dimensioni, non in numero.
Da adulti, invece, nell'intento di perdere peso, si può solo puntare a diminuire il volume delle cellule adipose, mentre il loro numero rimarrà, purtroppo, lo stesso.
Ciò è stato visto facendo dei controlli sulle persone colpite da obesità e sottoposte ad intervento di chirurgia bariatrica, che perdono comunemente molto peso e in maniera piuttosto rapida.
Quali conclusioni trarre da questa scoperta?
Una prima considerazione è che conviene assolutamente controllare e prevenire l'insorgenza di obesità infantile, perchè essa porta conseguenze per tutta la vita. L'obesità infantile è una condizione che predispone all'obesità in età adulta, un'obesità da cui sarà sempre difficile guarire. Questo vuole essere un appello affinchè si consideri questa condizione una patologia che si deve curare con un'alimentazione corretta e con l'abitudine all'attività fisica.
Un secondo aspetto significativo riguarda chi, da adulto, intende dimagrire: soprattutto se ha un passato di sovrappeso o di obesità infantile, avrà serie difficoltà ad ottenere un dimagrimento, ma a maggior ragione a mantenerlo, in quanto le sue cellule grasse rimarranno sempre al loro posto e tenderanno sempre a riprendere la forma rigonfia che avevano. Perciò, chi fa una dieta dimagrante con un'infanzia sovrappeso alle spalle, deve mettersi nell'ordine d'idee di rimanere “a dieta” per tutta la vita.
Le diete le calorie e il metabolismo – istruzioni per l'uso
Quando si parla di dieta, a tutti vengono in mente le calorie. Le calorie sono un modo di misurare l'energia e, in particolare, parlando di alimenti, indicano il contenuto energetico del cibo. Infatti, ogni alimento ci è utile in quanto ci fornisce energia, proprio come la benzina fa muovere una macchina.
Insomma, nel cibo c'è energia e noi ne abbiamo bisogno. Tenete in mente questo elemento: abbiamo bisogno di calorie, ma di più: abbiamo bisogno dei nutrienti che a quelle calorie si associano. Di calorie abbiamo bisogno per tutto quello che dobbiamo fare, anche solo per dormire. Il nostro metabolismo ne ha bisogno. Ne abbiamo bisogno anche per dimagrire.
Infatti, gli alimenti, spesso vengono considerati solo in quanto portatori di calorie: molte o poche. La dietologia ha sempre sopravvalutato le calorie, mentre gli alimenti sono importanti anche per il loro contenuto di nutrienti: le proteine, i carboidrati, i lipidi o grassi.
Infatti, le stesse 100 kcal (le calorie) di pesce, di pasta o di olio hanno effetti ben diversi sul metabolismo e sulla psiche. Ma anche questa è una semplificazione, perché nei cibi sono contenuti anche degli elementi che non contengono calorie: l'acqua, i minerali, le vitamine, la fibra: questi “ingredienti”, che non apportano calorie, dipendono dalla qualità del cibo, del metodo di produzione, della conservazione, della cottura e di altri parametri ancora.
Quindi, non solo calorie!
Le vitamine, i minerali, la fibra e l'acqua non apportano calorie, per cui non fanno ingrassare, ma addirittura la loro presenza e quantità nei cibi che mangiamo ogni giorno fa funzionare il metabolismo (e quindi ci fa consumare le calorie) e possono anche aumentarlo, con effetto dimagrante e comunque positivo sul benessere. La carenza anche solo di uno di questi nutrienti per noi essenziali può comportare il rallentamento del metabolismo e quindi ci può causare disturbi, aumento di peso o altro.
Quando noi riduciamo molto l'apporto di calorie, automaticamente riduciamo anche l'apporto di questi nutrienti, non diamo carburante al metabolismo, e quindi non lo facciamo funzionare: in sostanza tendiamo, a lungo termine, ad ingrassare.
È opinione comune e universalmente accettato il fatto che, per mantenere il peso, dobbiamo assumere le stesse calorie che consumiamo; se ne assumiamo di più (o, che è lo stesso, se ne consumiamo di meno) tenderemo inevitabilmente ad accumulare riserve (prendere peso); se ne assumiamo di meno (o, che è lo stesso, se ne consumiamo di più) tenderemo a dimagrire o a deperire, a seconda dei casi. Questo non sempre è vero, o, comunque, è solo un aspetto del problema.
Allora, tiriamo le somme di quanto detto:
- sembra che il cibo ci serva a vivere: se assumiamo abbastanza calorie possiamo lavorare, camminare, pensare ecc., mentre se non mangiamo secondo il nostro fabbisogno, non ci è possibile vivere e svolgere bene le nostre attività;
- è diverso mangiare 1000 calorie di pane o di pesce, di merendine o di risotti;
- se mangiamo calorie senza o con pochi nutrienti essenziali al metabolismo (le calorie vuote), questo si blocca e noi abbiamo una tendenza a prendere peso.
Ma se quanto sopra è vero, allora dobbiamo rivedere tutte le certezze relative al modo di fare dieta maturate, si fa per dire, in questi ultimi 50 anni.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti che, con l'enorme offerta di cibi dietetici, di alimenti che pubblicizzano straordinari effetti sulla salute e sulla forma fisica, nonostante quasi tutti siano andati almeno 1 volta dal dietologo, nonostante la quantità di palestre presenti sul territorio, almeno il 60% delle persone nel nostro paese ha un problema col peso. La maggior parte di chi comincia una dieta oggi, è destinata a ri-prendere il peso e a farne un'altra domani.
La maggior parte dei dietologi e nutrizionisti ha considerato e considera tutt'ora come proprio strumento fondamentale di lavoro, il computo e la riduzione delle calorie. Si pensa che solo una riduzione delle calorie serva a far perdere il peso. Sarà proprio vero?
Di conseguenza si fanno le diete pensando di conoscere con precisione il consumo di calorie dovuto al metabolismo basale e all'attività fisica e l'esatto contenuto calorico del cibo che si introduce.
In base a queste premesse, per ottenere il dimagrimento desiderabile si cerca di rendere il bilancio negativo (costringere le persone a mangiare sempre meno o a “consumare” sempre di più).
Ma purtroppo:
- la premessa che siamo in grado di valutare con precisione i reali fabbisogni di una persona, in base alla stima del suo metabolismo di base e a quella del suo consumo calorico da attività fisica è sbagliata: ogni stima che possiamo fare è sempre soggetta ad un errore, talvolta grande;
- non siamo in grado di valutare il contenuto calorico del cibo, che varia a seconda di moltissimi parametri;
- se anche potessimo valutare l'apporto calorico di un cibo (ma questo dipende molto dalla qualità, l'origine, la stagione, i trattamenti, ecc...), dovremmo essere poi certi che il cibo venga pesato con grande precisione. Tutto quello che si mangia, in ogni pasto, in ogni luogo ci troviamo...
E anche se fosse possibile avere certezze su questi aspetti, ancora non avremmo considerato che il metabolismo di ognuno di noi, comunque l'abbiamo stimato, non dipende solo dalla quantità di massa magra che possiede, ma dipende anche dalle condizioni in cui si trova il fisico, dalla sua storia, da fattori emotivi.
Pertanto non è raro osservare persone della stessa struttura fisica che mangiano quantità molto diverse di cibo.
Il metabolismo dipende non solo dalla quantità di massa magra che possediamo, ma anche dalla sua efficienza. C'è chi, a parità di cibo assunto e di attività fisica svolta, ingrassa, e chi invece dimagrisce.
E anche se fosse possibile avere certezze su questi aspetti, ancora non avremmo considerato che il metabolismo di ciascuno di noi non è costante, ma dipende della giornata, dall'umore, dall'assetto ormonale, dallo stress, dal riposo, dalla presenza e tipo di attività fisica, da quello che si è mangiato prima o per i mesi passati.
Insomma, il metabolismo dipende da come lo trattiamo.
E qui volevo arrivare: il nostro metabolismo si adatta anche a quello che noi gli diamo: molto spesso capita di vedere persone molto sovrappeso che non mangiano molto, anzi mangiano troppo poco, e comunque molto meno di persone magre e in forma..
Accade spesso di cominciare una di quelle diete ipocaloriche da fame che, tra molti sacrifici, inizialmente fa dimagrire molto, poi porta ad una situazione di stallo e alla fine fa risalire il peso come e più di prima. Insomma, inizialmente il calo di calorie paga, ma poi qualcosa succede che compromette il risultato.
Cosa succede in quei casi? Si ha un adattamento, una forma di protezione: se assumiamo 1000 kcal, ne consumeremo 1000, se ne assumiamo 1500, ne consumeremo 1500, e via così, entro certi limiti.
Il comsumo calorico della nostra “macchina” cambia in base a come la nutriamo: se le diamo poca energia, il metabolismo diventa più “risparmioso”, o efficiente e, se continuiamo a sotto-alimentarlo, il nostro corpo si “riduce”, la massa magra diminuisce e anche per questo consumiamo meno.
Insomma, la dieta è un'arma a doppio taglio: uno strumento che può avere effetti positivi o negativi a seconda di come è strutturata e di come evolve nel tempo.
Una dieta può risollevare e svegliare il metabolismo: in questo caso bisogna assecondare questo cambiamento; oppure può deprimerlo ed è questo il caso di quelle diete in cui si perde il peso rapidamente e poi ci si ferma là.
In ogni caso la dieta dev'essere un fatto dinamico, che, per funzionare, va modificata spesso. Solo così costituirà uno stimolo per il corpo e la mente.
Solo una dieta che tiene conto dei fabbisogni del corpo e di questo fenomeno di “adattamento” del metabolismo ha qualche chance di risolvere il problema del peso a lungo termine.
Insomma, il gioco è quello di adattare, al rialzo, il metabolismo alla dieta (che in questo caso agisce da stimolo) più che quello di adattare, al ribasso, la dieta al metabolismo (spesso assai depresso da cattive abitudini alimentari e dalla sedentarietà).
Come difendersi dalle frodi alimentari
Se ne parla molto... ma cosa sono? Se ne possono distinguere diversi tipi:
Infatti, se andiamo a vedere le definizioni,
le SOFISTICAZIONI riguardano l'aggiunta di coloranti o reagenti ai prodotti per aumentarne l'indice di gradimento (es: si aggiungono coloranti gialli alla pasta per farla sembrare all'uovo; si aggiunge clorofilla all'olio di semi per farlo sembrare d'oliva...);
le ADULTERAZIONI riguardano il peggioramento della qualità organolettica di una merce, causato intenzionalmente dall'uomo, per abbassare i costi di produzione (es: mettere orzo nel caffè, acqua al vino o al latte...);
le FALSIFICAZIONI si hanno quando si sostituisce un prodotto o un ingrediente normalmente presente in una merce con un altro che invece non dovrebbe esserci (es: si usa la margarina dichiarando la presenza di burro);
le CONTRAFFAZIONI si fanno quando si usa indebitamente il nome o il marchio di un prodotto tipico (per esempio si chiama parmigiano reggiano un formaggio che non lo è...);
a queste personalmente aggiungerei altri tipi di CONTRAFFAZIONI, che sono quelle che ormai tutti accettano: ovvero quando ora viene venduto allo stesso nome un prodotto che una volta (dico fino a poche decine di anni fa) era molto diverso, ovvero non conteneva sostanze ora presenti, aveva sapore, consistenza, colore e effetti metabolici molto diversi; questa è una contraffazione più culturale, del gusto (esempi di questo tipo di frodi seguiranno in apposita newsletter). Sono casi anche più subdoli dei precedenti, perché di questi il consumatore è complice, oltre che vittima.
Che cos'hanno tutte queste frodi in comune?
Che permettono di abbattere i costi di produzione, peggiorando la qualità del prodotto venduto, talvolta senza alcun riguardo nemmeno per le conseguenze per la salute del consumatore. Si vogliono aumentare i profitti a scapito della nostra salute. E lo strumento di questo mercato, per noi tossico, non è uno spacciatore straniero all'angolo della strada, ma un qualsiasi supermercato e un prodotto ivi venduto!
Il risultato?
Molte volte, le sostanze presenti nei cibi, che ne alterano la qualita', possono dare origine a intossicazione in acuto o dare tanti altri effetti diversi.
Spesso gli effetti non sono acuti, ma cronici, derivanti da accumulo delle eventuali tossine.
Anche senza considerare le sostanze con effetti chiaramente gravi (cancerogeni o neurotossici) ci sono molte sostanze che agiscono sul metabolismo, rallentandolo.
Queste sostanze, se rallentano il metabolismo, intasando diversi organi (fegato, reni, apparato riproduttivo, tiroide), fanno anche, alla fine, ingrassare.
Riassumiamo:
ci sono sostanze i cui effetti negativi sono comprovati, anche se poco conosciuti, e che vengono ugualmente inserite nella composizione (e anche nell'etichetta) di alimenti in vendita negli scaffali dei supermercati: rispetto a queste, per difendersi, l'unica via è leggere bene le etichette e informarsi sui singoli ingredienti citati; per essere un po' sicuri rispetto a queste sostanze occorerebbe evitare l'acquisto di prodotti con lunghe liste di ingredienti dai nomi difficili o sigle presenti in etichetta;
poi ci sono le sostanze inserite volontariamente, ma illecitamente, e che quindi comunque non risultano in etichetta: rispetto a queste c'è ben poco da fare, se non evitare, io penso, i prodotti sotto-costo;
poi ci sono le sostanze chimiche usate per l'agricoltura e l'allevamento, i cui residui permangono nel prodotto finito e venduto: rispetto a queste l'unica sarebbe ricorrere a produzioni biologiche, ma veramente tali;
poi ci sono le sostanze inquinanti che entrano nei prodotti in quanto presenti nell'ambiente di produzione; queste sono tra le più pericolose e i loro effetti si esplicano a piccolissime concentrazioni. Il nostro ambiente è praticamente invaso da queste sostanze a causa delle nostre attività (le produzioni industriali, la circolazione dei mezzi, le discariche, gli inceneritori, ecc...). La produzione di alimenti nelle vicinanze di attività umane inquinanti ne determina l'inquinamento e la tossicità conseguente. Perciò, è molto importante DOVE un viene fatto un certo prodotto. Pertanto, è doveroso controllare da dove viene ciò che mangiamo.
Per riassumere, tra le modalità con cui tutelare la nostra salute annoveriamo:
leggere le etichette;
stare alla larga dai prodotti sotto-costo (questo, invece di far spendere di più, stranamente, fa risparmiare);
controllare i produttori: scegliere quando possibile gli alimenti in base al sito in cui vengono prodotti,
rivolgersi prevalentemente alle produzioni locali (se viviamo in un luogo sano; eventualmente rivolgendosi ad un GAS – gruppo di acquisto solidale) o alle produzioni autenticamente biologiche.
Questi aspetti verranno trattati in una successiva newsletter.
Fermenti lattici e prevenzione obesita e diabete per bambini e adulti
I fermenti lattici sono preziosi alleati nel prevenire obesità e diabete. A dirlo è una ricerca finlandese su un campione di bambini nutriti fin dai primi anni di vita con lo yogurt. I ricercatori hanno concluso affermando la capacità dei fermenti lattici di ostacolare l'aumento del peso e l'insorgenza di complicazioni dovute a una cattiva alimentazione, come il diabete.
I medici finlandesi hanno notato come chi, tra i bambini, aveva assunto regolarmente yogurt, a distanza di alcuni anni, pesava in media 4 chili in meno e presentava un intestino pressoché libero da batteri cattivi o patogeni, quali lo stafilococco.
Invece, nei soggetti obesi, la flora intestinale è più ricca di batteri produttori di tossine. Avviene anche che, perdendo peso, la stessa flora batterica migliora.
Quali sono gli effetti dei fermenti lattici sul nostro metabolismo?
- I fermenti lattici producono, a partire dal lattosio del latte, acido acetico, propionico e butirrico: i primi due vanno nel sangue e da qui nel fegato, dove regolano la produzione epatica di glucosio e grassi come colesterolo e trigliceridi; il butirrico invece resta nell'intestino a 'nutrire' le cellule dell'epitelio”.
- Inoltre, effetto già noto da tempo, proteggono il colon da tumori e malattie infiammatorie croniche.
- Sembra poi che abbiano la capacità di ridurre l'assorbimento di calorie degli alimenti, quindi che aiutino a dimagrire.
I fermenti lattici possono essere assunti direttamente grazie a yogurt e prodotti simili. Ma questi fermenti devono essere ben nutriti per poter radicarsi nel nostro intestino (si nutrono anche di fibre): infatti, se ne aumenta l'efficacia favorendone lo sviluppo attraverso un'alimentazione complessivamente più sana e ricca di fibre. Per questo è necessaria un'alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e prodotti integrali. Le fibre che si assumono in questo modo favoriscono la crescita dei fermenti lattici rispetto ad altri batteri, anche patogeni, che invece proliferano se si mangia molta carne o altri prodotti di origine animale.
Insomma, avere un intestino ricco di flora batterica lattica serve a prevenire l'obesità e quindi il diabete, ma anche, come era già noto, tumori, malattie cardiovascolari e molte malattie croniche intestinali.
Naturalmente, lo yogurt deve essere ricco dei fermenti giusti, questi devono essere in abbondanza, vitali e non devono essere presenti altre sostanze, purtroppo sempre più numerose e rappresentate nei prodotti industriali.
Per questo, un ottimo sistema di nutrirsi di fermenti lattici è quello di prenderli liofilizzati in pillole gastro-resistenti, per cure brevi e intense, o come yogurt auto-prodotto, con notevole risparmio di denaro, di contenitori in plastica e di sostanze chimiche (vedi vasetti di yogurt di marca).
Aspartame per dimagrire... no grazie
Nel mio lavoro in studio ribadisco spesso l'importanza della lettura delle etichette dei prodotti alimentari;
andare oltre le dichiarazioni pompose e colorate del fronte delle confezioni, per concentrarsi invece su quanto viene doverosamente scritto sul retro, a caratteri piccoli.
Per semplificare, dico di evitare cibi che hanno liste troppo lunghe di ingredienti o che ne hanno con nomi impronunciabili o misteriosi.
Infatti, secondo me, prima ancora di ridurre le quantità, è necessario sapere ciò che si mangia.
Tra gli ingredienti presenti, ci sono spesso delle sostanze che hanno degli effetti negativi sulla salute, o i cui effetti non sono conosciuti o si conoscono ma non vengono, per motivi commerciali, fatti conoscere al pubblico. Poi vi sono sostanze di cui si pubblicizza un effetto (per esempio: dimagrante) mediante l'uso di aggettivi, apposti sulle confezioni, come "diet", "magro", "low-cal", ecc...
Voglio parlare, brevemente, del caso dell'aspartame, sostanza che risponde insieme ai requisiti di "avere degli effetti negativi sulla salute", di "avere effetti che si conoscono ma che non vengono, per motivi commerciali, resi pubblici" e di pubblicizzare un effetto dimagrante che, non è mai stato dimostrato, e che di fatto non c'è o addirittura è opposto.
L'aspartame è una sostanza di sintesi che venne prodotta e diffusa sul mercato americano tra gli anni '960 e '970. Inizialmente venne approvata dalla FDA (il Ministero della Salute statunitense) sulla base di ricerche svolte dagli stessi produttori. Successivamente, diversi studi indipendenti dimostrarono che questa sostanza produce tumori al cervello nei ratti di laboratorio. Fu per questo che per alcuni anni la sostanza venne ritirata dal mercato. Fu anche dimostrato il comportamento criminale dell'industria produttrice nel produrre studi falsi sulla sostanza.
Purtroppo, a questo punto, giochi politici che coinvolsero la FDA, la CIA e rappresentanti dell'industria con importanti legami a livello governativo, diedero infine il via libera all'immissione sul mercato della sostanza. Pertanto, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, l'aspartame venne inserito nella composizione di un numero crescente di prodotti alimentari, come dolcificante.
Si noti che la presenza sul mercato di questo prodotto è tuttora basata sulla copertura dei risultati delle ricerche scientifiche che parlano di tumori cerebrali, riduzione dell'intelligenza, perdita di memoria, depressione, attacchi di panico, nausea, vomito, gravi mal di testa, vertigini, nausea, insonnia, iperattività, cambiamenti d'umore, dolori muscolari e articolari, ecc... E attenzione, soprattutto per chi è in stato di gravidanza: questa sostanza può produrre effetti molto nocivi sullo sviluppo cerebrale del feto!
Inoltre, cosa importantissima, l'aspartame, esposto al calore, origina metanolo, che, già tossico di per sè, si trasforma in formaldeide, acido formico e DKP, agente tumorale cerebrale.
Insomma, altro che dimagrire! C'è da rischiare un bel tumore!
E venendo agli effetti dell'aspartame sulla dieta: anche la American Cancer Society ha confermato che gli utilizzatori di dolcificanti artificiali ingrassano di più di quelli che non li usano. Infatti, è stato dimostrato che chi li usa, consuma quantità maggiori di cibo.
Infatti, consumando dei cibi normali, si ottiene una soddisfazione e un appagamento che con l'aspartame non si ha. Spesso, consumando bibite "dolcificate" insieme ad un pasto normale, si impedisce quel senso di appagamento, per cui si ha facilmente maggior bisogno di cibo!
Insomma: leggete le etichette! Dove si trovano molti altri prodotti che non vanno per niente bene e che faranno l'oggetto di altri articoli.
Nuovo studio a Padova, anzi ad Abano Terme
Riceverò d'ora in avanti presso il
Centro Medico Orchidea, piazza del Sole e della Pace 16, Abano Terme
Con l'intento di migliorare il servizio erogato, nella zona di Padova lo studio Biologonutrizionista.it si è infatti trasferito al Centro Medico Orchidea, in Piazza del Sole e della Pace 16, ad Abano Terme.
Il Centro si trova nella piazza del Duomo di Abano, a pochi km dal centro di Padova, in una zona ben servita da autobus e parcheggi. Lo studio è al Centro Orchidea, un Centro Medico di recente apertura, dotato di grande confort e di tutti i servizi più moderni, capace, con oltre 40 specialisti in tutte le discipline, di fornire un servizio completo al servizio della salute dell'utente.
Obesita' e velocita' del consumo dei pasti
E' da molto tempo che si è osservato come chi mangia molto velocemente tenda ad ingrassare di più di chi consuma i pasti con tranquillità.
Il momento del pasto dovrebbe essere davvero dedicato a se stessi, apprezzando il cibo che si mangia, traendone piacere non solo per lo stomaco (per il senso di pienezza e di di soddisfazione che ne deriva) ma anche per la vista e per il palato.
Mangiare con tranquillità vuol dire tutto questo e implica anche, come condizioni "sine qua non", il fatto di mangiare da seduti, possibilmente in compagnia, evitando di fare altre cose nel frattempo, in primo luogo guardare la televisione.
Negli Stati Uniti una percentuale elevatissima dei pasti viene consumata in auto, durante il lavoro, camminando, guardando la televisione; questi pasti sono spesso composti da cibi confezionati che vengono riscaldati al momento. In quel paese la percentuale di obesità è cresciuta oltre ogni limite, a causa sicuramente di tutti e ciascuno di questi fattori.
Mangiare molto velocemente ha almeno queste conseguenze:
- si mangia molto, prima di avvertire un senso di sazietà,
- si digerisce male,
- non si assorbono i nutrienti, ma solo le calorie, che spesso sono in eccesso...
Mangiare mentre si fanno altre cose (mentre si lavora, sottoposti a stress, davanti alla televisione, ecc...) vuol dire:
- non si fa attenzione a quello che si mangia,
- si mangia trasportati dalle emozioni suscitate da ciò che ci accade intorno,
- si tende ad avere fame dopo un tempo inferiore, successivamente, in quanto, in un certo senso, non ci si è accorti del pasto precedente...
Infatti, è stato testato uno strumento che serve a misurare la velocità del consumo dei pasti, che dà informazioni sulle quantità consumate e avverte quando si esagera con la velocità.
In un esperimento recentemente condotto facendo consumare più lentamente i pasti ad un gruppo di ragazzi obesi, si è osservato che i ragazzi mangiavano porzioni più piccole e avevano ridotto la velocità di assunzione del pasto dell'11%, con una ottima riduzione del grasso corporeo.
Nel gruppo di controllo, composto da ragazzi che non avevano "rallentato i pasti", pur adottando misure tradizionali per tenere sotto controllo il peso, i miglioramenti sono stati molto inferiori.
Per i ricercatori si tratta della prova evidente che mangiare lentamente può essere utile per migliorare i risultati di calo ponderale in chi vuole dimagrire senza ricorrere ai farmaci.
L'utilità del diario alimentare
Vi voglio parlare di quello che è uno strumento importantissimo e molto utile nelle mani del nutrizionista e anche di chi voglia controllare le proprie abitudini alimentari per ottenere un obiettivo sulla salute.
Si tratta del diario alimentare.
Per diario alimentare si intende un resoconto, giorno per giorno, di tutti i pasti che vengono consumati, dove si annota cosa, quanto, dove, con chi e perché si è mangiato.
Il fatto di riportare, dopo il pasto, queste informazioni, implica svolgere una riflessione sull'argomento.
Se si è in dieta senza controllo esterno, compilare regolarmente il diario aiuta a verificare con i propri occhi se e quanto si riesca a seguire la dieta nel corso del tempo.
Se non si è in dieta, compilarlo implica rendersi conto di quello che si fa e quindi del motivo per cui il peso o la salute sono come sono.
Durante una dieta, assistita da un nutrizionista, si può mostrare al professionista il diario compilato: oltre a facilitare l'aderenza al programma, ciò aiuterà, volta per volta, a fare luce sui reali motivi dei successi o dei fallimenti.
Insomma, compilare e rivedere un diario alimentare aiuta a spiegarsi i risultati ottenuti (nel bene e nel male).
Se non si è in dieta, aiuta a non averne bisogno, in quanto si diventa un pò i nutrizionisti di se stessi.
Durante la prima visita, è mia abitudine richiedere un resoconto il più accurato possibile delle abitudini alimentari.
Questo, mi serve a chiarire quali sono le esigenze alimentari, a livello fisico e psicologico, la propensione per sapori e gusti, la composizione abituale dei pasti di chi mi trovo di fronte.
Inoltre, indica le potenzialità metaboliche e aiuta a capire quali sono gli errori più importanti nello stile alimentare della persona, nell'ottica di proporre un cambiamento che possa essere utile davvero.
Quanto più questo resoconto è preciso, dettagliato e quanto più rispecchia davvero le abitudini, tanto migliori risultati si potranno ottenere nel primo periodo di "dieta".
Perciò, chi prenota una prima visita è invitato a compilare un diario alimentare di almeno 3 giorni, anche non consecutivi.
Il sale e la dieta
Ecco uno degli esempi di come il miglioramento delle abitudini alimentari non sia solo un fatto di "forma fisica" ma anche di salute.
E' stato recentemente pubblicato sul "New England Journal of Medicine" il risultato di uno studio secondo cui se la popolazione occidentale di colpo dimezzasse la quantità di sale usato ogni giorno, verrebbero prevenuti ogni anno circa 92.000 decessi, 99.000 infarti e 66.000 ictus.
Un beneficio comparabile a quello ottenuto abbattendo il vizio del fumo, i livelli di colesterolo e il peso corporeo. Tutto ciò, diminuendo le dosi di sale di un totale di 3 grammi al giorno, ovvero quasi un cucchiaino in meno.
Ridurre il consumo di sale non riguarda solo il condimento utilizzato: per la popolazione generale, il sale utilizzato in tavola è pari ad una percentuale minima di quello consumato durante il giorno; anche quello usato per cucinare contribuisce relativamente poco alla dose giornaliera.
Molte persone consumano infatti molto sale mangiando alimenti spesso insospettabili: si va dal pane alle pizze, dalle carni in scatola agli affettati e insaccati, dai formaggi alle salse, alle conserve. In particolare è spesso molto salato tutto ciò che è confezionato e che deve durare a lungo. Tutto ciò che costituisce il "fast food", dai panini del "take-away" ai pasti pronti, surgelati o meno che siano (i vari sofficini e simili, fino agli "n salti in padella".
La cosa più sorprendente è il grande contenuto di sale dei cereali che inzuppiamo nel latte.
Infatti, tutto ciò che è dolce (merendine, biscotti...) spesso contiene molto sale e nessuno se ne accorge.
Normalmente la presenza di sale dovrebbe essere riportata in etichetta, con tanto di quantità percentuale sul peso totale del prodotto confezionato. Ed è ancora una volta leggendo le etichette che il consumatore può migliorare la sua eta.
Abbattere la quantità di sale nei cibi è solo questione di abitudine (il palato si adatta nel giro qualche settimana). I benefici si fan sentire fin da subito sull'intero organismo, specialmente sul cuore e sul sistema circolatorio.
L'uovo, pericolo per la salute o preziosa risorsa
Buongiorno, oggi, in tempo di quaresima, vale la pena parlare delle uova.
L'uovo è un alimento formidabile. E' dall'uovo che tutti gli animali si sviluppano proprio perché nell'uovo sono presenti tutti i nutrienti essenziali alle fondamentali tappe dello sviluppo iniziale degli esseri viventi.
Proprio per la presenza di tutti gli aminoacidi (i costituenti delle proteine) in ottime proporzioni, si dice che la proteina dell'uovo ha il massimo valore biologico e costituisce un riferimento per tutte le altre fonti proteiche.
L'uovo comunemente consumato è quello di gallina e solo raramente si trovano in commercio uova di altre provenienze. Bisogna tuttavia sapere che sono commestibili (e anche molto buone) le uova di molti altri animali: gli altri volatili da cortile (anatra, oca, quaglia, tacchina…), i pesci (tutti: pensiamo alla bottarga, prodotto della tradizione che si fa stagionando con sale le uova di cefalo, ma anche di tonno e altri), i molluschi (uova di seppia, calamaro…), i crostacei (si pensi al "corallo" delle canocchie).
Ecco, bisogna sapere che, ovunque ci sia un uovo, c'è vita e molti nutrienti utilissimi per il nostro metabolismo. Le uova di pesce, poi, sono in particolare ricchissime di acidi grassi essenziali, i famosi omega 3. Sull'uovo, in generale, vorrei comunicare alcune semplici nozioni, riguardanti da un lato alcuni aspetti qualitativi e commerciali, dall'altro alcuni aspetti salutistici. Sulla qualità. Nell'attuale sistema industriale di produzione del cibo, l'uovo non è un'eccezione: la produzione è enorme e, come al solito, i produttori devono abbassare i costi e aumentare i profitti. Perciò le galline vengono tenute spesso in condizioni di vita molto stressanti: spazi minimi, affollamento, medicine, ormoni, mangimi dalla composizione per lo meno discutibile. Ora, è naturale che la qualità dell'uovo ne risenta. Va da sé che, se l'uovo è prodotto da una gallina che vive in un ambiente sano, dove ha spazio, non prende farmaci, mangia cibo simile a quello per cui è concepita e vive a contatto col suolo, la qualità dell'uovo prodotto sarà buona e l'uovo farà bene alla salute; diversamente, la composizione bromatologica e le qualità nutrizionali ne pagheranno le conseguenze. E' infatti da quello che mangia che la gallina preleva i nutrienti che fanno del suo uovo un alimento più o meno interessante dal punto di vista nutrizionale. Ma come possiamo sapere se le uova che compriamo sono "di qualità" o meno? Se ci apportano omega 3 o se ci fanno alzare il livello del colesterolo? Su ogni uovo è presente un codice: occhio al primo numero di quel codice: se è "0" avremo la garanzia di acquistare un uovo prodotto da galline che vivono, almeno in parte, a contatto col suolo, in uno spazio vitale sufficiente, mangiando alimenti di origine biologica; se è "1" o "2" o "3", la qualità del prodotto è via via minore. Che cosa dire degli effetti del consumo di uova sulla salute? Ebbene, ritengo che si tratti di un alimento estremamente interessante: è adatto a tutti, vegetariani compresi, è ricco di proteine di alto valore biologico, è estremamente versatile in cucina ed è molto digeribile. Quanto al colesterolo, è pur vero che il suo contenuto è elevato, ma, dato che la maggior parte del colesterolo nel nostro circolo lo produce il nostro metabolismo, il contributo dovuto ad un consumo fino a 1 uovo al giorno di media è ininfluente o, se l'uovo è di qualità, in quanto buona fonte di acidi grassi polinsaturi e di lecitine, può anche contribuire a ridurne il valore. Ciò è stato anche l'oggetto di un recente studio che ha definitivamente sfatato il mito dell'uovo come causa della colesterolemia elevata: essa ha generalmente tutt'altra origine. E' molto più rilevante a questo proposito l'effetto dei grassi saturi e idrogenati presenti in molti prodotti industriali, ma questo sarà l'oggetto di un'altra newsletter.
Vegetariani o onnivori
L'alimentazione "onnivora" è poi così "onnivora" come si dice?
Chi fa la scelta di essere vegetariano ha un'alimentazione abbastanza completa?
Che cosa si intende per "dieta vegetariana"?
Andiamo ad esaminare più da vicino l'alimentazione tipica di chi, per abitudine, mangia o crede di mangiare di tutto e di chi, per una scelta consapevole, esclude determinati cibi.
Chi "mangia tutto", ovvero l'onnivoro, molto spesso non mangia affatto tutto. Spesso, nelle abitudini tradizionali del nostro paese, sono presenti e dominanti il pane e altri prodotti della farina di grano raffinata, come biscotti, pizza, piadine, focacce, dolci vari, la pasta, il sugo di pomodoro, l'olio di oliva, poca frutta e verdura, i formaggi, la carne e gli affettati e molti cibi industriali che non si riescono nemmeno a definire come appartenenti ad un gruppo o l'altro, perché contengono talmente tanti ingredienti.
Spesso, chi mangia "di tutto" trascura la verdura, la frutta, i legumi, i cereali diversi dal grano e dai suoi prodotti raffinati, i semi oleosi (frutta a guscio), le uova, il pesce e altri tipi di oli.
Chi decide di "cambiare qualcosa" della sua dieta, non sempre è per aderire completamente o "ideologicamente" ad un programma pre-definito: spesso decide di "personalizzare" la propria scelta. Forse si vuole solo fare una scelta, in quanto tale consapevole.
Può decidere di rinunciare:
alla sola carne,
a carne e pesce,
a carne, pesce, uova e latticini.
Solo chi toglie completamente carne e pesce può dirsi vegetariano; senza togliere uova e latticini, ci si può definire anche "latto-ovo-vegetariani"; chi si spinge fino a togliersi anche questi alimenti (e anche il miele), è un vegano.
Quando un vegano giunge al limite di privarsi anche di cereali (pasta, pane, ce…) e tuberi, comincia una sua "dieta" del tutto particolare per cui non esiste nemmeno un nome e che porta necessariamente al deperimento.
La scelta di come mangiare può essere dettata dai motivi più diversi, ma dovrebbe essere sempre fatta con cognizione di causa.
Infatti, l'alimentazione risponde a dei precisi fabbisogni: principalmente si deve mirare a mantenere la massa magra, possibilmente riducendo la massa grassa; ciò può avvenire solo introducendo sufficiente ma non eccessiva quantità di calorie provenienti da un'alimentazione abbastanza equilibrata.
E' consigliabile in particolare il ricorso al consiglio di un professionista, che valuti se il complesso di alimenti che si è deciso di consumare determini o meno il rischio di avere delle carenze nutrizionali.
Naturalmente, anche la "non scelta" di chi continua a mangiare senza una particolare "impostazione" può rivelarsi dannosa e fonte di malessere, carenze e disturbi vari, in quanto l'alimentazione "onnivora", come abbiamo visto, ai nostri giorni, non è necessariamente la più completa.
Quest'alimentazione a volte può rivelarsi anche "intossicante" perché non tutti tollerano tutti i cibi nelle quantità usualmente consumate.
Infatti, chi si considera "onnivoro", spesso, per motivi di gusti personali, non mangia alcuni alimenti: in questo caso può essere necessaria una "educazione", che, se assistita dal professionista della nutrizione, giunge spesso a buon fine, giungendo a "normalizzare" la dieta.
Infatti, l'esclusione di certi gruppi di alimenti dalla dieta, comporta la necessità di compensare con l'apporto di altri o con la supplementazione.
In condizioni normali, chi fa una scelta in senso vegetariano, dimostra una certa sensibilità verso il tema dell'alimentazione in generale, è spesso sensibile ai temi dell'ecologia e finisce con l'assumere, regolarmente e in quantità adeguate, frutta e verdura, cereali integrali, legumi, uova, formaggi, derivati della soia, frutta secca, oli diversi dall'oliva: così facendo, potrà mantenere un ottimo stato di salute e di nutrizione.
Diversamente, la scelta di escludere ogni prodotto di origine animale (dieta vegana) può rivelarsi piuttosto rischiosa per la salute e andrebbe valutata con estrema attenzione e non presa alla leggera. Prevede necessariamente un controllo esperto, in quanto il rischio è la malnutrizione e molti disturbi.
Non è raro infatti assistere al progressivo declino dello stato nutrizionale di giovani (perlopiù ragazze) che decidono, per moda, motivi psicologici, sportivi (danza o altro) di dimagrire rendendo la propria alimentazione sempre più carenziale (soprattutto per chi decide di consumare solo frutta e verdura per lunghi periodi): i primi rischi, a breve termine, sono legati alla perdita di massa muscolare e alla perdita del ciclo mestruale: quando la "dieta" si protrae per lunghi periodi si può incorrere in una forma di anemia e si comincia a porre le basi per la perdita di massa ossea (osteopenia e osteoporosi).
Questo perché, purtroppo, molte volte queste scelte, particolarmente quelle più estreme, si fanno senza molta considerazione per la propria attuale condizione, senza nessuna valutazione dei propri fabbisogni nutrizionali reali, legati all'età, all'attività quotidiana, allo stress, per cui si rivelano fonte di squilibri metabolici ed enzimatici.
Si rischia a volte di ottenere un risultato opposto: in un primo periodo il peso cala, anche troppo velocemente, per poi smettere di calare (il corpo si difende dal deperimento totale). Ma è allora che subentra il calo di energia e un senso di stanchezza che corrispondono, sul piano della composizione corporea, alla comparsa della ritenzione idrica e della disidratazione cellulare.
Questi fenomeni dimostrano che si è causato un calo di metabolismo che nel futuro porterà, tra le altre conseguenze, ad un nuovo aumento di peso corporeo.
OBESITA' E DEPRESSIONE
Mentre l'immagine della persona "in carne" è sempre stata collegata al piacere della buona tavola, ad un atteggiamento gaudente nei confronti della vita e quindi ad un senso di gratificazione e di "benessere", oggi, ed è esperienza comune il constatarlo, le cose stanno diversamente.
Uno studio recente ha infatti sancito come esista un legame tra depressione e obesità e tra obesità e depressione. Le persone obese hanno un rischio decisamente più elevato di sviluppare depressione, tanto quanto le persone depresse rischiano di diventare obese.
Ma come può essere questo, se è vero che mangiare è uno degli ultimi "piaceri" che ci rimangono?
Si può individuare un'origine per la depressione nell'obesità, per il tramite dell'infiammazione cronica:
mangiare, per qualsiasi motivo lo si faccia in eccesso o nel modo sbagliato, fa ingrassare e contribuisce, allo stesso tempo, ad instaurare uno stato di infiammazione cronica dell'organismo (fegato, intestino, sistema nervoso…) che è lo stesso che appare collegato all'insorgenza della depressione.
Si possono poi individuare dei motivi psicologici:
se si ingrassa, ci si sente poi "poco desiderabili", ci si "chiude in casa" (e quindi si mangia ancora di più);
chi tende inizialmente ad avere scarsa autostima, tenderà ad affogare il suo malessere nel cibo, in particolare nel cibo "spazzatura", il più coinvolto nell'origine dell'obesità: così non farà che ridurre l'autostima.
E' esperienza comune osservare come chi ingrassa tende a mangiare di più e peggio, come se il "grasso" chiamasse il "grasso". Naturalmente, in conclusione, chi mangia affogando negli spuntini la sua emotività, il più delle volte repressa, tende a peggiorare di giorno in giorno lo stato emotivo e, quindi, a mangiare sempre più e peggio, in un circolo vizioso senza fine.
Spesso chi si trova in tale situazione ha bisogno di un doppio aiuto: quello del nutrizionista e quello dello psicologo: infatti, fino a che non si affrontano i disagi e le emozioni che portano ai cattivi comportamenti alimentari, sarà ben difficile sradicarli.
Allo stesso tempo, chi affronta la sua depressione ed è in una condizione di forte sovrappeso, probabilmente avrà difficoltà a risolvere i problemi psicologici fino a che non ridurrà l'infiammazione cronica del suo organismo, dovuta insieme alle sue scorrette abitudini alimentari e all'utilizzo cronico di determinati alimenti, nell'ambito di un'alimentazione quasi sempre sbilanciata.
I grassi idrogenati e il diabete
Vorrei oggi parlare degli ormai famosi, e, occorre dirlo, famigerati, grassi "idrogenati", altrimenti detti "trans".
Sembra che possano contribuire all'insorgenza del diabete di tipo 2.
Sono famosi in quanto ormai tutti sanno che sono pericolosi e che fanno male, famigerati in quanto, nonostante ciò, continuano ad essere inseriti in molte preparazioni.
Vale la pena di sottolineare, ancora una volta, che questi grassi, chiamati "trans" o "idrogenati" in quanto prodotto di "idrogenazione" industriale sugli oli vegetali "poli-insaturi", che li rende solidi come il burro, hanno dei ben documentati effetti sulla salute cardiovascolare di chi li assume.
Sono grassi ad effetto pro-infiammatorio e uno degli effetti che più facilmente si possono riscontrare a loro carico è quello di innalzare il livello del colesterolo "cattivo" o "LDL".
Quello che solo di recente ho avuto modo di apprendere è che una ricerca apparsa sull'American Journal of Clinical Nutrition ha fortemente messo in relazione l'assunzione di questi grassi anche con l'insorgenza del diabete mellito di tipo 2.
Quindi, il diabete non è solo dovuto ad un problema nel metabolismo degli zuccheri ma è anche "facilitato" dall'uso di grassi idrogenati. Molto probabilmente ciò è dovuto all'effetto pro-infiammatorio di questi grassi, con effetto sullo stress ossidativo e sulla deposizione di grasso a livello addominale ed epatico.
Le fonti principali dei grassi idrogenati sono: la margarina, la carne di manzo e i formaggi (in particolare del tipo "sottiletta", ovvero i formaggi fusi, anche per bambini) i biscotti e altri prodotti da forno industriali, comprese le merendine e le brioche, certe salse in commercio, ecc...
In conclusione, conviene:
1. leggere attentamente le etichette, dove si trovano gli ingredienti di quanto si acquista, nella consapevolezza che "non bastano le calorie" o la loro riduzione;
2. quando si trova la dicitura "grassi vegetali idrogenati", lasciare il prodotto sullo scaffale;
3. evitare tassativamente l'uso della margarina, come grasso o condimento di uso domestico: viene spesso spacciato per un prodotto "leggero" e ne vengono vantate presunte qualità del tipo "arricchita di omega 3" o "senza colesterolo", che nulla tolgono alla sua pericolosità;
4. moderare l'uso di carni rosse e formaggi fusi.
L'importanza della prima colazione.
Gli americani, gli inglesi, i tedeschi e i nordici in genere, considerano più importante la colazione della cena.
Si mangiano uova, carne, pesce, yogurt, latte, formaggio, frutta, pane di tutti i tipi, dolci. Fanno un pasto completo.
Per quanto mangiano dovrebbero essere tutti obesi. Se mangiassero così a tutti i pasti della giornata, lo sarebbero sicuramente.
Nella nostra cultura, fare proprio così non è possibile, ma vorrei spiegarvi perché è davvero importante curare di più questo pasto, che, secondo me, è il pasto più importante della giornata.
A dimostrazione di ciò, la maggior parte delle persone che ingrassano (l'80%) salta o quasi la prima colazione.
Da esso dipende la qualità degli altri pasti:
quando si comincia la giornata con insufficiente apporto di calorie, nutrienti e, perché no, soddisfazione per palato e stomaco, si rischia solo di "peccare" più tardi, quando l'effetto sul "peso" è più grave.
Spesso l'italiano fa la dieta fino a cena, quando invece si mette all'ingrasso!
Perché la colazione è il pasto più importante della giornata?
- è quello che segue il periodo più lungo di digiuno. Se il digiuno si protrae ancora, fino al pranzo, cominciamo a "consumare la nostra massa magra",
- è il momento in cui il nostro corpo "apprende" che c'è da mangiare e quindi può "consumare" calorie: in caso contrario, il metabolismo viene rallentato, per risparmiare.
Per i bambini, in particolare, è studiato ovunque il suo effetto su vari parametri (obesità, rendimento scolastico, metabolismo, appetito durante la giornata…).
Pochi la fanno in maniera adeguata:
ad esempio, a Brescia, la valutazione di 1000 questionari sulla prima colazione di ragazzi della scuola media inferiore ha evidenziato che 1/5 dei ragazzi non fa regolarmente colazione, mentre la colazione di 2 ragazzi su 5 può definirsi "povera"e "poco varia" e le colazioni sono in genere consumate troppo velocemente.
Quando le persone che mi consultano cominciano a fare una bella colazione, adatta ai loro fabbisogni, stanno subito meglio, hanno più energia, risolvono il problema della fame, che li seguiva tutto il giorno, e dimagriscono più facilmente.
Valerio Rizzo,
biologo nutrizionista a Padova, Pesaro, Rimini, Senigallia
www.biologonutrizionista.it
info@biologonutrizionista.it
Dato il carattere estremamente personalizzabile degli argomenti trattati, chi desidera approfondire l'argomento, può contattare il dott. Rizzo via e-mail o prenotare presso un consulto nutrizionale.
Con un test sul sangue, ricercatori svelano processo d'invecchiamento, da "Il Messaggero - Pesaro", 27 aprile 2010
di CLAUDIO SALVI
PESARO - Monitorare il proprio invecchiamento, valutare il processo ossidativo e capire se siamo protetti dai radicali liberi che sono responsabili di diverse malattie degenerative correlate all’età. Anche se ad oggi nessuno è ancora in grado di produrre l’elisir d’eterna giovinezza, è possibile sapere invece quale è la nostra “età biologica” e la predisposizione ad ammalarci. Questo grazie a delle nuove analisi di laboratorio messe a punto all’Università di Urbino che all’avanguardia non solo in Italia ma a livello internazionale.
Grazie alle ricerche svolte nella Sezione di Biochimica Clinica del Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, infatti, l’equipe di ricercatori diretta dal professor Franco Canestrari ha messo a punto un panel di test specifici in grado di misurare lo stato di ossidazione generale del proprio organismo ed il livello delle difese antiossidanti attraverso un semplice prelievo di sangue. “Questi accertamenti - sottolinea Canestrari - sono importanti soprattutto in considerazione del fatto che a partire dai 30 anni di età le capacità di difesa del nostro organismo contro lo stress ossidativo diminuiscono ogni anno dello 0,8%, per cui a 50 anni ci ritroviamo con le difese ridotte del 16% e a 70 anni del 32%”.
A coordinare la ricerca, la dottoressa Serena Benedetti, una giovane biologa della Sezione di Biochimica Clinica del Dipartimento dell’Ateneo urbinate che da anni è impegnata nella validazione e divulgazione di questi nuovi test biochimico-clinici “antinvecchiamento”.
“I test - spiega la Benedetti - sono dedicati a chi vuole monitorare e rallentare il processo di invecchiamento e dedicarsi al raggiungimento del proprio bio-equilibrio. Si rivolgono a chi ha uno stile di vita non regolare ed è sottoposto a stress, a soggetti esposti a fattori di rischio ossidanti quali abitudini alimentari scorrette, obesità, fumo, contatto con sostanze inquinanti sul luogo di lavoro. E’ anche utile a chi si dedica all’attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, per monitorare i propri processi metabolici”.
Le ricerche dei biologi urbinati sono all’avanguardia in questo campo e sono in grado di valutare lo squilibrio ossidativo che è legato ai processi di invecchiamento. Processi che molto spesso sono alla base di molti disturbi cronico-degenerativi. I test biochimici validati dalla dottoressa Benedetti e dall’equipe del professor Canestrari, consentono di quantificare sia le difese antiossidanti dell’organismo (ad esempio vitamine A, C ed E) che l’ossidazione delle biomolecole circolanti (lipidi, proteine). In questo contesto tali analisi (ancora poco conosciute e quindi sottoutilizzate dai medici di base), possono essere annoverate nel campo della medicina preventiva. Ecco perché diventano importanti, ai fini di attuare un’azione di prevenzione generale su stili di vita scorretti. “Almeno il 45% delle popolazione - dice il biologo e nutrizionista Valerio Rizzo che collabora con l’Università urbinate - è in sovrappeso, di cui il 10% è obeso. Negli anziani la percentuale è ancora maggiore, mentre particolare preoccupazione suscita il problema nell’infanzia. Nei soggetti obesi l’alterazione del metabolismo epatico a causa della presenza di grasso, comporta un conseguente aumento dei parametri di stress ossidativo. In questi soggetti la tendenza ad andare incontro a processi di tipo infiammatorio e a malattie croniche è molto alta. Diventa vitale a questo punto correggere subito il tipo di alimentazione e lo stile di vita, aumentando l’introduzione di sostanze antiossidanti”. Ma per arrivare a capire quanto usurato sia il proprio organismo, oltre alle analisi di tipo tradizionale, i test per misurare lo stress ossidativo si rivelano quanto mai utili per calibrare interventi di prevenzione e cura. Grazie alla ricerca dell’Università urbinate, in provincia di Pesaro è presente un laboratorio attrezzato per eseguire questi test: il Biolab di Montecchio. Quanto costa un check-up completo per misurare lo stress ossidativo e il livello di antiossidanti? “Diciamo un centinaio di euro - risponde Michele Calcinari, amministratore delegato del Biolab - perché si tratta di analisi complesse che vengono eseguite presso i laboratori dell’Università”. Quando eseguirle? “Soprattutto dopo i cinquant’anni e in presenza di obesità - consiglia il biologo nutrizionista Valerio Rizzo – un monitoraggio è opportuno”.
Pentole antiaderenti in Teflon o ceramica
Articolo in uscita su Silhouette, a firma di Maria Angela Masino, con la collaborazione del dott. Valerio Rizzo
Sono più facili da pulire, non bruciano il cibo e, se usate per soffriggere, permettono di utilizzare meno olio, burro o altri grassi. Le pentole antiaderenti sono l’ideale per una cucina veloce e povera di grassi, anche se i grandi cuochi e gli scettici preferiscono materiali più tradizionali come l'acciaio inox, la ghisa, la ceramica. In realtà, anche la padella antiaderente è fatta di acciaio, ghisa o alluminio, solo che il fondo è rivestito con uno strato di politetrafluoroetilene (PTFE), meglio conosciuto come Teflon o analoghi (silverstone, xylan, durit, cortan, greblon ecc.), un materiale resistente e scivoloso che consente una cottura senza grassi. Si tratta di un materiale su cui infuriano le polemiche tanto che l’Agenzia per la protezione ambientale Usa ha deciso di eliminarlo dalle pentole entro il 2015.
Teflon sì, Teflon no, perché
Il teflon ha la proprietà di non reagire con altre sostanze (si dice che è una sostanza inerte) come ad esempio con gli alimenti con cui entra in contatto.
Se il tegame resta sul fornello per parecchio tempo vuoto o in assenza di acqua, può accadere che il Teflon raggiunga alte temperature e rilasci il PFOA, l’acido perfluoroottanoico che, secondo alcuni recenti studi, ha effetto tossico sul fegato e danneggia la tiroide.
Chissà se l'aumento notevole di casi di malattie della tiroide e del fegato deriva in parte anche dal frequente e superficiale uso di questo materiale?
Il Teflon comincia a rilasciare questa sostanza intorno ai 200° C, mentre la sua pericolosità aumenta con il crescere delle temperature di utilizzo. Anche senza raggiungere queste temperature, in presenza di graffi e abrasioni del Teflon, la tossina viene rilasciata.
Va però osservato che gli oli e il burro usati normalmente per cucinare cominciano a decomporsi, divenendo anch'essi potenzialmente nocivi, ben prima ai 200° C, temperatura normalmente raggiunta durante la frittura. Quindi il rischio legato all’uso di pentole antiaderenti peggiora quando si frigge o si soffrigge a lungo: perciò il consiglio è quello di usare sempre dell'acqua nella cottura.
Inoltre, indipendentemente dalla temperatura, queste pentole vanno utilizzate con attenzione poiché, se si graffia il fondo, la padella perde la sua caratteristica antiaderente rendendo più facile sia il rilascio di PFOA, sia la carbonizzazione del cibo a contatto con il graffio. Ciò rende più difficile anche la pulizia del tegame. Se si perde la caratteristica antiaderenza si è obbligati ad usare più grassi per la cottura.
Infine c’è da dire che le padelle antiaderenti hanno vita breve anche se sono tenute bene. Un tegame di questo tipo utilizzato con regolarità dura 1-2 anni al massimo e le sue qualità si esauriscono anche prima, qualora per cuocere si impieghino utensili metallici che possono graffiare il fondo e quindi vanificare l'effetto antiaderente.
Come pulirle
Anche la fase del lavaggio è delicata: mai usare pagliette abrasive, che invece si possono usare per le pentole in acciaio. E’ sufficiente quindi lavare la padella antiaderente con acqua e sapone e asciugarla con carta da cucina, oppure riempirla quando è ancora calda con acqua fredda. Quando acqua e panno-carta non bastano più, significa che il Teflon comincia a presentare i primi segni di cedimento e quindi che è giunta l'ora di cambiare la padella.
La ceramica
La nuova tecnologia nelle padelle antiaderenti, in alternativa al Teflon, è il rivestimento ceramico.
Questo materiale non è nuovo per niente, anzi, proviene da una plurimillenaria tradizione: la ceramica infatti è un miscuglio di diversi materiali di origine naturale, quali l'argilla, il feldspato, la sabbia, l'ossido di ferro, l'allumina e il quarzo. Ad esempio, anche la terracotta è un tipo particolare di ceramica. La terracotta, in tutte le tradizioni, dal Giappone alla Sicilia, è sempre stata prodotta ed utilizzata per la sua grande resistenza alle alte temperature. Altra caratteristica interessante della ceramica è la sua resistenza al graffio: non viene scalfita neanche da una punta d'acciaio. Padelle in ceramica hanno passato a pieni voti il nostro esame con vari test in cucina: le abbiamo provate cibi di consistenze diverse, con condimenti disparati, procedimenti e temperature differenti. In ogni caso sono perfette: con pochissimi grassi o liquidi riuscite a ottenere cibi croccanti e ben cotti. Proprio l'utilizzo di minime quantità di acqua o olio permette una minima dispersione delle sostanze nutritive. Queste pentole hanno il pregio di diffondere il calore uniformemente e mantenere la temperatura costante anche abbassando la fiamma (quindi si può risparmiare gas, cuocendo a fuoco basso). Sono l'ideale per cotture croccanti e dorate. La ceramica, di colore bianco, è, sia per composizione chimica che per l'alta resistenza al graffio, un materiale atossico e non poroso. Durante la produzione non vengono utilizzati PTFE o PFOA.
Le sue caratteristiche si possono così riassumere:
- è resistente ai graffi e alle abrasioni;
- non si corrode con gli acidi degli alimenti (cosa che succede all'alluminio, per cui è sconsigliabile cucinare o conservare cibi acidi a contatto dell'alluminio);
- non si scrosta né si deteriora con l'utilizzo;
- si può utilizzare fino a 400°C garantendo un'ottima cottura. Ma è sempre da preferire cucinare a temperature più basse, per non perdere tutte le proprietà nutrizionali degli alimenti e per limitare la formazione di sostanze tossiche (a partire dagli alimenti).
- è facile da lavare, anche in lavastoviglie, e non viene intaccata dai detersivi.
Possibili pic nic sani per bambini dai 3 anni in su
Articolo in prossima uscita su INSIEME, in collaborazione con la giornalista Maria Angela Masino
Alcune possibili soluzioni per i pranzi all'aperto dei vostri bambini (di 4 anni o giù di lì)
In questa stagione, cosa c'è di più bello che fare una gita fuori porta, all'insegna dei giochi all'aperto, della raccolta di piante selvatiche, di visite culturali o passeggiate nei boschi? Perché queste non si trasformino in occasioni per aumentare di peso e per spendere i pochi risparmi, il consiglio del biologo nutrizionista è quello di preparare e portare da casa una merenda che possa soddisfare il palato senza appesantire, adatta soprattutto ai piccini, ma, perché no, anche ai più grandi.
Se è un bambino che ama il dolce
1. Frittata di zucchine (calcolare 1 uovo per ogni bambino + qualche cucchiaio di latte + 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato, 1 zucchina piccola e dolce, già saltata, a dadini)
2. con due panini integrali (o una-due fette di pane casereccio integrale) o 1 coppetta di riso basmati in bianco
3. carote a vapore e fatte a rondelle o una coppetta di bietole o spinaci o di piselli
ALTERNATIVA A 2 E 3: 1 coppetta di riso basmati in bianco cotto con 1 carota e alcune foglie di bietole a pezzettini o con 1 carota e i piselli surgelati (cuociono nello stesso tempo del riso)
4. macedonia con frutta di stagione, succo di arancia + 1 cucchiaio di uvetta sultanina + 1 cucchiaio di pinoli + poco zucchero
o un budino (solo per i più golosi e refrattari alla frutta)
Perché: Le uova sono un’ottima fonte di proteine, utili per la crescita e di grassi monoinsaturi e polinsaturi, indispensabili per la produzione di energia, per la formazione delle membrane cellulari, per il mantenimento di un buon metabolismo. Le zucchine, le carote, le bietole, gli spinaci e i piselli sono una buona fonte di fibra, potassio (tutte), di ferro (soprattutto le bietole e gli spinaci), di vitamina A, C ed E (che ci aiutano a difenderci dai radicali liberi) e di acido folico (soprattutto spinaci, carote e bietole). Naturalmente, da notare è anche il basso contenuto calorico, per cui di questi alimenti i vostri figli potranno mangiare a volontà! I panini integrali forniscono corrette quote di fibra e carboidrati, mentre la macedonia fornisce anche le vitamine. Se è un bambino che non ama la frutta, sarà meglio fargliela apprezzare a merenda, magari in frullato, mentre dopo il pasto difficilmente la accetterà: in quest'occasione, gradirà meglio un budino, che, fatto di zucchero e latte, apporta carboidrati e proteine.
Se è un bambino che ama il salato
1. L’ideale in questo caso è il classico sandwich. Panino integrale 70 g con mozzarella (g.100) oppure fiocchi di latte o ricotta g.150, più pomodoro e origano o basilico e un filo d'olio.
In alternativa, si può pensare ad una bella insalata di riso, in cui mettere: riso, pomodorini ciliegini, olive nere o bianche, a seconda dei gusti, capperi + tonno o mozzarella + uovo sodo.
2. Completare con verdure grigliate, in questo caso si può scegliere tra zucchine o melanzane.
3. Concludere con una banana.
Perché: I cereali integrali trasmettono senso di sazietà, regolano le funzioni intestinali, hanno un basso indice glicemico che non comporta picchi elevati e innalzamenti repentini dell’insulinemia. Lo stesso effetto si può ottenere utilizzando un riso semi-integrale e comunque associando sempre al pasto delle verdure (che apportano fibre e rallentano l'assorbimento degli zuccheri). I cereali integrali inoltre rappresentano una buona fonte di vitamine, soprattutto la B6, essenziale al metabolismo, di acidi grassi essenziali (nel germe del chicco non raffinato), di minerali e fibre.
Se è un bambino che beve poco
1. Centrifugato di frutta: 1 mela o 1 pera, 1 carota, 1 costa di sedano (aggiunto di succo di limone!, sennò si ossida).
2. insalata di trota salmonata (filetto di trota, una patata novella a vapore, prezzemolo, olio e limone)
o insalata di fagiolini e crescenza
o prosciutto crudo e melone: per comodità di utilizzo si può presentare anche a cubetti di melone con “straccetti” di prosciutto, o spiedini di pezzetti di melone avvolti nel prosciutto);
o involtini di prosciutto su carote a vapore a listarelle;
o caprese (pomodoro o pomodori ciliegini + mozzarella.
3. Macedonia di frutta (o spiedini di frutta: melone o ananas, fragola, uva, mela o pera): una bella coppetta piena; poco zucchero, succo di limone o arancia.
Perché: Pesce e formaggi freschi forniscono calcio e vitamina A, il centrifugato di frutta e verdura è un pieno di antiossidanti, mentre la banana e la patata, ricche di acqua, zuccheri e fibre forniscono un apporto energetico immediato che placa il senso di fame (può sostituire il panino, garantendo un apporto maggiore di acqua e potassio).
Nel complesso sono tutti cibi con alta percentuale di acqua; si tratta di un menù completo dal punto di vista del mix proteine e carboidrati.
Il MANGOSTANO, UN TOCCASANA PER LA SALUTE DI TUTTI
Il succo di MANGOSTANO, un potente mix di antiossidanti.
HO DECISO DI PARLARE DI QUESTO PRODOTTO PERCHE' CI CREDO PROFONDAMENTE E LO UTILIZZO COME CONCENTRATO DI BENESSERE
Cito di seguito solo alcuni degli effetti di questo succo:
- Migliora la funzione immunitaria
- Riduce le manifestazioni allergiche (può operare come antistaminico)
- Agisce nella prevenzione dell’arteriosclerosi (promuove la salute dei vasi sanguigni riducendo i danni dei radicali liberi e dei processi infiammatori)
- Può contenere gli effetti e prevenire il morbo di Parkinson (può proteggere i neuroni da danneggiamento)
- Può contenere gli effetti e prevenire il morbo di Alzheimer (può ridurre le reazioni infiammatorie su neuroni danneggiati)
- Può contenere gli effetti e prevenire e promuovere la cura delle ulcere dello stomaco
- Può essere usato per ridurre l'infiammazione alla base del morbo di Crohn
- Può ridurre l’infiammazione intestinale e normalizzare la funzione dell’intestino in caso di colite e colon irritabile
- In caso di Artrite può ridurre infiammazioni artritiche, dolori e danni alle articolazioni
- Può ridurre l'insorgenza di mal di testa ed emicrania
- In caso di Fibromialgia può mitigare dolori muscolari, infiammazioni sistemiche, depressione e ansia
- Salute sportiva: può mitigare dolori e infiammazioni dopo un sovraffaticamento sportivo e lievi ferimenti-
- Nel diabete II in caso di glicemia alta può abbassare lo zucchero del sangue aumentando l’efficacia dell’insulina endogena
- Nei diabetici può contribuire ad evitare danni agli arti dovuti ai radicali liberi
- Può prevenire i danni al DNA da radicali liberi e quindi gli effetti sulle risultanti mutazioni cellulari che possono portare ai tumori
- Può ridurre le infiammazioni potenzialmente cancerogene e quindi evitare o rallentare la crescita di tumori
- Può avere effetti sulla regolarizzazione del Ciclo Mestrual
SI COMPRA ONLINE E SI RICEVE A CASA PROPRIA ENTRO QUALCHE GIORNO
SI UTILIZZA COME UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, NON COME UN COMUNE SUCCO DI FRUTTA
Per ulteriori informazioni sul prodotto, si può consultare il sito:
http://www.mangostanosuccosalute.it/
dove, chiamando il numero che troverete, la bravissima Laura Perinelli sarà perfettamente in grado di spiegarvi modalità di acquisto e di assunzione del succo.
Chi desidera acquistare direttamente il succo, può farlo dal sito:
http://my.xango.it/nutrizionista/
Il Succo XanGo è l’originale, il primo nella sua categoria. Questo succo è infatti realizzato con una purea di frutta dalla formula esclusiva, che abbina il suo sapore sensazionale a una comprovata ricerca scientifica. Il Succo XanGo presenta concentrazioni naturali di fitonutrienti, tra cui xantoni, catechine, flavonoidi e proantocianidini.
Coltivato soprattutto nel Sud-Est asiatico e in altri Paesi tropicali, il frutto della mangostina richiede un trattamento scrupoloso e preciso. Partendo dai raccolti, due volte all'anno, alla formulazione finale del Succo XanGo, ogni processo richiede precisione a livello di esperti. La creazione di una bevanda leader sul mercato è dovuta proprio alla precisione da esperti.
XanGo, LLC garantisce eccellenti standard di qualità, dal frutto delll’albero di mangostina al succo imbottigliato. Il Succo XanGo risponde ai requisiti delle severe norme ISO e supera centinaia di test di qualità prima di essere proposto ai consumatori in tutto il mondo. Iniziamo con aziende qualificate del Sud-Est asiatico, che selezionano i migliori frutti di mangostina. L'esclusiva purea di frutta del Succo XanGo contiene sia la parte centrale del frutto sia la buccia, in cui sono concentrati i potenti xantoni.
FITONUTRIENTI
Derivati dalla parola greca phyto (pianta) e nutriente (un componente di cibo necessario per la normale funzione psicologica), i fitonutrienti – noti anche come fitochimici – sono composti naturali, bioattivi che si trovano nei prodotti della terra. Frutta e ortaggi ricchi di fitonutrienti comprendono mangostina, papaya, spinaci e altro ancora.
La maggior parte dei fitonutrienti si sovrappone e si complementa. Insomma, i fitonutrienti specifici trovati nella frutta e nella verdura lavorano insieme alle altre sostanze nutritive per aiutare a sentirsi bene.
Oltre 900 diversi fitonutrienti sono stati trovati in frutta e ortaggi. La maggior parte di questi è stata recentemente individuata mentre altri fitonutrienti non sono ancora stati scoperti. Questi composti botanici protettivi sono un’area emergente della nutrizione.
L’accurata produzione della purea di mangostina, tutta naturale e realizzata da XanGo con il frutto intero, garantisce l’arricchimento del Succo XanGo® con tutte queste efficaci sostanze. I fitonutrienti più potenti e oggetto di ricerca della mangostina sono gli xantoni.
XANTONI - 7 volte più forti della vitamina C ed E
Tra i potenti fitonutrienti trovati nella buccia della mangostina, gli xantoni restano unici per i loro notevolissimi benefici. Studi scientifici indicano gli xantoni come promotori del benessere.
Gli xantoni nella mangostina
I ricercatori hanno già identificato decine di xantoni biologicamente attivi nel frutto della mangostina. Oggi, i ricercatori stanno soltanto iniziando a scoprire le potenti proprietà scientifiche presenti nel frutto della mangostina.
Cosa sono gli xantoni?
Gli xantoni sono:
una categoria unica di componenti biologicamente attivi, con numerose capacità bioattive.
un gruppo ristretto di polifenoli, biosinteticamente legati ai flavoniodi.
o polifenoli - un gruppo di sostanze chimiche caratterizzate dalla presenza di più gruppi fenolici. I polifenoli determinano il colore di alcune piante.
o flavonoidi - oltre 5000 flavonoidi presenti in natura sono stati individuati in diverse piante. Gli effetti benefici del cibo derivato da queste piante sono spesso attribuiti ai composti flavonoidi, piuttosto che alle sostanze nutritive già note, poiché i flavonoidi mostrano una vasta gamma di effetti biologici.
In termini chimici, un planare di sei molecole di carbonio in un sistema congiunto ad anello, consistente di una struttura molecolare portante e di vari gruppi chimici connessi . La struttura consiste in due anelli di benzene collegati ad un gruppo carbonilico e ossigeno. Ogni anello è collegato in formazione fusa che non permette la rotazione libera in legami carbonio-carbonio. Questa struttura unica, assieme al tipo e alla posizione dei gruppi chimici connessi definisce le funzionalità (proprietà) specifiche degli xantoni.
CATECHINE
Le catechine sono un gruppo particolare di flavonoidi che solitamente si trovano nelle piante, soprattutto del tè. Come i flavonoidi, hanno delle proprietà nutritive.
FLAVONOIDI
I flavonoidi sono dei composti chimici con delle proprietà nutritive che si trovano spesso nelle piante, comprese la frutta e la verdura. Svolgono tante funzioni diverse. Fra i loro ruoli c’è la produzione della pigmentazione gialla o rossa/blu nei fiori e la protezione delle cellule dagli attacchi di microbi e di insetti. L’ ampia distribuzione di flavonoidi e la loro bassa tossicità, in confronto agli altri composti vegetali, permettono agli animali – compresi gli esseri umani – di ingerirne grandi quantità senza rischio.
Ci sono gruppi diversi di flavonoidi, ognuno con un livello diverso di potenza nutrizionale. I flavonoidi sono divisi in vari sottogruppi:
Flavonoli
Flavoni
Flavanoni
Isoflavoni
Catechine
Antocianidi
Calconi
Gli xantoni che si trovano nella mangostina sono parenti dei flavonoidi.
Gli effetti salutistici del succo di MANGOSTANO
CORPO NEL SUO INSIEME
1. Salute fisica generale e benessere
2. Esaurimento
3. Fenomeno dell’invecchiamento (tramite l’azione dei radicali liberi)
4. Funzione immunitaria
5. Sostiene altre vitamine e antiossidanti
6. Allergie (può operare come antistaminico)
CUORE E VASI SANGUIGNI
7. Prevenzione dell’arteriosclerosi (promuove la salute dei vasi sanguigni riducendo i danni dei radicali liberi e dei processi infiammatori)
8. Protezione del muscolo cardiaco
9. Abbassa i valori del colesterolo e dei trigliceridi
10. Ipertensione (può operare da ipotensivo)
CERVELLO E NERVI
11. Morbo di Parkinson (può proteggere i neuroni da danneggiamento)
12. Morbo di Alzheimer (può ridurre le reazioni infiammatorie su neuroni danneggiati)
13. Danni ai nervi (può ridurre i danni causati dai radicali liberi, che si manifestano in particolare
e di frequente con il diabete)
SISTEMA GASTROINTESTINALE
14. Diarrea (può promuovere la salute intestinale e mitigare sia la diarrea sia la stitichezza cronica)
15. Reflusso gastroesofageo (può ridurre la produzione degli acidi gastrici e stabilizzare la mucosa gastrica)
16. Ulcere (può promuovere la cura delle ulcere e impedire un danneggiamento dello stomaco)
17. Morbo di Crohn
18. Colite (può ridurre l’infiammazione intestinale e normalizzare la funzione dell’intestino)
19. Sindrome di intestino irritabile (può contribuire a stabilizzare la funzione dell’intestino ed a normalizzare il trasporto di serotonina nei problemi intestinali dovuti a depressione e ansia)
MUSCOLI E SCHELETRO
20. Artrite e salute delle articolazioni (può ridurre infiammazioni artritiche, dolori e danni alle articolazioni)
21. Mal di testa
22. Emicrania
23. Fibromialgia (pu mitigare dolori muscolari, infiammazioni sistemiche, depressione e ansia)
24. Salute sportiva (pu mitigare dolori e infiammazioni dopo un sovraffaticamento sportivo e lievi ferimenti)
PELLE
25. Dermatite (può essere utilizzato localmente contro eczemi e altre malattie cutanee)
26. Cura di ferite
27. Acne (può agire contro i batteri che di frequente causano l'acne)
INFEZIONI
In test di laboratorio, gli xantoni del mangostano si sono rivelati molto efficaci contro numerosi agenti patogeni d’infezione e malattie connesse, per esempio:
28. Virus e batteri
29. Funghi e parassiti
30. Febbri (causate da infiammazione e infezione)
DIABETE
31. Glicemia alta (nel diabete II può abbassare lo zucchero del sangue aumentando l’efficacia dell’insulina)
32. Danni causati dai radicali liberi (nei diabetici può contribuire ad evitare danni agli arti dovuti ai radicali liberi)
CANCRO
33. Danni al DNA (può contribuire all’impedimento dei danni da radicali liberi e delle risultanti mutazioni cellulari)
34. Crescita di tumori (può ridurre le infiammazioni potenzialmente cancerogene)
OCCHI
35. Glaucoma / cateratta (può impedire i collegamenti trasversali delle proteine causati dal glaucoma)
RENI E VIE URINARIE
36. Malattie renali (pu migliorare la funzione renale)
37. Infezioni vescicolari (pu ridurre le infiammazioni)
SFERA EMOZIONALE
38. Depressione
39. Ansia
DENTI
40. Malattie alle gengive ( in grado di curare le gengive dopo malattia e dopo trattamenti dentali)
SALUTE DELLA DONNA
41. PMS / PMDD
42. Disturbi mestruali
POLMONI E VIE RESPIRATORIE
43. Asma
44. Influenza
LA NUTRIGENOMICA - i geni comandano il metabolismo
Nuove analisi genetiche che permettono al Nutrizionista di personalizzare la dieta
Vi siete mai domandati perché ci sono persone che possono mangiare come e quanto vogliono senza conseguenze sul peso, mentre altre, per quanto riducano i consumi con diete sempre più drastiche, continuano a ingrassare?
Perché su certe persone un certo stile di vita stressante non porta nessuna conseguenza sulla salute, mentre altre se ne ammalano presto?
Senza motivi apparenti, si possono contrarre alcune malattie infiammatorie, croniche e/o degenerative (tumori, infiammazioni intestinali, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, Parkinson, Alzheimer, ecc…) o si diventa intolleranti a determinati alimenti (vedi celiachia, intolleranza al lattosio, sensibilità al Nichel) o si osserva una eccessiva perdita di massa ossea… Ma non si potrà prevedere la probabilità di insorgenza di queste situazioni e quindi, magari, agire sulla prevenzione?
La risposta è si: infatti, queste ed altre condizioni e patologie si possono instaurare se esiste una predisposizione genetica che viene assecondata da scorrette abitudini alimentari.
Oggi è possibile effettuare un check-up genetico che, a partire da un semplice prelievo di saliva, individua la propria eventuale predisposizione a contrarre determinate patologie o condizioni metaboliche.
Sulla base del risultato di quest'analisi, si può ottenere una dieta su misura per la propria genetica, che calibri la qualità e la quantità giornaliera di certi alimenti, necessari al proprio metabolismo.
In tal modo la dieta acquisisce un ulteriore livello di personalizzazione, permettendo di lavorare sulla prevenzione: sono piccole variazioni che, giorno dopo giorno, a lungo termine, possono avere un effetto significativo.
Ecco l'importanza di una dieta nutrigenetica personalizzata: la possibilità di ottenere delle informazioni che aiutano a correggere il proprio stile di vita in base alle proprie necessità.
Questo tipo di analisi si effettua una volta sola nella vita: infatti, il nostro patrimonio genetico è costante dall'infanzia alla vecchiaia. Invece, quello che può cambiare è lo stile di vita, l'ambiente esterno e l'alimentazione: tutti questi elementi interagiscono con la nostra genetica.
In particolare sulla dieta possiamo intervenire con modifiche che saranno utili ed efficaci a lungo termine.
Sono piccoli cambiamenti che, giorno dopo giorno, possono significare molto per la propria salute e forma fisica.
Scoprire di possedere una genetica che predispone ad una patologia ci potrà anche motivare ad effettuare dei controlli medici mirati.
Il dott. Valerio Rizzo, biologo nutrizionista, fornisce questo servizio. I risultati delle analisi nutrigenetiche servono al dott. Rizzo per proporre i cambiamenti di alimentazione più mirati, con il risultato di ottenere la dieta più personalizzata.
Riso integrale contro il diabete
Basta sostituire 50 grammi del normale riso raffinato per ridurre del 16 per cento la probabilità di ammalarsi di diabete
Mi capita spesso di trovarmi a consigliare l'uso di cereali (pane, riso, pasta, farro, orzo) integrali invece dei corrispondenti prodotti raffinati, o bianchi.
A volte si è così abituati alle farine bianche che si incontrano difficoltà a cambiare. Eppure, l'abitudine di raffinare i cereali per renderli bianchi è molto recente e il loro uso porta ad aumento della glicemia, dell'insulinemia e ad un impoverimento qualitativo della dieta.
Anche se noi italiani preferiamo la pasta e il pane, non disprezziamo i risotti, ma facciamo un uso molto saltuario di altri cereali.
Una ricerca dell'università di Harvard ha da poco dimostrato che mangiare riso raffinato cinque volte alla settimana innalza il rischio di diabete di tipo due. Il pericolo invece si riduce se si sceglie il riso integrale due o più volte alla settimana; basta sostituire almeno un terzo della porzione di riso standard con il prodotto integrale per veder calare la probabilità di ammalarsi.
L'effetto è tanto più importante quanto più si sostituisce il prodotto raffinato con quello integrale.
Il motivo starebbe tutto nei processi di raffinazione per arrivare al riso «bianco»: si perdono vitamine, minerali e pure gran parte delle fibre del riso, che sono preziose nel prevenire il diabete perché rallentano la comparsa dei picchi di glucosio nel sangue: il riso integrale infatti comporta un'iperglicemia meno marcata, dopo i pasti.
I benefici dei cereali integrali, riso e non solo, sono infatti molteplici: nell'intestino le fibre favoriscono lo sviluppo dei batteri probiotici, i microrganismi “buoni” che proteggono da quelli patogeni; i probiotici, poi, producono acidi grassi a catena corta con effetti benefici sul metabolismo di grassi e zuccheri che si vedono anche a distanza (i trigliceridi ad esempio calano nel giro di 6-7 ore). Inoltre, il frumento integrale è ricco di un potente antiossidante, l'acido ferulico, che ha un ottimo effetto antinfiammatorio locale e generale.
Una dieta ricca di cereali integrali, frutta e verdura è perciò sicuramente protettiva nei confronti del diabete.
Il nutrizionista consiglia pertanto di aumentare l'uso di cereali integrali, dal riso alla pasta al pane, ma anche di cominciare a fare uso di altri prodotti: avena, farro, miglio, grano saraceno, quinoa, orzo, che hanno l'effetto di arricchire notevolmente di apporti nutrizionali e di gusto la nostra dieta.
Quando si fa uso di prodotti integrali (legumi compresi) conviene acquistare biologico, per evitare di mangiare, insieme agli involucri protettivi di questi alimenti (la crusca, la pellicina dei semi) i prodotti chimici utilizzati nell'agricoltura convenzionale.
Dove si trovano questi prodotti? In certi supermercati ormai c'è il reparto apposito, altrimenti si deve ricorrere ai negozi di alimentazione biologica, mentre, purtroppo, nel negozio sotto casa difficilmente sono reperibili.