Paradossalmente, lo stesso ossigeno che ci permette di sopravvivere, alla lunga è anche responsabile della nostra caducità. Questo è il paradosso: la sopravvivenza degli organismi in ambiente ossigenato è caratterizzata dall'equilibrio complesso tra la formazione di Specie Reattive dell'Ossigeno (ROS, ovvero i cosidetti “radicali liberi”, che sono molecole che si formano a seguito dell'uso dell'ossigeno ma che sono tossiche per le strutture cellulari) e la capacità degli organismi di proteggersi dal pericolo che gli stessi ROS costituiscono per le strutture vitali. Entro un certo limite di produzione di ROS l'organismo si protegge con propri meccanismi anti-ossidanti; oltre un certo limite, si esce dall'equilibrio e si ha “stress ossidativo”, che causa danni a varie strutture cellulari. Anche i problemi della pelle, gli inestetismi vari, le rughe, la cellulite, rientrano tra gli effetti di un eccessivo carico di stress ossidativo. Tutte le condizioni patologiche croniche e degenerative come ipertensione, diabete, morbo di Alzheimer, ipercolesterolemia e i tumori derivano e si accompagnano ad aumento dello stress ossidativo e dell'acidità metabolica. Allo stress ossidativo in particolare viene attribuito un ruolo giustamente significativo nella patogenesi della malattia che accomuna più di tutte gli esseri viventi: nel processo di invecchiamento. Tra le cause e i sintomi dello stress ossidativo: l'eccesso di acidi grassi circolanti, l'accumulo ectopico di lipidi (obesità concentrata a livello addominale, fegato steatosico, accumulo di grasso a livello di altri organi), il danno d'organo, l'ossidazione e l'ostruzione delle pareti del sistema circolatorio. Dunque essere sovrappeso e quindi avere un eccesso di grasso corporeo può avere un effetto ossidante e quindi può produrre dei danni all'organismo che ne rallentano e peggiorano la funzione (può esserci un calo del metabolismo di base), da cui deriva un ulteriore aumento del peso, in un circolo vizioso senza fine. Si tratta di condizioni che vengono spesso “curate” con i farmaci, mentre troppo poca attenzione è rivolta alla prevenzione e alla risoluzione mediante una regolazione delle abitudini alimentari (educazione alimentare o dieta) e dello stile di vita. Curare o guarire ? Ho detto “curate” e non “guarite” intenzionalmente, in quanto esiste una differenza fondamentale tra i due termini. La cura riguarda il placarsi del sintomo, laddove la guarigione significa uscire da uno stato patologico, che è quello che determina il sintomo e altri ancora. Per la guarigione bisogna andare alle basi. Per esempio, se c'è ipertensione, con il diuretico si riduce la pressione, ma con la riduzione dell'eventuale sovrappeso (seguendo la dieta dimagrante appropriata), del consumo di sale e con l'aumento dell'attività motoria si farebbe lo stesso senza effetti collaterali e migliorando anche la salute più in generale. Quindi alimentazione preventiva! L'alimentazione infatti può avere, recuperandolo, quello che già era il suo ruolo centrale nel fornire le sostanze anti-ossidanti che possono in qualche misura contenere gli effetti del tempo (alimentazione anti-aging) e quindi ridurre la probabilità di malattia.