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Sciroppi di glucosio-fruttosio e sovrappeso : [09-10-2009]

Gli zuccheri presenti in bibite gassate, succhi di frutta, merendine, integratori, dolci, sciroppi, panini da fast-food e in un'altra infinità di prodotti alimentari industriali, non sono tutti uguali. Essi differiscono per origine, costo, sapore, effetti metabolici ed effetti sulla psiche del consumatore.

In particolare, quando trovate sulle informazioni nutrizionali, tra gli ingredienti di un prodotto, la presenza di “sciroppo di glucosio-fruttosio”, non comprate quel prodotto.

Questo componente è una trovata dell'industria alimentare per abbattere i costi, aumentare il potere dolcificante e creare dipendenza. Uno degli effetti collaterali dell'uso regolare di questo ingrediente, è la crescita della percentuale di obesità (a livello sociale) e l'aumento di peso (a livello individuale).

Infatti, negli USA, da quando questo tipo di dolcificante è stato messo sul mercato, i casi di obesità si sono moltiplicati e la percentuale è cresciuta a dismisura.

Come avviene ciò?

Uno studio recente, indagando le cause di questo effetto, ha concluso che questa sostanza induce resistenza alla leptina a livello cerebrale. Infatti, aumentando esageratamente i livelli di trigliceridi nel sangue, viene impedito alla leptina di arrivare al cervello, ponendo le basi ai primi passi verso l'obesità.

La leptina infatti è un ormone che gioca un ruolo nell'aiutare il corpo a bilanciare la presa di cibo con la spesa energetica. Quando il meccanismo della leptina non funziona, cioè quando il corpo non risponde più alla leptina che produce, si parla di resistenza alla leptina. Questo fenomeno è associato con aumento di peso e obesità, tanto più se in associazione ad una dieta ricca di grassi e calorie. Altri studi hanno dimostrato come i trigliceridi ostacolino il trasporto della leptina attraverso la barriera emato-encefalica. I ricercatori ipotizzano che l'aumento di trigliceridi prodotto dal fruttosio impedisca alla leptina di raggiungere il cervello. Se la leptina non raggiunge il cervello, questo non manderà il segnale di smettere di mangiare.

Il problema è che un numero crescente di alimenti confezionati presenti sul commercio contiene questo dolcificante. Questi alimenti normalmente sono più graditi al consumatore perchè più dolci; spesso sono in grado di indurre una forma di dipendenza da quel particolare cibo: in questo modo si induce un sovra-consumo di questi particolari alimenti e quindi obesità.

Per non cadere in queste trappole, occorre guardare sempre le etichette, dove sono riportati gli ingredienti degli alimenti in commercio.

 

 

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Il dott. Valerio Rizzo è socio ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica)
N. iscrizione Ordine Nazionale dei Biologi: 057707
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