Molto spesso capita di trovare persone che sono invincibilmente attratte da dolciumi di ogni sorta. C'è chi non riesce a rinunciare a qualcosa di dolce dopo ogni pasto, chi cede continuamente alla tentazione di fare una pausa al bar per procacciarsi un caffè (zuccherato) o anche un cornetto o un pasticcino. E naturalmente esiste il disturbo della bulimia o del binge-eating-disorder. È recentemente stato evidenziato, in uno studio americano sui ratti, come questo comportamento possa essere considerato come una vera e propria dipendenza. Apparentemente, insomma, lo zucchero può causare una forma di dipendenza fisica, con conseguente sindrome di astinenza. Infatti, dei tre elementi che caratterizzano clinicamente la tossico-dipendenza, tutti sono stati osservati a proposito dell'abuso di zucchero. Quando lo zucchero viene negato (come in una dieta restrittiva) agli animali che erano stati abituati a riceverne in grandi dosi, questi, terminato il periodo di restrizione (la dieta), ne consumano molto più di quanto avessero mai fatto in precedenza. Inoltre, durante l’astinenza, i ratti tendono ad abusare anche di alcol, sostanza che prima li lasciava indifferenti. Quando viene assunto lo zucchero, si ha a livello cerebrale un picco di rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che dà un messaggio di “soddisfazione” e appagamento al cervello. I ricercatori concludono che quanto osservato sui ratti possa riguardare anche l'uomo e spiegare i comportamenti di chi è affetto da bulimia o binge-eating disorder. Chi è affetto da dipendenza da zucchero è a rischio di sviluppare insulino-resistenza e difficilmente riuscirà a dimagrire senza avere affrontato, per quello che essa è, la sua dipendenza. Come è stato dimostrato sui ratti in questo studio, privare di zuccheri un organismo comporta facilmente un effetto di disinibizione con assunzione di maggiori quantità nel seguito e inevitabile ritorno indietro del peso. Lo stesso fenomeno si può riscontrare quando ci sottoponiamo a diete restrittive, quelle in cui mancano le più elementari soddisfazioni del palato (si fa una scarsissima colazione, si mangia poco o niente pane, pasta, patate: restrizione calorica soprattutto a carico dei carboidrati): la privazione ci scatena in seguito una fame ancora maggiore. Inevitabilmente la conseguenza è un ritorno indietro del peso corporeo. Insomma, gli zuccheri danno dipendenza, fanno ingrassare e privarsene per un lungo periodo di dieta porta a riprendere il peso perso. La soluzione, in un percorso di dimagrimento, sarebbe quella di risolvere la dipendenza imparando a dominare il bisogno di zuccheri ma senza privarsene del tutto. Solo così si può imparare a mangiare e dimagrire con gradualità senza riprendere il peso.